Saronno Civica: “Reverie, perché tante polemiche? Capire cosa non ha funzionato serve a tutti”
Secondo Saronno Civica la proposta culturale era interessante, ma non avrebbe risposto alle aspettative costruite negli anni attorno agli eventi estivi cittadini
Il dibattito sulla prima edizione di Reverie continua a Saronno. Dopo gli interventi della maggioranza, che ha difeso la scelta del festival di arti performative come investimento culturale per il futuro della città, e le critiche arrivate dai gruppi di opposizione, anche Saronno Civica interviene con una riflessione sull’esito della manifestazione.
La lista civica parte da una domanda: perché Reverie ha suscitato così tante discussioni e critiche? Secondo Saronno Civica, analizzare senza preconcetti gli elementi che hanno generato insoddisfazione può essere utile anche agli stessi organizzatori per valutare eventuali correzioni.
Problemi organizzativi?
«Problemi organizzativi? Sì, e in parte evitabili: gestione di accessi e parcheggi, modifiche alla raccolta differenziata, frutto soprattutto di scarso dialogo e coordinamento», sostiene Saronno Civica.
Secondo la lista, si sarebbe trattato di criticità che da sole non avrebbero compromesso il risultato complessivo dell’evento, ma che hanno contribuito a creare alcune difficoltà nella gestione della manifestazione.
La scelta degli spettacoli e il pubblico
Saronno Civica riconosce la qualità complessivamente positiva degli spettacoli proposti, sottolineando in particolare l’attenzione dedicata ai bambini.
«Qualità media soddisfacente, con prevalenza di puro intrattenimento; apprezzabile l’attenzione ai bambini. Resta da capire se le proposte fossero le più adatte a un pubblico così eterogeneo».
Il punto sollevato dalla lista civica dell’ex sindaco Augusto Airoldi riguarda quindi il rapporto tra il tipo di spettacolo scelto e il pubblico atteso, in una città con una platea molto diversa per età e abitudini.
Una comunicazione poco chiara
Un altro elemento su cui riflettere riguarda la comunicazione dell’evento. Secondo Saronno Civica, la promozione sarebbe stata molto intensa ma non sufficientemente chiara nel raccontare cosa aspettarsi dalla manifestazione. «Il marketing? Martellante, probabilmente costoso, ma poco chiaro: chi non segue abitualmente eventi simili non è riuscito a farsi un’idea precisa di cosa aspettarsi» .
Per la lista civica, l’ampia aspettativa creata dalla comunicazione avrebbe aumentato lo scarto percepito rispetto alla partecipazione effettivamente registrata.
Allora cosa non ha funzionato?
Secondo Saronno Civica il nodo principale sarebbe stato proprio quello delle aspettative: «Negli ultimi anni si era costruita un’immagine estiva della città legata soprattutto alla crescita della Notte Bianca: partecipazione in continuo aumento, ospiti arrivati da fuori provincia e dall’estero fino a superare i saronnesi».
La lista ricorda il percorso costruito negli anni insieme ad Ascom, Pro loco e altre realtà cittadine, sostenendo che molti si aspettavano un ulteriore salto di qualità.
Un altro tema riguarda la scelta di concentrare il festival su tre serate consecutive. «È una componente da verificare: adatta per le località a marcata connotazione turistica e destinazione di ferie estive, probabilmente non a Saronno in giornate prevalentemente lavorative». Il fatto che la serata più partecipata sia stata quella del sabato, alla vigilia di una giornata non lavorativa, sarebbe un elemento da considerare nella valutazione.
Il passo avanti mancato
Per Saronno Civica, il problema principale sarebbe stato il mancato raggiungimento delle aspettative soprattutto da parte dei commercianti, che vedevano nell’evento un’opportunità durante il periodo dei saldi estivi. «Quest’anno tutti si aspettavano un ulteriore passo avanti, i commercianti per primi, che vedevano nell’evento un’occasione per farsi conoscere e attrarre nuovi clienti». Secondo la lista, il cambio di format avrebbe interrotto un percorso di crescita avviato negli anni precedenti.
La riflessione finale del gruppo che oggi siede tra i banchi dell’opposizione, ruota proprio attorno alla scelta di modificare l’offerta estiva della città: «Perché sostituire un format in crescita, su cui la città aveva investito risorse e qualità ottenendo risultati lusinghieri, con una proposta nuova che avrebbe potuto trovare spazio in un altro periodo dell’anno?».
La conclusione lascia aperta la domanda sul futuro del festival.: «Vale davvero la pena ripetere l’esperimento il prossimo anno, con le stesse modalità? La risposta spetta all’amministrazione».
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