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Da Varese al Verbano, Arcisate, Gazzada e Tradate: l’Ottobre Rosa porta la Breast Unit più vicino alle donne

La Breast Unit diretta dalla professoressa Rovera porta sul territorio competenze cliniche, ricerca e percorsi di umanizzazione. Quattro giornate saranno dedicate a studentesse, docenti e dipendenti dell’Università dell’Insubria

asst sette laghi

Un programma che parte dalla prevenzione ma prova ad andare oltre il semplice calendario di visite e iniziative. Per il mese rosa della prevenzione sui tumori femminili, l’azienda ospedaliera Sette Laghi ha predisposto un ricco programma di iniziative che mette insieme diagnosi precoce, innovazione clinica, ricerca, umanizzazione delle cure e presenza sul territorio, con una presa in carico che riguarda non soltanto la donna ma anche la sua famiglia e i caregiver. Un modello che quest’anno si allarga ulteriormente grazie al coinvolgimento delle Case di Comunità, dell’Università dell’Insubria e delle associazioni del terzo settore.

L’Ottobre Rosa è il mese simbolo della prevenzione e della sensibilizzazione nei confronti dei tumori femminili, con una particolare attenzione al tumore della mammella. Ma il messaggio che arriva da ASST Sette Laghi è che la prevenzione non può esaurirsi in trentuno giorni: ottobre deve diventare un’occasione per rafforzare abitudini e percorsi che proseguano durante tutto l’anno.

«L’Ottobre Rosa è diventato un appuntamento atteso dal territorio e dalla comunità – Giuseppe Calicchio, direttore sociosanitario di ASST Sette Laghi -. È un momento di promozione culturale ma anche un’occasione per portare le eccellenze cliniche dell’ospedale più vicino ai bisogni delle persone».

La prevenzione resta il primo passo

Il punto di partenza resta la diagnosi precoce. Intercettare un tumore della mammella in una fase iniziale significa aumentare le possibilità di trattamento e migliorare le prospettive di cura.

Ma negli ultimi anni, spiega la professoressa Francesca Rovera, direttrice della Breast Unit di ASST Sette Laghi e presidente della Scuola di Medicina dell’Università dell’Insubria, la ricerca sta modificando rapidamente anche il modo in cui diagnosi e terapie vengono affrontate nella pratica quotidiana.

«Negli ultimi anni la ricerca in senologia sta correndo molto velocemente e vediamo cambiamenti concreti nella quotidianità – Francesca Rovera -. Solo nell’ultimo anno ci sono stati importanti progressi sia dal punto di vista diagnostico sia dal punto di vista terapeutico».

Intelligenza artificiale a supporto dello screening

Una delle novità riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella lettura dello screening mammografico. Il sistema non sostituisce i due radiologi che normalmente valutano le immagini, ma aggiunge un ulteriore livello di supporto alla lettura.

«Lo screening non viene modificato nelle sue basi fondamentali – spiega la professoressa Rovera -. Restano i due radiologi che leggono la mammografia, mentre l’intelligenza artificiale offre un ulteriore approfondimento, una sorta di terza opinione». Il software è entrato nell’attività clinica di ASST Sette Laghi grazie anche al contributo del terzo settore.

La prospettiva resta però quella di uno strumento al servizio del professionista. La direttrice della Breast Unit sottolinea che la tecnologia può rappresentare un aiuto importante, ma non sostituisce la relazione tra medico e paziente.

Farmaci sempre più mirati e cure personalizzate

L’altro grande fronte riguarda le terapie. Una conoscenza sempre più approfondita della biologia dei tumori permette oggi di utilizzare farmaci capaci di colpire caratteristiche specifiche delle cellule tumorali.

Il concetto di personalizzazione della cura diventa quindi sempre più concreto: pazienti con tumori apparentemente simili per dimensioni possono ricevere trattamenti differenti perché differente è la biologia della malattia.

«Oggi conosciamo sempre meglio le caratteristiche delle cellule che formano i tumori della mammella – racconta la senologa -. Sono stati introdotti nuovi farmaci, anticorpi monoclonali e immunoterapie che consentono di rendere il trattamento sempre più mirato».

Resta centrale la diagnosi precoce, ma a questa si affianca una capacità terapeutica che negli ultimi anni ha fatto passi avanti molto significativi.

Curare il tumore, accompagnare la persona

L’altra parola chiave dell’Ottobre Rosa della Sette Laghi è presa in carico. Non basta occuparsi della malattia: occorre conoscere la persona che la sta affrontando, il suo vissuto, la famiglia e il contesto nel quale è inserita.

È qui che il modello della Breast Unit mostra tutta la sua importanza. La gestione della paziente non viene affidata a un singolo professionista, ma a un’équipe multidisciplinare che mette insieme competenze chirurgiche, oncologiche, radiologiche, psicologiche e assistenziali.

«La malattia è biologica e va conosciuta, ma la persona è umana e va altrettanto conosciuta – sottolinea la Presidente della scuola di Medicina dell’Insubria -. Dietro ogni paziente ci sono una storia, un vissuto, una famiglia e un contesto».

Un principio che entra anche nella formazione dei futuri medici dell’Università dell’Insubria, dove alla preparazione tecnica si affianca l’attenzione alla comunicazione e alla relazione medico-paziente.

Anche la famiglia entra nel percorso di cura

Adele Patrini, presidente di C.A.O.S. e delegata FAVO in Lombardia, richiama in particolare il ruolo della famiglia e del caregiver. Il percorso oncologico, infatti, non coinvolge mai soltanto chi riceve la diagnosi.

«La paziente deve restare al centro del percorso terapeutico, ma non al centro da sola. Accanto a lei ci sono familiari e caregiver, che fanno parte di questo cammino e che a loro volta hanno bisogno di essere ascoltati e accompagnati».

È su questa impostazione che si costruiscono anche i percorsi di umanizzazione: mindfulness, yoga, attività psiconutrizionali, sostegno psicologico e altre iniziative che puntano a lavorare sul benessere complessivo della persona.

Il terzo settore diventa così parte integrante di una rete nella quale professionisti, associazioni e cittadini collaborano, con l’obiettivo di rendere il percorso di cura meno isolante e più vicino alla vita quotidiana.

L’Ottobre Rosa esce dall’ospedale

La principale novità organizzativa di quest’anno riguarda però il territorio. Il direttore sociosanitario Giuseppe Calicchio ha costruito un programma che coinvolge tutte le Case di Comunità dell’ASST Sette Laghi, comprese quelle inaugurate più recentemente.

Gli appuntamenti si distribuiranno lungo tutto l’asse del Verbano e nel resto del territorio: Luino, Laveno Mombello, Angera, Sesto Calende, Gazzada, Varese, Malnate, Tradate e Arcisate saranno i punti di riferimento della campagna.

«Siamo riusciti ad attivare tutte le nostre Case di Comunità – spiega il DSS -. L’obiettivo è fare in modo che questi luoghi diventino sempre di più punti di riferimento stabili per la prevenzione, dentro un dialogo continuo tra eccellenza clinica e territorio».

Accanto ad ASST saranno presenti numerose realtà del terzo settore, tra cui C.A.O.S., FAVO, Europa Donna, Varese per l’Oncologia, LILT Varese, ANDOS Varese, ANDOS Ispra e AMOR. La loro presenza avrà anche una funzione di accoglienza, importante soprattutto nei momenti in cui visita e attesa possono generare tensione e preoccupazione.

Quattro giornate dedicate anche all’Università dell’Insubria

Un altro tassello riguarda il rapporto con l’Università dell’Insubria. Il 29 e 30 ottobre e il 12 e 13 novembre, negli spazi del consultorio familiare di via Ottorino Rossi, saranno organizzate quattro giornate rivolte alla popolazione femminile dell’ateneo.

Le attività comprenderanno prevenzione HPV, Pap test, vaccinazioni, prevenzione senologica e consulenza genetica. L’iniziativa sarà aperta a docenti, dipendenti e anche alle studentesse e avrà accesso libero.

Un modo, secondo Calicchio, per rendere ancora più evidente il legame tra assistenza, università e ricerca e per fare della prevenzione un’abitudine che esca dall’ospedale e incontri le persone nei luoghi della loro vita quotidiana.

L’idea di fondo è quindi quella di un Ottobre Rosa diffuso, nel quale l’ospedale non rappresenti più l’unico punto di riferimento, ma diventi uno dei nodi di una rete più ampia. Una rete che mette insieme tecnologia, ricerca, professionalità sanitarie, comunità, volontariato e famiglie con un obiettivo comune: intercettare prima la malattia, curarla meglio e non lasciare mai sola la donna che la affronta.

Ottobre Rosa Asst Sette Laghi_2026

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Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it
Sono una redattrice anziana, protagonista della grande crescita di questa testata. La nostra forza sono i lettori a cui chiediamo un patto di alleanza per continuare a crescere insieme.
Pubblicato il 01 Ottobre 2026
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