Saronno, dopo Reverie città e politica si dividono: una nuova idea di offerta culturale o evento poco popolare?
Il bilancio della tre giorni apre il dibattito anche politico sul ruolo degli eventi a Saronno: per la maggioranza un investimento culturale da consolidare nel tempo, per l'opposizione una proposta distante dalle esigenze di una parte della città
Commenti entusiasti di chi ha partecipato e mugugni di chi avrebbe voluto una proposta più “popolare”. Soddisfazione per la qualità della proposta artistica e critiche per una partecipazione che non ha retto il confronto con le “notti bianche” del passato.
La prima serata del festiva Reverie è iniziata un po’ in salita, ma si è poi animata progressivamente di pubblico, e la partecipazione è aumentata soprattutto venerdì e nella serata conclusiva di sabato. Ma già dalle prime ore dell’evento, giovedì sera, sui social della città di Saronno si è acceso il dibattito sulla nuova proposta che la Giunta Pagani ha portato in città, prima edizione di una manifestazione che l’amministrazione vuole trasformare in uno degli appuntamenti capaci di caratterizzare l’offerta culturale di Saronno.
Una novità che ha diviso la città. Da una parte l’apprezzamento delle persone che hanno assistito agli spettacoli e si sono lasciate coinvolgere da acrobazie, musica, giocoleria e teatro di strada; dall’altra le critiche di chi avrebbe preferito una proposta più “pop”, richiamando il modello della Notte Bianca (che comunque si farà il 12 settembre).
Le diverse letture della manifestazione emergono negli interventi dell’assessora alla Cultura Maria Cornelia Proserpio e di Tu@ Saronno e del capogruppo di Forza Italia Lorenzo Azzi. Due posizioni che partono dallo stesso evento, ma arrivano a conclusioni molto differenti sul risultato e sulla visione culturale della città.
Proseprio: “Un’edizione zero dalla quale ripartire”
Maria Cornelia Proserpio definisce Rêverie un’“edizione zero”, riconoscendo apertamente che diversi aspetti potranno essere migliorati. Nel suo bilancio pubblicato sui social, l’assessora non esclude la necessità di lavorare sull’organizzazione, sulla scelta degli spettacoli, sulla capacità di attirare più pubblico e sul coinvolgimento dei commercianti.
Il giudizio complessivo resta però positivo. Proserpio rivendica soprattutto le immagini di bambini e famiglie coinvolti negli spettacoli, degli adulti alle prese con bolle di sapone, nasi rossi e marionette e dei commercianti che hanno deciso di partecipare all’esperimento.
Per l’assessora, il festival rappresenta un primo passo verso una Saronno «viva, curiosa e capace di essere un punto di riferimento». Una strada che l’amministrazione considera corretta, pur con gli aggiustamenti necessari dopo la prima esperienza.
Tu@ Saronno: “La cultura è arrivata nelle strade e nelle piazze”
Anche la riflessione della lista civica Tu@ Saronno, parte dalle reazioni del pubblico e in particolare dallo stupore dei bambini e dai sorrisi di chi si è fermato davanti a uno spettacolo inatteso.
La lettura è quella di una manifestazione che ha proposto qualcosa di nuovo, davanti al quale non tutta la città era necessariamente pronta. Un elemento che non rappresenta un fallimento, ma una conseguenza naturale del carattere sperimentale dell’iniziativa.
Tu@ Saronno promuove il festival Reverie: “Tre giorni di stupore e leggerezza”
Azzi: “Gli eventi non sostituiscono una politica per la città”
Di segno opposto il giudizio di Lorenzo Azzi, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale. Il consigliere di opposizione riconosce la professionalità degli artisti, ma contesta la partecipazione registrata e mette in discussione la strategia complessiva della Giunta.
«Ben vengano gli eventi, ma non possono diventare il sostituto di una vera politica per la città»
Due idee diverse di cultura e partecipazione
Il confronto su Reverie va oltre il risultato della singola manifestazione. Per la maggioranza, il festival è un investimento culturale da far crescere nel tempo, correggendo gli errori della prima edizione e costruendo gradualmente un nuovo rapporto tra spettacolo e spazi urbani.
Per l’opposizione, invece, l’esperimento conferma la distanza tra le scelte dell’amministrazione e una parte della città, che chiederebbe iniziative più popolari e un maggiore coinvolgimento del tessuto commerciale.
Al centro del dibattito resta la domanda su quale debba essere il ruolo degli eventi nella vita cittadina: occasioni capaci di sperimentare nuovi linguaggi e costruire nel tempo un’identità culturale, oppure strumenti che devono prima di tutto garantire partecipazione immediata e ricadute concrete sul centro e sulle attività.
Reverie ha probabilmente mostrato entrambe le facce. Una partecipazione cresciuta con il passare delle giornate, l’apprezzamento di chi ha seguito gli spettacoli e di diversi commercianti, le critiche di chi si aspettava una proposta differente. Un bilancio ancora aperto, che accompagnerà il lavoro verso la seconda edizione.
(foto di apertura dalla pagina Instagram di Reverie)
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