Coldiretti, anche da Varese al Brennero: “Stop al falso Made in Italy, cambiamo il codice doganale”
Una folta delegazione varesina si è unita ai diecimila agricoltori giunti da tutta Italia per chiedere la revisione delle norme sull'origine dei prodotti, un meccanismo che sottrae circa 20 miliardi di euro al settore nazionale
C’erano anche moltissimi agricoltori della provincia di Varese, partiti nel cuore della notte, tra i diecimila che hanno invaso il valico del Brennero per la mobilitazione nazionale di Coldiretti.
La delegazione prealpina, guidata dal presidente Pietro Luca Colombo e dal direttore Rodolfo Mazzucotelli, si è unita alla protesta per chiedere verità e trasparenza sull’origine del cibo.
Al centro della “madre di tutte le battaglie” sindacali c’è la richiesta di modificare il codice doganale. Secondo l’analisi di Coldiretti, la revisione della norma sull’ultima trasformazione sostanziale permetterebbe agli agricoltori italiani di recuperare almeno 20 miliardi di euro, risorse fondamentali per contrastare i rincari di energia, gasolio e concimi causati dai conflitti internazionali.
La trappola dell’ultima trasformazione
Il problema principale denunciato dall’associazione è il meccanismo che permette a un prodotto straniero di diventare legalmente italiano grazie a un’ultima lavorazione effettuata nel nostro Paese.
“Il falso Made in Italy è un problema per produttori e consumatori”, ha commentato il presidente varesino Colombo.
Questa distorsione del mercato non solo penalizza il lavoro agricolo nazionale, ma inganna chi acquista, alterando la percezione della reale provenienza delle materie prime.

Sicurezza nazionale e sovranità alimentare
Per Coldiretti, difendere l’origine dei prodotti significa tutelare la sovranità economica del Paese. Il segretario generale Vincenzo Gesmundo ha sottolineato come la stabilità internazionale sia cruciale: “I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere e sul potere d’acquisto delle famiglie”. In questo contesto, la recente approvazione della legge sui reati agroalimentari (ispirata alla “Legge Caselli”) rappresenta un traguardo storico contro le agromafie.
Le richieste all’Europa
Il presidente nazionale Ettore Prandini ha ribadito l’urgenza di un intervento dell’Unione Europea:
L’agroalimentare italiano vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro.
È necessario che gli Stati membri possano definire l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola.
I contratti di filiera devono diventare lo strumento per garantire equità e redistribuire il valore lungo tutta la catena produttiva.

La mobilitazione, sostenuta anche sui social dalla campagna #nofakeinitaly, si sposterà ora sul piano istituzionale: giovedì a Roma le richieste verranno presentate direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
lenny54 su Entrano in vigore le nuove tariffe "metropolitane", Saronnese e Busto più vicine a Milano
Felice su Fucile d'assalto e mitragliette nella casa dell'ex ispettore di Malpensa
lenny54 su In vendita casa Bossi, villa simbolo della "Lega di una volta"
lauralaura su Ospedali troppo caldi: la Regione comprerà i condizionatori
gcbiakmw su Lo spinello fa male
Rita Campiotti su Torna IceOut, qual è la vostra gelateria preferita?






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.