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Lomazzo, crisi Henkel: l’azienda conferma la volontà di chiudere

La Regione conferma la disponibilità a salvaguardare i lavoratori

Henkel Lomazzo

«Regione Lombardia si è messa a disposizione con tutti gli strumenti possibili affinchè verificasse un cambio di rotta da parte della Henkel sia in merito alla decisione di chiudere il sito produttivo di Lomazzo, sia per quanto riguarda le tempistiche. Purtroppo l’azienda ha confermato la volontà già espressa in questa giorni. Da parte di Regione c’è grande preoccupazione per la situazione di tutti i lavoratori e delle loro famiglie. Gli assessorati regionali coinvolti hanno dato disponibilità nel caso in cui l’azienda mutasse la propria decisione e, laddove questo non dovesse realizzarsi, si sono detti disponibili ad accompagnare un potenziale investitore al fine di ricollocare tutti gli attuali lavoratori e dare continuità al sito produttivo di Lomazzo».

Questa la nota di Regione Lombardia al termine della riunione con i rappresentanti di Henkel a cui hanno partecipato l’assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, e il sottosegretario alla Presidenza, Fabrizio Turba.

Hanno partecipato all’incontro anche funzionari della struttura degli assessorati Sviluppo economico e Formazione e Lavoro, i rappresentanti di Finlombarda e la struttura attrattività di Regione.

Intanto i vertici della Henkel stanno convocando i dipendenti dello stabilimento di Lomazzo per effettuare le visite mediche previste al termine del rapporto di lavoro. Dopo l’ultima mossa dei proprietari tedeschi, sindacati e lavoratori hanno subito fatto scattare due ore di sciopero.

Duro il commento di Raffaele Erba, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle: «Concordiamo con sindacati e lavoratori che è stata un grave mancanza di rispetto nei loro confronti e anche delle istituzioni che proprio questo pomeriggio sono riunito al tavolo tecnico in Assessorato regionale percercare di trovare un’alternativa alla chiusura del sito di Lomazzo – commenta Erba -. Il comportamento della proprietà delle multinazionale tedesca è inaccettabile per un’azienda che fino a poco tempo fa faceva della responsabilità sociale d’impresa una sua bandiera. Queste azioni improvvise e sconsiderate potrebbero rivelarsi controproducenti per la stessa azienda perché il mercato italiano sta diventando sempre più sensibile al mancato rispetto di determinate regole di correttezza. Quando i consumatori associano il marchio di un’azienda spietata ai loro prodotti messi in commercio, si scatena un effetto boomerang nocivo per la stessa azienda produttrice. Spero non si debba arrivare ad utilizzare tale strumento come leva per tutelare i lavoratori».

Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere regionale, Angelo Orsenigo, che per primo ha richiesto la convocazione in commissione dei vertici tedeschi Henkel, dopo l’ incontro tra i rappresentanti dall’azienda, l’assessore regionale Guidesi e il Sottosegretario Turba.

«Davanti all’intenzione, rinnovata oggi, da parte di Henkel di voler chiudere lo stabilimento di Lomazzo non possiamo arrenderci – il commento di Orsenigo -. Purtroppo l’interlocuzione tra Regione Lombardia e i vertici italiani dell’azienda non ha portato a una soluzione positiva della situazione che vede 150 lavoratori a rischio. L’obiettivo che dobbiamo porci ora è portare i dirigenti tedeschi della multinazionale in commissione attività produttive di Regione Lombardia per trovare un’intesa e salvare l’impianto di Lomazzo. In caso contrario lavoriamo perché sia la commissione attività produttive a incontrare l’azienda proprio nella sua sede centrale a Dusseldorf».

«Proprio oggi, inoltre, sappiamo dalle parti sociali che l’azienda ha convocato i dipendenti per una visita medica necessaria per la chiusura della cartella medica e la terminazione del rapporto di lavoro – prosegue Orsenigo -. Un gesto irrispettoso in un momento di trattative sindacali e tavoli aperti con le istituzioni. Henkel non è in crisi e in passato ha ottenuto un generoso supporto da parte dello Stato: per questo è impensabile accettare con rassegnazione la chiusura. La politica lavori in maniera unita perché in un modo o nell’altro si apra un dialogo costruttivo con vertici aziendali tedeschi a Milano o a Dusseldorf».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 Marzo 2021
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