Francesca Scotti vince il Premio Chiara 2026 con “La stagione delle case vuote“
Testa a testa nello spoglio in diretta con Gianni Biondillo. Tre libri diversi per temi e approccio, accomunati dall’attenzione alla forma breve e alla capacità di raccontare, attraverso singole storie, le contraddizioni e le sfumature dell’esperienza umana. I premiati del Chiara Giovani
Racconti intimi e delicati, che raccontano la sfumatura e lo sguardo, i rapporti interpersonali e le vicende umane vicine e lontane. Racconti apprezzati, quelli di Francesca Scotti vincitrice del Premio Chiara 2026 col libro “La stagione delle case vuote“.
È stato un testa e testa all’ultimo voto quello che ha incoronato la scrittrice milanese che ha distanziato un altro autore di Milano, Gianni Biondillo, per pochi voti. Emozionata, l’autrice è stata premiata sul palco dal prefetto di Varese Rosario Pasquariello.
IN CONCORSO
A contendersi il XXXVIII Premio Chiara sono stati tre autori affermati della narrativa italiana: Gianni Biondillo, Marco Malvaldi e Francesca Scotti, arrivati in finale con altrettante raccolte di racconti capaci di esplorare, con stili e sensibilità differenti, le possibilità della narrativa breve.
Gianni Biondillo è entrato nella terna con La tempesta perfetta e altre storie (Guanda), una raccolta che intreccia storia e cronaca, memoria e invenzione. Tra Milano e altri luoghi, lo scrittore alterna commedia e tragedia, mettendo a confronto gli avvenimenti realmente accaduti con quelli che avrebbero potuto prendere una strada diversa.
Marco Malvaldi ha partecipato con L’uomo vestito di arancione (Sellerio), tornando nell’universo del BarLume, il mondo narrativo che ha reso riconoscibile la sua scrittura. Il giallo e l’ironia diventano strumenti per raccontare una piccola comunità, i suoi cambiamenti, il peso dei ricordi e i legami che resistono al trascorrere del tempo.
Completa la terna Francesca Scotti con La stagione delle case vuote (Hacca), raccolta che si addentra nelle inquietudini nascoste nella quotidianità. Le sue storie ruotano attorno a case, corpi e relazioni attraversati da assenze, trasformazioni e fratture sottili, capaci di modificare profondamente gli equilibri personali.
Tre libri diversi per temi e approccio, accomunati dall’attenzione alla forma breve e alla capacità di raccontare, attraverso singole storie, le contraddizioni e le sfumature dell’esperienza umana.

DIGRESSIONI SUL RACCONTO
La proclamazione del vincitore è avvenuta domenica 18 ottobre nella Sala Napoleonica delle Ville Ponti di Varese, al termine dello spoglio pubblico dei voti della Giuria dei Lettori. La cerimonia, condotta da Claudia Donadoni, ha compreso anche anche un dialogo tra Marta Morazzoni – vincitrice del Premio Chiara del 2019 con Il dono di Arianna -, e i tre finalisti.
Ma cos’è il racconto? «È qualcosa che serve a prendere le misure con se stessi», ha spiegato Gianni Biondillo nella prima fase della manifestazione dove ha spiegato la genesi della storia principale che anima il suo libro, cioè l’occupazione della Triennale d’arte di Milano, sul finire degli anni Sessanta. Raccontare sì, ma anche con grande ironia, alla moda di Marco Malvaldi, il papà delle storie del Bar Lume. Cosa serve per appassionare il lettore, e allo stesso tempo farlo divertire?
«Servono tre cose: l’evento dev’essere inaspettato, al tempo stesso dev’essere in qualche modo incoerente. E in terzo luogo non deve recare danno a nessuno. Personaggi di cartapesta insomma».
La prossimità con civiltà diverse è invece il leitmotiv che bla ispirato la scrittrice Francesca Scotti che alterna nel suo libro storie ambientate anche in Giappone. Una scelta che risiede in una iperbole personale derivata da un trasferimento nel Paese del Sol levante che si abbinava in origine con una grande barriera linguistica legata sia al silenzio, sia alla musica «che si è messa al servizio della mia scrittura: i racconti hanno una sorta di organico legata ai tempi e ai suoni della scrittura».
IL CHIARA GIOVANI E GLI ALTRI PREMI
Il premio Chiara Giovani va a Carolina Reguzzoni di Busto Arsizio col racconto “Tutto il colore della vita” (nelle posizioni a seguire, dalla seconda alla quinta, Veronica Andreetta, Rosa Fazioli, Gabriele Gjoni, Davide Pozzi).
Leonardo Prencipe è stato premiato dal presidente Marco Magrini col Premio Regio Insubrica Chiara Giovani 2026 col racconto “Tonk”. Un «bel segno, tra l’altro, quello di essere stati indicati a livello regionale come prima provincia per iniziative culturali», ha spiegato Magrini. Il premio “Un racconto per un viaggio” è stato aggiudicato a Rosa Fazioli (dunque “bis“ premiata) col racconto “Caccia al serpente” sponsorizzato da GiulianiLaudi.
In memoria di Pietro Macchione il Chiara Inediti 2026 è Luca Astone con “Il deposito delle metamorfosi”.
IL RICORDO DI BAMBI LAZZATI
Un momento di particolare commozione è stato dedicato al ricordo di Bambi Lazzati, storica direttrice e anima del Premio Chiara, scomparsa nel dicembre 2025. La sua è un’eredità umana e culturale che continua a vivere. Instancabile promotrice di cultura, capace di costruire relazioni, coinvolgere generazioni di autori e lettori e fare del Premio un punto di riferimento ben oltre i confini del Varesotto, Bambi è stata ricordata con affetto e riconoscenza. Un omaggio che ha voluto essere anche una dichiarazione d’impegno: custodire quanto ha costruito, continuando a rinnovarlo e a farlo crescere, nel solco della sua passione e della sua visione.
«La trentottesima edizione si chiude con una certezza», fanno sapere gli organizzatori, «il racconto è più di una forma letteraria, ma è una “lente d’ingrandimento” per capire il presente, custodire la memoria e immaginare il futuro. E il Premio Chiara, nel suo nuovo corso, continua a essere il “giardino” privilegiato in cui questa cultura del racconto può crescere e prosperare»
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