Studenti in piazza a Varese, Saronno, Castellanza e Legnano: “Se cade la scuola, cade il futuro”
Nel giorno dello sciopero nazionale della scuola, presidi e cortei davanti agli istituti superiori. A Saronno corteo, a Legnano fumogeni, estintori svuotati e cartelli stradali divelti. A Castellanza la protesta si concentra sulle palestre inagibili del Facchinetti. A Varese slogan, canzoni e balli di gruppo
Edifici che cadono a pezzi, aule gelide d’inverno e roventi d’estate, supplenze scoperte, libri e abbonamenti dei mezzi pubblici sempre più cari. Sono questi i temi che questa mattina, venerdì 16 ottobre, hanno portato in piazza gli studenti anche delle scuole superiori del Varesotto e dell’Alto Milanese, in quello che i collettivi hanno ribattezzato “No Meloni Day”. Accanto alle questioni concrete della vita scolastica, in molti cortei sono risuonati anche slogan contro il caro vita, contro le spese per il riarmo.
La mobilitazione degli studenti si è intrecciata con lo sciopero della scuola, che ha messo a rischio le lezioni in tutta Italia. Incrociano le braccia docenti, dirigenti e personale ATA, di ruolo e precari. Due le mobilitazioni in programma: una a carattere nazionale, proclamata dal sindacato SISA, e una limitata alle istituzioni scolastiche della provincia di Livorno, indetta dall’USB Pubblico Impiego Scuola. Al centro delle rivendicazioni del personale ci sono gli stipendi, con la richiesta di un aumento del 20% per recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, e la lotta al precariato.
Le manifestazioni sul territorio hanno avuto toni molto diversi: pacifiche e colorate a Varese e Parabiago, focalizzate su un singolo edificio a Castellanza, segnate da episodi di vandalismo a Legnano e da un blocco all’ingresso del liceo scientifico a Saronno.
A Varese canzoni e cartelli in piazzale Gramsci
Nel capoluogo il ritrovo è stato in piazzale Gramsci, dove si sono riuniti gruppi di studenti del Frattini, del Cairoli e del Manzoni. Le richieste partono da ciò che i ragazzi vivono ogni giorno in classe: personale insufficiente, soprattutto per coprire le supplenze brevi e lunghe, edifici da sistemare e impianti di riscaldamento inadeguati.
«Principalmente siamo in piazza per protestare contro il taglio di risorse, ma anche contro il caro vita e il riarmo», ha spiegato Andrea, uno degli studenti. «Ci sono anche questioni scolastiche come la carenza di personale e di docenti e i problemi alle infrastrutture, oltre alla mancanza di impianti di riscaldamento adeguati».
La mattinata è trascorsa tra slogan, canzoni e balli di gruppo, alternando momenti di festa a momenti di denuncia. Il messaggio scelto per i cartelli è stato «Se cade la scuola cade il futuro». Le forze dell’ordine hanno seguito la manifestazione a distanza: nella giornata di giovedì sui social di diversi istituti erano circolati timori per possibili tensioni, e molti studenti avevano preso le distanze da qualsiasi forma di violenza LEGGI QUI.
A Saronno il cancello del Grassi chiuso con le catene
A Saronno la mattinata si è aperta con un episodio al liceo scientifico G.B. Grassi di via Croce, dove il cancello d’ingresso è stato trovato bloccato con catene e lucchetto. Per consentire l’accesso all’istituto sono intervenuti le forze dell’ordine e i vigili del fuoco, che hanno rimosso il blocco.
Poi gli studenti delle superiori saronnesi si sono mobilitati nel quartiere scolastico cittadino per chiedere maggiori investimenti nell’istruzione e interventi sugli edifici. Sono state denunciate le condizioni di molte strutture, contestate le spese per gli armamenti ed è stata chiesta più attenzione all’educazione sentimentale e sessuale nelle scuole. La protesta è stata accompagnata da cori contro Meloni e Valditara e da slogan come «La scuola è nostra e non vostra».
A Castellanza la palestra che gli studenti non hanno mai visto
All’ISIS Facchinetti di Castellanza, che ospita ITIS, IPSIA e formazione professionale, la protesta ha un bersaglio molto preciso: lo stato dell’edificio. Negli ultimi cinque anni la palestra dell’ITIS è stata utilizzabile solo a singhiozzo e da settembre 2025 è completamente inagibile. Quella dell’IPSIA è chiusa da così tanto tempo che molti studenti non ci sono mai entrati.
«Sono in questa scuola da cinque anni e la palestra l’ho usata due volte», racconta uno studente di 18 anni, all’ultimo anno dell’ITIS. «Una volta l’avevano riaperta ma si era infiltrata l’acqua, un’altra volta si era piegato tutto il pavimento per colpa delle tubature».
Senza palestra, le ore di educazione fisica si organizzano come si può: lezioni all’aperto nel Parco Alto Milanese quando il tempo lo consente, lezioni teoriche in aula d’inverno oppure corsi in piscina a carico degli studenti. L’elenco dei problemi però è più lungo: gli studenti segnalano come inutilizzabili anche l’aula magna, per problemi al tetto, il bar, chiuso dal 2020, e alcuni laboratori. Alcune studentesse riferiscono inoltre di insetti morti rimasti per settimane nei bagni femminili.
I ragazzi tengono a precisare che la responsabilità non è della dirigenza: «La preside ha già preso contatti, ma è tutto fermo. Ci continuano a dire che i danni sono molto ingenti». L’edificio è di proprietà della Provincia di Varese, competente per la manutenzione delle scuole superiori.
Non è la prima volta che il Facchinetti scende in piazza per questi motivi. Il 27 novembre 2025 gli studenti avevano già scioperato per denunciare palestre e bagni inutilizzabili e le infiltrazioni di acqua piovana nei laboratori. In quell’occasione il vicepreside Lodovico Santoro aveva spiegato che entrambe le palestre erano state oggetto, qualche anno prima, di un rifacimento della pavimentazione finanziato dalla Provincia: in quella dell’IPSIA si erano presentate quasi subito infiltrazioni legate ai vecchi pluviali esterni, in quella dell’ITIS il pavimento era stato trovato sollevato al rientro dalle vacanze estive. Un anno dopo, i problemi sono gli stessi.
A Legnano fumogeni, estintori e cartelli divelti
Nell’Alto Milanese gli studenti si sono ritrovati davanti agli istituti Bernocchi e Dell’Acqua di Legnano e al Maggiolini e al Cavalleri di Parabiago. A Legnano la protesta ha coinvolto circa 250 ragazzi e al parco di via Diaz si sono registrati atti vandalici: sono stati accesi fumogeni, un estintore è stato svuotato in aria, diversi cartelli stradali sono stati divelti e uno è stato bruciato. Tra i manifestanti alcuni ragazzi travestiti da Spiderman e da dinosauro e diversi studenti a volto coperto. Sul posto Polizia locale, Polizia di Stato e Carabinieri.
No Meloni Day, studenti in protesta a Legnano e Parabiago. Atti vandalici al parco di via Diaz
Il corteo si è poi spostato al parco Falcone e Borsellino e successivamente alle Gallerie Cantoni, dove un altro estintore è stato svuotato nel parcheggio sotterraneo. Diversi studenti si sono detti contrariati per i vandalismi, che hanno finito per oscurare le loro richieste: aule «troppo fredde d’inverno e con temperature troppo elevate in estate», il costo degli abbonamenti ai mezzi pubblici e quello dei libri di testo, che secondo alcune studentesse vengono acquistati e poi usati poco perché in classe si privilegiano i supporti digitali.

Decisamente più tranquilla la situazione a Parabiago, dove gli studenti hanno manifestato appendendo cartelloni e post-it con le loro rivendicazioni.
Un filo comune: gli edifici
Da Varese a Saronno, da Castellanza a Legnano, il denominatore comune delle proteste è la condizione delle scuole: riscaldamenti che non funzionano, palestre chiuse, strutture che necessitano di interventi da anni. Un tema che chiama in causa direttamente le Province, proprietarie degli edifici delle superiori, e i fondi per l’edilizia scolastica, mentre sul piano nazionale il personale della scuola chiede stipendi adeguati e meno precariato.
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