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Coldiretti, anche da Varese al Brennero: “Stop al falso Made in Italy, cambiamo il codice doganale”

Una folta delegazione varesina si è unita ai diecimila agricoltori giunti da tutta Italia per chiedere la revisione delle norme sull'origine dei prodotti, un meccanismo che sottrae circa 20 miliardi di euro al settore nazionale

Generico 27 Apr 2026

C’erano anche moltissimi agricoltori della provincia di Varese, partiti nel cuore della notte, tra i diecimila che hanno invaso il valico del Brennero per la mobilitazione nazionale di Coldiretti.

La delegazione prealpina, guidata dal presidente Pietro Luca Colombo e dal direttore Rodolfo Mazzucotelli, si è unita alla protesta per chiedere verità e trasparenza sull’origine del cibo.

Al centro della “madre di tutte le battaglie” sindacali c’è la richiesta di modificare il codice doganale. Secondo l’analisi di Coldiretti, la revisione della norma sull’ultima trasformazione sostanziale permetterebbe agli agricoltori italiani di recuperare almeno 20 miliardi di euro, risorse fondamentali per contrastare i rincari di energia, gasolio e concimi causati dai conflitti internazionali.

La trappola dell’ultima trasformazione

Il problema principale denunciato dall’associazione è il meccanismo che permette a un prodotto straniero di diventare legalmente italiano grazie a un’ultima lavorazione effettuata nel nostro Paese.

“Il falso Made in Italy è un problema per produttori e consumatori”, ha commentato il presidente varesino Colombo.

Questa distorsione del mercato non solo penalizza il lavoro agricolo nazionale, ma inganna chi acquista, alterando la percezione della reale provenienza delle materie prime.

Generico 27 Apr 2026

Sicurezza nazionale e sovranità alimentare

Per Coldiretti, difendere l’origine dei prodotti significa tutelare la sovranità economica del Paese. Il segretario generale Vincenzo Gesmundo ha sottolineato come la stabilità internazionale sia cruciale: “I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere e sul potere d’acquisto delle famiglie”. In questo contesto, la recente approvazione della legge sui reati agroalimentari (ispirata alla “Legge Caselli”) rappresenta un traguardo storico contro le agromafie.

Le richieste all’Europa

Il presidente nazionale Ettore Prandini ha ribadito l’urgenza di un intervento dell’Unione Europea:

L’agroalimentare italiano vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro.

È necessario che gli Stati membri possano definire l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola.

I contratti di filiera devono diventare lo strumento per garantire equità e redistribuire il valore lungo tutta la catena produttiva.

Generico 27 Apr 2026

La mobilitazione, sostenuta anche sui social dalla campagna #nofakeinitaly, si sposterà ora sul piano istituzionale: giovedì a Roma le richieste verranno presentate direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi

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Pubblicato il 27 Aprile 2026
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