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Viaggio nell’Isotta Fraschini di Saronno, da fabbrica abbandonata al sogno della “città dei beni comuni”

Insieme al proprietario dell'area, Beppe Gorla, tra opere d'arte sui muri dei capannoni, sogni e progetti di trasformazione dell'immenso spazio di 120 mila metri quadrati ad un passo dal centro di Saronno

Entrare negli spazi della ex Isotta Fraschini di Saronno insieme a Giuseppe Gorla è un’esperienza che va fatta.

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Il 62enne ex manager di alto livello nel settore dell’innovazione tecnologica ha comprato all’asta i 120 mila metri quadrati dove sorgeva una delle industrie più prestigiose del panorama italiano, una vera icona che tra la fine dell’Ottocento e fino alla prima metà del secolo scorso è stata tra i principali ambasciatori dell’Italian Style in tutto il mondo.

Insieme all’avvocato Angelo Proserpio, presidente della Società Storica Saronnese, ha fondato la Saronno – Città dei Beni Comuni, una srl che si sta facendo carico dei lavori preliminari a quello che sarà di questa immensa area nel cuore della città. Gli abbattimenti dei capannoni messi peggio sono cominciati nelle scorse settimane e piano piano verrà completata l’opera di pulizia, per poi arrivare al compimento della visione di Gorla e Proserpio, cioè quella di restituire l’area a Saronno, rendendola appunto un bene comune, uno spazio per la comunità, per i cittadini e per la città.

Dietro il cancello di via Milano 7, da troppi anni chiuso, c’è un’ampia parte di verde, circa la metà, ed un’altra costruita, con capannoni, manufatti e cantine riempiti negli ultimi anni da opere d’arte realizzate da writers che si sono sbizzarriti per colorare i muri della fabbrica con disegni evocativi di vario tipo, decisamente di impatto oltre che molto belli. Alcuni resteranno, altri verranno abbattuti insieme alle strutture all’interno delle quali sono stati realizzati, ma il tocco d’arte non sparirà. Infatti uno dei progetti su cui i proprietari stanno lavorando coinvolge l’Accademia di Brera di Milano, che qui dovrebbe portare un museo di arte contemporanea e sperimentale, dove gli artisti potranno vivere e realizzare opere, oltre che spazi per la formazione e l’insegnamento che porteranno a Saronno migliaia di studenti e professori che faranno vivere questa parte di città.

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Tra i progetti c’è quello del grande parco e anche di un giardino botanico, innestato sul verde esistente, in un’opera di recupero ambientale di valore: all’interno sono infatti cresciuti alberi dall’alto fusto, nati prima dell’abbandono dell’area e cresciuti negli ultimi 40 anni fino a creare un vero e proprio bosco nel cuore di Saronno. E ancora, l’idea della piazza civica all’interno di uno degli hangar centrali, affacciato sulla ciminiera che dal 1880 delinea lo skyline saronnese e che una benna criminale ha ferito minacciandone la sopravvivenza.

Un progetto ambizioso, visionario, ricco di suggestioni e affidato alla matita e all’immaginazione di un architetto altrettanto ambizioso ed esperto di rigenerazione di spazi industriali dismessi come Cino Zucchi. Nelle parole di Gorla e Proserpio si coglie la passione per questo enorme gigante addormentato che riposa nel cuore di Saronno, a due passi dal centro e connesso alla stazione da un lato e la periferia dall’altra, verso quel Quartiere Matteotti che nei progetti della Saronno – Città dei Beni Comuni dovrà essere collegato al resto della città e non essere più un’appendice dimenticata e lontana.

Ci sarà anche una parte residenziale pensata per gli studenti e per le famiglie, oltre al trasferimento del Museo delle Industrie e del Lavoro Saronnese e un Museo Isotta Fraschini, che troveranno casa all’interno degli spazi della ex industria: gli operai ormai in pensione stanno raccogliendo, oltre al materiale lasciato nei vari edifici, anche i mattoni dei capannoni abbattuti, da riutilizzare per la realizzazione del nuovo Mils. In più, c’è la volontà di collegare l’ex Isotta alla scuola Bernardino Luini, istituto a ridosso della stazione al centro dei progetti di riqualificazione presentati dal piano Fili promosso da Regione Lombardia e Trenord (con cui è aperta una riflessione per mettere in comune idee e progetti), insieme alla rete di piste ciclabili che proprio nella ex Isotta Fraschini avranno il loro nucleo fondante.

Tanti progetti, insomma, per un piano costruito mattone dopo mattone, con la massima trasparenza (tutti i passaggi sono pubblicati sui canali di Vivaio Saronno, dalle bonifiche ai carotaggi fino al censimento arboreo) in costante evoluzione che vedrà nelle prossime settimane la presentazione del masterplan definitivo, con la speranza che non subentrino ostacoli che minino la realizzazione di uno dei piani più interessanti a livello nazionale e internazionale.

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