“Cittadini del Mondo” di nome e di fatto: da Varese al Salento per un’esperienza unica
La squadra provinciale dei Servizi di Salute Mentale ha preso parte all’evento sportivo internazionale “La testa nel pallone”. La lettera del referente Martignoni: "Nessuna malattia e un solo principio: stare bene insieme"
Si potrebbe raccontare una consueta storia sportiva o rendicontare i dettagli di partite e classifiche; ma non si darebbe merito a quanto umanamente vissuto: soprattutto, si verrebbe meno al compito necessario, in questo caso, di rendere ragione agli elementi di valore che hanno caratterizzato il finale di stagione dei Cittadini del Mondo Varesina.
Passa quasi in secondo piano la vittoria da imbattuti del torneo regionale primaverile girone Europa League, di fronte alla trasferta in Salento per l’evento sportivo internazionale “La testa nel pallone”, di fatto il vero fiore all’occhiello di questo nostro anno sportivo. Nei tanti anni di attuazione del progetto riabilitativo legato al calcio abbiamo sempre puntato sulla grande opportunità di veicolare nello sport le esperienze di crescita e realizzazione per coloro che ne prendono parte, sottolineando come la declinazione territoriale di questo intervento (ossia lo stare “fuori” dai soliti luoghi della Salute Mentale) potesse favorire percorsi di integrazione e la ripresa delle dinamiche
relazionali e sociali sane.
Quando sul finire del 2025 ci è arrivato l’invito dalla ASL di Lecce a partecipare all’evento, ci è parso chiaro di essere di fronte a un’opportunità probabilmente ineguagliabile, vista la dimensione europea della manifestazione, per sperimentare, vivere e raggiungere quegli obiettivi sui quali la nostra attività poggia e per i quali ci “alleniamo” – e non parliamo solo di pratica sportiva, è chiaro. La preparazione è durata qualche mese, sia per quanto riguarda gli aspetti motivazionali, sia in merito alla finalizzazione degli iter amministrativi necessari alla trasferta per i quali abbiamo avuto sostegno costante da parte delle ASST Sette Laghi e Valle Olona; e quel viaggio che appariva così lontano ha infine preso la forma, alla fine di maggio, delle strade che ci hanno guidato da nord a sud attraverso l’Italia fino alle meravigliose sponde salentine.
I colori e il calore di quella terra e di quel mare, un’organizzazione impeccabile e la magnifica accoglienza, hanno fatto da cornice al quadro straordinario dell’evento, qualificato dalla presenza di più di cinquecento utenti e operatori dei Servizi di Salute Mentale e dei percorsi di reintegrazione sociale provenienti da ogni parte d’Italia e da Inghilterra, Ungheria, Spagna e Ucraina.
Nessuna connotazione di malattia, soltanto un’oasi di bellezza orientata a un solo principio: stare bene insieme. In un miscuglio di lingue ed emozioni, l’elemento agonistico del torneo ha preso il sapore dell’appartenenza al mondo e il pallone è diventato un simbolo di fratellanza; chi ha voluto, si è sperimentato anche in altre discipline, come bocce e skymano (una sorta di pallamano adattata). Ma la cosa più bella è stata vedere persone provenienti da paesi, lingue e situazioni differenti interagire tra loro, trascorrere insieme il tempo libero, farsi capire, scambiarsi contatti.
Il disagio di ciascuno è passato inevitabilmente in secondo piano perché lì, sotto la carezza del vento e nel calore del sole mediterraneo, la sola cosa che contava davvero era godere appieno di questa esperienza capace di portare ben oltre i problemi personali, che non sono stati minimizzati, ma sono stati umanizzati, accolti e trasformati in benessere.
Il calcio come strumento riabilitativo negli anni ci regalato tante, tantissime gioie. Ne abbiamo scritto più volte. Ma dentro questa “straordinaria ordinarietà” nella quale crediamo e che continuiamo a proporre con convinzione, compaiono a volte delle perle che ne elevano il valore e nutrono la voglia di perseverare nel credere alla qualità di questo intervento. L’esperienza in Salento è indubbiamente una perla splendente. Mentre osservavamo incantati l’incontro dei mari a Santa Maria di Leuca, abbiamo pensato per un attimo che il nostro calcio, che unisce storie e vite difficili e diverse, possa dentro quelle vite scrivere attimi di poesia.
Il referente dell’attività,
Emanuele Martignoni
SPECIALE UISP – Tutti gli articoli su VareseNews
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