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A 50 anni dal disastro dell’Icmesa, Seveso abbraccia Mattarella nel segno della rinascita e della speranza

A cinquant'anni dalla fuga di diossina del 10 luglio 1976, il Capo dello Stato è intervenuto alla cerimonia iniziata al Bosco delle Querce. Lo ha accolto una comunità unita nel ricordo e nella forza del riscatto ambientale e sociale

Seveso - La cerimonia per i 50 dalla tragedia dell'Icmesa

Un grande e caloroso abbraccio ha accolto questa mattina a Seveso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto alla cerimonia ufficiale per i 50 anni del disastro industriale dell’Icmesa, che colpì la cittadina brianzola il 10 luglio 1976. Il Capo dello Stato è arrivato puntuale al Bosco delle Querce, la vasta area verde che oggi sorge proprio sui luoghi che più furono devastati dalla drammatica fuga di diossina dall’industria chimica, e che oggi rappresenta il simbolo vivo della rinascita di un’intera comunità.

Il messaggio dei ragazzi

A dare il benvenuto al Presidente è stato un emozionante flash mob che ha visto protagonisti i ragazzi e i bambini della compagnia Teatro Contatto di Seveso che hanno messo in scena una performance artistica dedicata alla memoria e alla rinascita. Successivamente, dopo il saluto istituzionale della sindaca Alessia Borroni e di Roberto Battaglio, vicedirettore di Ersaf Lombardia, l’ente che ha curato con dedizione il recupero ambientale dell’area e la nascita stessa del Bosco delle Querce, la cerimonia si è spostata all’interno della tensostruttura.

Qui, ad attendere il Presidente Mattarella, erano presenti le massime autorità civili e militari, tra le quali il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il prefetto di Monza Brianza Enrico Roccatagliata, il presidente della Provincia di Monza Brianza Luca Santambrogio insieme a numerosi sindaci e amministratori del territorio e a tanti cittadini. Ad aprire ufficialmente la celebrazione è stata l’esecuzione dell’Inno d’Italia, affidata alle bande cittadine e al coro degli Alpini.

Una comunità che ha costruito speranza

La parola è passata quindi alla sindaca, che ha tenuto un discorso profondo e commovente. Nella ricostruzione di quei giorni drammatici, accanto al ricordo delle sofferenze e della fatica, la prima cittadina ha voluto soprattutto sottolineare la straordinaria forza con cui la comunità sevesina seppe reagire al disastro.

“Seveso 50 anni dopo: siamo contagiosi sì, ma di vita”, commuove il discorso della sindaca Alessia Borroni

 

Fontana: “Da Seveso leggi importanti e una nuova consapevolezza”

Anche il governatore Fontana, nel suo intervento, ha voluto rimarcare quanto di positivo si sia saputo ricavare e costruire a partire da quel tragico incidente. Il 10 luglio 1976, ha ricordato Attilio Fontana, è una data entrata nella storia della Brianza, della Lombardia, dell’Italia e dell’Europa.

«Il disastro di Seveso segnò profondamente la vita delle persone, la salute, l’ambiente e il rapporto tra cittadini, istituzioni e attività produttive.
Da quella tragedia nacque una nuova consapevolezza: tutelare l’ambiente significa proteggere le persone e la qualità della loro vita».

Fontana ha ricordato il ruolo di Giuseppe Guzzetti (allora alla guida della Giunta regionale e oggi presente alal cerimonia) nella gestione delle conseguenze sanitarie e ambientali, nella bonifica e nella ricostruzione della fiducia: «La direttiva Seveso del 1982 introdusse un approccio fondato sulla prevenzione dei rischi, sulla pianificazione, sui controlli e sull’informazione alla popolazione».

Il presidente ha sottolineato il valore del Bosco delle Querce, riconosciuto dalla Commissione europea con il Marchio del patrimonio europeo: «Quel luogo rappresenta oggi il simbolo della rinascita del territorio e della capacità della Brianza di unire sviluppo industriale e tutela ambientale. Perché la competitività non si misura solo nella produzione di ricchezza, ma anche nella prevenzione, nella salute e nella rigenerazione dell’ambiente. La sostenibilità deve tenere insieme responsabilità ambientale, giustizia sociale e sviluppo economico, attraverso la collaborazione tra pubblico e privato. Commemorare Seveso significa  rinnovare il patto tra istituzioni, cittadini, imprese e territorio, trasformando la memoria in un futuro più sicuro, giusto e umano».

Storia e testimonianza

La cerimonia è proseguita con l’intensa e toccante ricostruzione dell’incidente dell’Icmesa in forma di narrazione teatrale intitolata “Seveso e il Bosco delle Querce. Dove il passato incontro il presente, con lo sguardo verso il futuro” scritta e interpretata da Beatrice Marzorati e Davide Scaccianoce, due attori sevesini di Equivochi Tribù Creativa, accompagnati dalla musica dal vivo di Ovidio Pratissoli e inframezzata dalle testimonianze dirette di due cittadini di Seveso che ricordano, attraverso il loro vissuto, il 10 luglio di cinquant’anni fa: Giuliana Zorzi e Giuseppe Cassina. Sullo schermo gigante intense immagini e foto storiche dell’epoca fornite da Rai Teche, Fondazione Corriere della Sera e Archivio Famiglia Volpi.

Seveso - La cerimonia per i 50 dalla tragedia dell'Icmesa
Giuliana Zorzi

L’intervento del Presidente Mattarella

A concludere l’ intensa mattinata è stato il lungo e atteso discorso di Sergio Mattarella, che ha seguito l’intera cerimonia con profonda attenzione e partecipazione. Un quarto d’ora abbondante in cui ha ricordato quello che ha definito «uno degli eventi più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare» e i suoi protagonisti.

«La nube tossica sconvolse Seveso, Meda, Cesano Maderno, Desio e l’intera Brianza, lasciando traumi, sofferenze e paure impossibili da cancellare. Nessuno dei testimoni diretti potrà mai dimenticare il trauma, le sofferenze e l’angoscia», ha sottolineato il presidente della Repubblica.

Mattarella ha rivolto il pensiero alle vittime, ai malati, ai quasi duecento bambini colpiti da gravi patologie della pelle e alle donne che vissero gravidanze a rischio. Ha ricordato anche chi perse la casa, il lavoro, gli animali allevati o dovette abbandonare attività costruite con anni di impegno e sacrifici.

Il capo dello Stato ha ringraziato «le donne e gli uomini della solidarietà», dai vigili del fuoco ai medici e agli operatori sanitari intervenuti nell’emergenza. Un riconoscimento particolare è andato all’operaio Carlo Galante, protagonista di «un’azione di vero eroismo» che contribuì a limitare la fuoriuscita della sostanza tossica.

Dura nelle parole di Mattarella la condanna dei vertici aziendali, segnati da «un’intollerabile irresponsabilità» e da un «imperdonabile ritardo» nel comunicare la presenza della diossina. Quel silenzio, ha osservato Mattarella, divenne esso stesso causa del protrarsi dell’esposizione di persone e animali alla contaminazione.

Seveso rappresentò però anche «un punto di svolta nella coscienza italiana ed europea per la cultura della sicurezza e della prevenzione. Le direttive europee nate dopo il disastro introdussero norme più severe, piani di emergenza, controlli e un maggiore coordinamento tra istituzioni e Stati».

«Il progresso tecnologico deve essere al servizio dell’uomo e delle comunità», ha ribadito il presidente, respingendo ogni scambio tra vantaggi economici e costi umani.

Mattarella ha voluto chiudere la mattinata con parole di speranza: «Il Bosco delle Querce è oggi il simbolo della rinascita. Il futuro è stato riconquistato, le piante e gli animali sono tornati a vivere accanto alle persone. Con l’impegno di tutti hanno vinto la speranza e la vita».

Seveso - La cerimonia per i 50 dalla tragedia dell'Icmesa

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Pubblicato il 10 Luglio 2026
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