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Da Bartók all’India: al Teatro Giuditta Pasta di Saronno la danza rende omaggio a Susanna Egri

Martedì 27 ottobre alle 20.45 due creazioni di Raphael Bianco con la Compagnia EgriBiancoDanza per celebrare la pioniera della danza moderna

Generico 26 Oct 2026

La libertà di scegliere la propria strada, il confronto tra generazioni e il rapporto tra corpo, spiritualità e tradizione sono i temi al centro dello spettacolo che la Compagnia EgriBiancoDanza dedica a Susanna Egri, pioniera della danza moderna italiana, in occasione del centenario della sua nascita.

L’appuntamento è per questa sera, martedì 27 ottobre alle 20.45, nell’ambito della Rassegna Danza della stagione Radici al Teatro Giuditta Pasta di Saronno.

La serata riunisce due creazioni firmate dal coreografo Raphael Bianco, che intrecciano le radici culturali dei fondatori della compagnia, tra Ungheria e India, attraverso linguaggi coreutici e suggestioni differenti. Due percorsi artistici che affrontano, da prospettive diverse, il tema dell’emancipazione individuale e della ricerca di una propria identità.

Il dialogo tra padri e figli ne “Il cervo fatato”

La prima creazione, Cantata profana: il cervo fatato, è dedicata direttamente a Susanna Egri e prende ispirazione dalla Cantata profana di Béla Bartók, opera musicale costruita attorno a un’antica leggenda transilvana dei nove cervi fatati.

Al centro della coreografia c’è il rapporto tra padre e figlio, un legame segnato da conflitti, distanze e dalla necessità di trovare un equilibrio tra le aspettative di chi precede e il desiderio di libertà di chi viene dopo. Raphael Bianco sviluppa il confronto tra le generazioni come un percorso di emancipazione: il figlio si allontana dal modello paterno per affermare la propria identità e instaurare una relazione diversa con la natura e con sé stesso.

La vicenda assume così un significato più ampio, trasformandosi in una riflessione sulla libertà personale e sull’autodeterminazione. Non soltanto un omaggio alla natura, dunque, ma anche un invito a riconoscere il diritto di ciascuno a costruire il proprio cammino.

La dedica a Susanna Egri acquista in questo contesto un valore particolare. La sua storia artistica è stata infatti caratterizzata dalla capacità di superare convenzioni e pregiudizi, affermando una visione autonoma e innovativa della danza. Per l’occasione, la stessa Egri presta la voce narrante alla coreografia, che vede le scene di Massimo Voghera, i costumi di Agostino Porchietto e i danzatori della Compagnia EgriBiancoDanza.

L’universo femminile e spirituale di “Brides of God”

La seconda parte della serata, Brides of God, in memoria di Aliyamma Puthiyedom, nasce invece da un lungo lavoro di ricerca tra Italia e India e si confronta con il patrimonio della danza classica indiana, in particolare con la tradizione del bharatanatyam.

Il punto di partenza è la storia delle Devadasi, donne consacrate fin dall’infanzia alla danza e al divino, depositarie di un sapere corporeo che unisce dimensione rituale, espressione artistica e spiritualità. Attraverso una costruzione coreografica onirica e visionaria, Bianco esplora l’interiorità di queste figure femminili, facendo emergere desideri, inquietudini e tensioni che trovano nella notte uno spazio di manifestazione.

Con l’arrivo dell’alba, il percorso si ricompone in un nuovo gesto di devozione. La danza diventa così uno strumento per interrogare il confine tra disciplina e desiderio, tra dimensione sacra ed esperienza umana, dando forma a un rito di liberazione e consapevolezza.

Accanto alla coreografia e all’ideazione di Raphael Bianco, il lavoro si avvale della consulenza drammaturgica e della preparazione nella danza classica indiana di Antonella Usai, anche voce dello spettacolo, e dell’assistenza coreografica di Vincenzo Criniti. La musica dal vivo è affidata a Cristina Mercuri, con le scene di Massimo Voghera.

Un omaggio a una protagonista della danza

Il doppio appuntamento coreografico si inserisce nelle celebrazioni per i cento anni di Susanna Egri, figura di primo piano della cultura italiana ed europea. La sua vita attraversa alcune delle pagine più difficili e significative del Novecento: esule in Ungheria durante le persecuzioni razziali e figlia di Ernő Egri Erbstein, allenatore del Grande Torino morto nella tragedia di Superga, nel 1954 fu tra le protagoniste dell’avvio delle trasmissioni televisive della Rai.

Pioniera della danza moderna, Egri ha contribuito a innovare il panorama coreutico italiano, portando avanti una ricerca artistica personale e indipendente. Ancora oggi, a Torino, continua a insegnare e a trasmettere la propria visione alle nuove generazioni.

Lo spettacolo della Compagnia EgriBiancoDanza, prodotto dalla Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza, rende omaggio alla sua eredità artistica attraverso due opere che, pur partendo da tradizioni differenti, condividono una stessa tensione verso la libertà e la possibilità di trasformare il proprio destino.

La produzione è sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione CRT.

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Pubblicato il 27 Ottobre 2026
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