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Vertenza Electrolux, Usb: “Prendiamo atto del cambio di tono dell’azienda ma non ci fidiamo”

Dopo il confronto al Ministero delle Imprese l'Unione Sindacale di Base chiede il ritiro del piano della multinazionale e l'avvio di una politica industriale per il settore degli elettrodomestici

Solaro - Sciopero alla Electrolux maggio 2026

La crisi Electrolux continua a tenere con il fiato sospeso migliaia di lavoratori, compresi quelli dello stabilimento di Solaro, e dopo il tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy arriva la presa di posizione dell’Unione Sindacale di Base (Usb), che chiede il ritiro del piano presentato dalla multinazionale e l’apertura di una discussione su un progetto industriale alternativo.

L’incontro al Mimit si è svolto alla presenza del ministro Adolfo Urso, delle Regioni, dei Comuni interessati e delle organizzazioni sindacali, dopo l’annuncio del piano di riorganizzazione che prevede oltre 1.700 esuberi a livello nazionale e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi.

“Il piano resta irricevibile”

Secondo quanto riferito da Usb, il ministro ha ribadito la posizione già espressa nelle scorse settimane, definendo il piano dell’azienda «irricevibile e inaccettabile» e chiedendo a Electrolux di non procedere con iniziative unilaterali.

Nel corso del confronto il Governo ha inoltre illustrato le iniziative promosse in sede europea per sostenere il settore degli elettrodomestici, alle prese con una forte concorrenza internazionale e con il peso crescente dei costi energetici e produttivi.

“L’azienda cambia tono, ma non ci fidiamo”

Per il sindacato un elemento nuovo è rappresentato dall’atteggiamento mostrato da Electrolux durante il tavolo. L’amministratore delegato avrebbe infatti manifestato una disponibilità a proseguire il confronto per individuare soluzioni alternative rispetto al piano iniziale.

Una disponibilità che però non convince Usb.

«Non ci fidiamo» scrive il sindacato in una nota, ricordando come negli anni passati l’azienda abbia già avviato processi di riorganizzazione e riduzione degli organici presentati come necessari per salvaguardare il futuro del gruppo.

“La crisi non può essere pagata dai lavoratori”

La posizione di Usb resta netta: qualsiasi confronto deve partire dall’eliminazione dal tavolo di esuberi e chiusure.

Per il sindacato la vertenza Electrolux non può essere affrontata come una normale trattativa aziendale ma deve diventare il punto di partenza per una riflessione più ampia sul futuro del comparto degli elettrodomestici in Italia.

Tra le richieste avanzate figurano una politica industriale nazionale per il settore, investimenti in ricerca e innovazione, tutela dell’indotto e vincoli occupazionali per le aziende che beneficiano di eventuali sostegni pubblici.

Verso nuovi tavoli di confronto

Dal confronto al ministero è emersa la disponibilità del Governo ad aprire un percorso articolato di tavoli tecnici e politici già a partire dalla prossima settimana.

Per Usb, però, il confronto dovrà avere un obiettivo preciso: costruire un’alternativa al piano industriale presentato dalla multinazionale e non limitarsi a gestire la riduzione dell’occupazione.

«Nessuna chiusura, nessun esubero, nessuna azione unilaterale» è la linea ribadita dal sindacato, che chiede una regia pubblica forte per affrontare una crisi considerata strategica per il futuro dell’industria italiana.

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Pubblicato il 15 Giugno 2026
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