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Data center, anche a Cesate cresce il fronte contrario. “Fermare l’iter e aprire un confronto pubblico”

La lista di opposizione Cesate Insieme si schiera al fianco del Comitato per la Tutela del Territorio. Il caso si inserisce in una mobilitazione sempre più ampia in Lombardia, da Rho a Magenta e Turbigo, mentre anche nel Varesotto associazioni ambientaliste chiedono una pianificazione sovracomunale

Cesate - Progetto data center

Anche Cesate entra sempre più apertamente nella geografia delle contestazioni ai nuovi data center in Lombardia. Dopo le osservazioni delle associazioni ambientaliste e la mobilitazione del Comitato per la Tutela del Territorio, ora anche i consiglieri comunali di opposizione della lista Cesate Insieme prendono una posizione netta sul progetto previsto in via Ruggero Leoncavallo: «Siamo contrari alla realizzazione di questo Data Center in quest’area e con queste caratteristiche».

Il progetto riguarda un impianto accreditato per una potenza di 72 MW, su una superficie indicata in 33.700 metri quadrati e con edifici che arriverebbero a sfiorare i venti metri. Tra le questioni già sollevate dalle associazioni ambientaliste c’è soprattutto la trasformazione di circa 5,4 ettari di suolo agricolo, oltre ai consumi energetici e idrici, al rumore e all’impatto paesaggistico legato anche alla vicinanza con il Parco delle Groane.

L’opposizione di Cesate chiede di fermare l’iter

La presa di posizione arriva in risposta all’appello inviato nei giorni scorsi dal Comitato per la Tutela del Territorio di Cesate a tutti i consiglieri comunali, con la richiesta di nuovi approfondimenti, maggiore trasparenza e un confronto pubblico prima delle decisioni definitive.

I consiglieri di Cesate Insieme Michela Bondardo, Daniela Maria Giustina Cagna, Laura D’Angelo, Roberto Della Rovere e Luigi Motta condividono gran parte delle richieste avanzate dal Comitato. «Un intervento di tale impatto – spiegano – collocato in un’area di confine tra abitazioni, campagna e Parco delle Groane, deve essere valutato con la massima prudenza, attraverso un percorso realmente trasparente, partecipato e supportato da dati tecnici completi e verificabili».

Da qui la richiesta di sospendere l’iter del Piano Attuativo, pubblicare integralmente studi e documentazione sui consumi energetici e idrici e sugli impatti ambientali e acustici, acquisire valutazioni indipendenti e organizzare un confronto pubblico con cittadini, associazioni e comitati. La minoranza chiede inoltre di valutare localizzazioni alternative, chiarire quali siano i benefici «concreti, permanenti e diretti» per Cesate e consentire al Consiglio comunale di discutere l’intervento senza, sostengono i consiglieri, «passaggi accelerati».

Il dibattito non nasce oggi. A fine agosto Cesate Insieme aveva già promosso un’assemblea pubblica sul progetto, mentre Ambiente Saronno aveva depositato una serie articolata di osservazioni, concentrate tra l’altro sul consumo di suolo, sull’acqua necessaria all’impianto, sul fabbisogno energetico, sulle emissioni dei generatori d’emergenza e sul rumore.

Cesate - Progetto data center
Assemblea sul data center di Cesate

Da Cesate a Rho: le proteste cercano di mettersi in rete

Quella di Cesate è ormai una delle numerose vertenze aperte intorno ai data center nell’area metropolitana milanese e, più in generale, in Lombardia.

Negli ultimi mesi le singole mobilitazioni hanno iniziato anche a cercare un coordinamento tra loro. A luglio oltre 150 persone avevano partecipato a Rho a un’assemblea promossa dal centro sociale Fornace, con cittadini, associazioni e comitati provenienti da diversi territori e la richiesta di una moratoria sui nuovi insediamenti. Più recentemente, sempre a Rho, è stata annunciata per il 3 ottobre una nuova manifestazione con l’intenzione dichiarata dai promotori di coinvolgere realtà provenienti anche da fuori dal Rhodense.

Proprio Rho rappresenta uno degli epicentri della discussione. Nell’area ex Cam Petroli tra Rho e Pero è in corso il progetto per un data center destinato ad Amazon, mentre ad agosto la giunta rhodense ha adottato anche il piano attuativo per un altro centro dati nell’area dismessa degli stabilimenti Nilit-Radici di via Moscova. In questo secondo caso è previsto un edificio su due piani, fino a 25mila metri quadrati di superficie edificabile e 18 metri di altezza.

Magenta, il grande progetto nell’ex Novaceta

Un’altra delle partite più rilevanti si gioca a Magenta, dove il progetto riguarda non un terreno “vergine”, ma l’ampia area industriale dismessa dell’ex Novaceta.

Come raccontato anche da MalpensaNews nell’approfondimento dedicato alla crescita delle mobilitazioni lombarde contro i data center, il progetto interessa circa 13 ettari e prevede cinque edifici destinati ai server. In questo caso il recupero di una grande area dismessa evita il consumo di terreno agricolo vergine, ma il progetto ha comunque alimentato un confronto sugli altri impatti ambientali e territoriali.

lombardia generiche

Il Comune di Magenta è intervenuto più volte nel dibattito. A giugno l’assessore all’Urbanistica Simone Gelli aveva ribadito la necessità di discutere sulla base degli atti amministrativi e della documentazione disponibile, difendendo il percorso seguito dall’amministrazione.

Il tema arriva anche a Turbigo

Più recente è invece il caso di Turbigo, dove l’ipotesi riguarda l’area ex Cedrati. Qui il progetto non ha ancora raggiunto lo stesso livello di definizione di altri interventi, ma il tema è già entrato nel dibattito pubblico.

L’amministrazione comunale ha confermato l’esistenza di contatti con soggetti interessati alla possibile realizzazione di un data center e ha annunciato l’istituzione di una Commissione speciale di studio. È stata inoltre convocata un’assemblea pubblica per il 25 settembre, con l’obiettivo di informare i cittadini e aprire il confronto prima che l’ipotesi proceda ulteriormente.

L’Alto Milanese, del resto, è una delle aree su cui si concentra l’attenzione degli operatori. La Cgil Ticino Olona ha parlato nei mesi scorsi di ipotesi e progetti che coinvolgono, oltre a Magenta, località come Buscate, Vittuone, Settimo Milanese, Pero, Cornaredo, Sedriano e Pregnana Milanese, chiedendo che lo sviluppo del settore venga accompagnato da una programmazione territoriale condivisa.

Anche il Varesotto guarda con attenzione al fenomeno

La questione riguarda da vicino anche la provincia di Varese, pur partendo da una situazione diversa rispetto alla cintura milanese.

Ad agosto Amici della Terra Varese e WWF Insubria hanno chiesto alla Provincia di avviare una ricognizione in tutti i Comuni per conoscere i data center già operativi, quelli autorizzati e gli eventuali progetti in fase di valutazione. Le associazioni hanno proposto anche la creazione di un Osservatorio provinciale sui Data Center, proprio per evitare che interventi potenzialmente molto rilevanti per consumi energetici, acqua e infrastrutture vengano esaminati esclusivamente comune per comune, senza considerarne gli effetti cumulativi.

Nel Varesotto il fenomeno è per ora più contenuto rispetto al Milanese: tra le infrastrutture di rilievo già esistenti c’è il centro dati BR4 di Elmec Informatica a Brunello, realizzato attraverso il recupero di un’ex area industriale. Ma il tema è entrato ormai anche nel dibattito urbanistico e ambientale provinciale.

Una nuova questione territoriale lombarda

Sul fondo c’è una trasformazione che va ben oltre i singoli Comuni. La crescita del cloud e soprattutto della potenza di calcolo richiesta dall’intelligenza artificiale sta aumentando la domanda di nuove infrastrutture digitali. La Lombardia, per disponibilità di connessioni, energia e vicinanza al principale mercato economico italiano, è diventata uno dei territori maggiormente interessati.

Da giugno è in vigore la legge regionale 11/2026, la prima disciplina regionale organica dedicata ai centri dati. Tra gli indirizzi indicati ci sono la priorità alle aree industriali dismesse e agli ambiti di rigenerazione urbana, la riduzione del consumo di suolo, la tutela delle risorse idriche e il recupero del calore prodotto dagli impianti. La normativa prevede inoltre livelli diversi di coinvolgimento istituzionale a seconda della potenza delle strutture.

È dentro questo scenario che va letta anche la vicenda di Cesate. Le proteste nate intorno ai singoli progetti stanno progressivamente uscendo dai confini comunali e mettendo in relazione territori diversi, accomunati da domande molto simili: quanta energia e quanta acqua richiederanno queste infrastrutture, dove è opportuno costruirle, quale sarà il loro impatto sul territorio e quali benefici resteranno alle comunità che le ospitano.

A Cesate, per ora, l’opposizione ha scelto di schierarsi apertamente con le richieste del Comitato. «La partecipazione dei cittadini non è un ostacolo, ma una risorsa», scrivono i consiglieri di Cesate Insieme, annunciando che porteranno le richieste del comitato «in tutte le sedi istituzionali competenti».

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Pubblicato il 19 Settembre 2026
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