Bare cinesi low cost, l’allarme dei produttori europei. Miazzolo: “Una fake news”. Oldani: “Il vero problema è la mancanza di controlli”
Un'inchiesta di Politico denuncia la crisi dei produttori europei e le importazioni a basso costo dalla Cina. Due imprenditori del Varesotto, Renato Miazzolo e Renzo Oldani, ridimensionano il caso e richiamano l'attenzione sulla qualità dei servizi funerari e sul rispetto delle regole
Le bare arrivano dalla Cina, costano meno di quelle prodotte in Europa e stanno alimentando una controversia che coinvolge produttori, imprese di onoranze funebri e istituzioni comunitarie. Secondo un’inchiesta pubblicata da Politico, negli ultimi cinque anni un produttore europeo di bare su quattro ha chiuso i battenti, mentre le importazioni cinesi continuano a crescere. Una coalizione di aziende sta preparando una denuncia antidumping da presentare alla Commissione europea, denunciando una concorrenza potenzialmente sleale e possibili irregolarità doganali.
Ma quanto incide davvero il prezzo di una bara sul costo di un funerale? E quanto è diffuso il fenomeno delle casse cinesi nelle imprese italiane?
Per capire che cosa sta accadendo abbiamo raccolto le testimonianze di due protagonisti del settore funerario varesino: Renato Miazzolo, presidente della Federazione italiana onoranze funebri e titolare di un’impresa nel Saronnese, e Renzo Oldani, fondatore delle onoranze funebri che fanno capo all’Impresa S. Ambrogio e al Gruppo CSF Campo dei Fiori.
Le loro valutazioni ridimensionano l’allarme sulle bare cinesi, pur partendo da considerazioni differenti. Miazzolo parla apertamente di una fake news e invita a guardare alla trasformazione del settore. Oldani riconosce l’esistenza del fenomeno, ma ritiene che la questione principale sia il rispetto delle normative e la mancanza di controlli sulle imprese.
L’inchiesta di Politico: un produttore europeo su quattro ha chiuso
A sollevare la questione a livello internazionale è stato il giornalista Gerardo Fortuna con un’inchiesta pubblicata il 29 ottobre 2026 su Politico. Secondo i dati raccolti dal quotidiano, negli ultimi cinque anni i produttori europei di bare sarebbero passati da circa 120 a 90, con una riduzione del 25%.
A fornire queste cifre è Folco Ciulli, consulente che sta coordinando la preparazione di una denuncia antidumping. Secondo le stime dei produttori, realizzare una bara in Cina costerebbe circa un terzo rispetto a un prodotto equivalente fabbricato in Italia, anche utilizzando lo stesso tipo di legno.
Tra le cause della differenza vengono indicati il costo della manodopera, le materie prime più economiche, eventuali sussidi pubblici e benefici fiscali legati alle esportazioni. I dati Eurostat riportati da Politico mostrano che il valore delle importazioni di bare di legno dalla Cina nell’Unione europea è passato da circa 16 milioni di euro nel 2022 a 28 milioni nel 2025, con un aumento del 75%.
Le aziende europee chiedono ora a Bruxelles di verificare se queste importazioni avvengano in condizioni di concorrenza sleale.
Renato Miazzolo: “Le bare cinesi? Una fake news. Le imprese strutturate non le utilizzano”
Bare cinesi, Renato Miazzolo: “Una fake news, il futuro delle onoranze funebri è nei servizi”
Renato Miazzolo, presidente della Federazione italiana onoranze funebri e titolare di un’impresa nel Saronnese, non sembra particolarmente preoccupato dalla vicenda delle importazioni cinesi. La sua posizione è netta, soprattutto quando si parla delle imprese italiane che operano con organizzazioni consolidate.
“Le imprese italiane stanno vivendo un cambiamento radicale ed epocale. Oggi non si vende più soltanto la cassa da morto, ma si offrono servizi. Il funerale è diventato soprattutto attenzione alla presentazione della salma e accoglienza delle famiglie”.
Sul piano economico Miazzolo contesta l’idea che le bare cinesi rappresentino una minaccia particolarmente significativa per le imprese italiane. “Non c’è questa gran differenza di costo rispetto alle casse italiane. Le nostre sono realizzate meglio e le aziende italiane sono leader a livello europeo e mondiale, esportando in tutto il mondo”.
Una valutazione che si distingue dalle stime riportate da Politico, riferite ai costi di produzione industriale. Miazzolo guarda invece al mercato delle imprese di onoranze funebri e al peso effettivo della cassa nel servizio complessivo.
Per il presidente della Federazione, il futuro del settore non dipenderà dalla capacità di vendere bare a prezzi inferiori, ma dalla qualità delle prestazioni offerte alle famiglie.
Renzo Oldani: “Il vero problema è la mancanza di controlli”
Renzo Oldani: “Il vero problema non è il prezzo delle casse, ma la mancanza di controlli”
Renzo Oldani, fondatore delle onoranze funebri che fanno capo all’Impresa S. Ambrogio e al Gruppo CSF Campo dei Fiori, conosce da tempo il fenomeno delle importazioni dalla Cina. “Non arrivano soltanto le bare, ma tanti prodotti del settore funerario. Il concetto fondamentale è sempre chi vuole operare e come vuole operare”.
Oldani richiama innanzitutto l’attenzione sulla conformità dei prodotti. Nel corso degli anni, racconta, le bare provenienti dalla Cina hanno sollevato dubbi riguardanti gli spessori del legno e le modalità di assemblaggio.
Oldani affronta anche uno degli aspetti che più facilmente possono colpire l’opinione pubblica: la distanza tra il prezzo di acquisto di una bara e il costo complessivo del funerale.
“La cassa nella componente del servizio funebre è un costo irrisorio. Quello che conta è tutto il servizio”. Dietro un funerale ci sono infatti personale, mezzi, strutture, attrezzature, organizzazione, pratiche amministrative e disponibilità continua.
Le 30mila bare che non tornano nei conti e la “scappatoia Ikea”
Tornando all’inchiesta europea, uno degli aspetti più controversi riguarda le possibili irregolarità nelle importazioni. Emiliano Inguscio, matematico incaricato dai produttori europei di analizzare i dati commerciali, avrebbe individuato in Italia una discrepanza statistica equivalente a circa 30mila bare all’anno.
Il calcolo parte dal confronto tra produzione nazionale, importazioni, esportazioni, scorte e numero di cofani utilizzati. Secondo i produttori, una possibile spiegazione potrebbe essere la cosiddetta “scappatoia Ikea”: bare che arriverebbero dalla Cina smontate, dichiarate in dogana come semplici componenti di legno e successivamente assemblate in Europa.
Un’altra ipotesi riguarda bare importate come imballaggi destinati al trasporto di altre merci. Si tratta di ipotesi, non di pratiche illecite sistematicamente accertate. La Commissione europea ha inoltre chiarito che, secondo le regole doganali internazionali, anche i prodotti smontati possono essere classificati come prodotti finiti quando ne conservano le caratteristiche essenziali.
A Udine sequestrate 99 bare cinesi: tre indagati per presunta frode
La questione delle importazioni ha avuto anche un risvolto giudiziario in Italia. Il 26 maggio 2026, un servizio del TG Udine di TV12, realizzato dal giornalista Francesco Pezzella, ha raccontato un’indagine che coinvolge un’importante impresa funeraria della provincia friulana.
La Guardia di Finanza ha sequestrato 99 bare di provenienza cinese e tre persone sono risultate indagate per un’ipotesi di frode in commercio. L’inchiesta riguarda un caso specifico e non dimostra l’esistenza di un sistema generalizzato di irregolarità nelle importazioni. Per le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.
L’episodio richiama comunque l’attenzione sull’importanza dei controlli e della corretta commercializzazione dei prodotti, un tema sul quale insiste anche Renzo Oldani.
La Commissione europea: “I prodotti devono rispettare le norme di sicurezza”
La vicenda era già arrivata a Bruxelles nel 2025. Il 5 dicembre dello scorso anno, il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, aveva ricordato che l’Unione europea dispone di strumenti per contrastare le importazioni sleali.
La Commissione ha sottolineato che nell’Unione sono in vigore oltre 200 misure di difesa commerciale e che i produttori possono presentare denunce antidumping quando ritengono di subire un danno.
La risposta affronta anche il tema della sicurezza. Tutti i prodotti immessi sul mercato europeo devono rispettare le normative applicabili, comprese quelle relative alle sostanze chimiche, alla tutela ambientale e alla sicurezza.
La Commissione richiama in particolare la necessità di segnalare eventuali prove dell’utilizzo di materiali vietati o tossici, citando anche il rischio rappresentato da vernici che potrebbero rilasciare sostanze pericolose durante la cremazione.
Non si tratta di un accertamento della presenza di queste sostanze nelle bare importate dalla Cina, ma di un richiamo ai controlli che devono essere effettuati dalle autorità nazionali. La risposta completa è disponibile sul sito del Parlamento europeo.
Due punti di vista dal Varesotto: il futuro è nella qualità dei servizi e nei controlli
L’inchiesta di Politico mette in evidenza le difficoltà dei produttori europei, impegnati a confrontarsi con una concorrenza internazionale sempre più forte. Le testimonianze di Miazzolo e Oldani aggiungono però un altro elemento alla discussione: la differenza tra chi produce le bare e chi organizza i funerali.
Per Miazzolo, il settore delle onoranze funebri sta cambiando profondamente e il valore dell’impresa dipende sempre più dalla capacità di offrire servizi professionali, accoglienza e strutture adeguate.
Per Oldani, invece, il problema principale è garantire che tutte le imprese rispettino le stesse regole, dalla conformità delle casse alla regolarità del personale, fino alla gestione delle salme.
Due letture che convergono su un punto: il prezzo di una bara rappresenta soltanto una parte del servizio funerario.
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