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A Varese gli Stati generali della Scuola digitale, il direttore dell’Ufficio scolastico Carcano: «Il centro resta l’uomo»

Il dirigente dell’Ufficio scolastico di Varese: «La scuola non deve inseguire l’ultima innovazione, ma l’intelligenza artificiale la obbliga a rivedere certe prassi». L’età media dei docenti scende, la formazione guarda anche agli over 50

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A che punto è l’innovazione didattica digitale nelle scuole varesine? Il gap generazionale tra docenti e studenti è un limite? E che tipo di esseri umani vogliamo formare in un mondo tecnologicamente potente ma umanamente fragile? Sono le domande a cui risponde Giuseppe Carcano, dirigente dell’Ufficio scolastico di Varese, in vista degli Stati generali della Scuola Digitale, in programma a Varese dall’11 al 13 novembre. Il titolo della tre giorni è “Educare l’umano, abitare il digitale”.

Lo stato dell’arte: «Un livello adeguatamente buono»

Secondo Carcano, nelle scuole varesine il livello dell’innovazione didattica digitale è “adeguatamente buono”: « Ma ricordiamo che la scuola non deve rincorrere le ultime novità, perché la tecnologia corre troppo velocemente».

Alcune realtà, però, sono per natura all’avanguardia. «Abbiamo istituti tecnici a indirizzo tecnologico, dove la ricerca fa parte del curriculum e che sono costretti, nel senso buono del termine, a confrontarsi ogni giorno con l’evoluzione del digitale».

Ma anche negli altri istituti il tema non si può eludere e per ragioni molto concrete: « L’intelligenza artificiale – osserva il dirigente – ha costretto a rivedere alcune prassi consolidate, a cominciare dal compito a casa e dalla prova scritta svolta fuori dall’aula, dato che gli studenti hanno a disposizione strumenti che possono sostituire, con poca fatica, il loro impegno mentale. Il cambiamento investe poi anche i servizi amministrativi, dove la pubblica amministrazione introduce sempre più l’intelligenza artificiale nelle attività ripetitive. È un mondo totalmente investito da questa rivoluzione».

Il gap generazionale: «Non vedo un grosso limite»

L’età media dei docenti in Italia si colloca tra i 48 e i 51 anni; a Varese è di 51. Un divario con studenti nati digitali può essere un ostacolo? Carcano non lo ritiene tale, e sottolinea che il dato è in calo: « Ogni anno – spiega –  vengono immessi in ruolo circa 800 insegnanti, e con l’Università dell’Insubria e gli altri atenei del territorio sono partiti i percorsi per acquisire i crediti necessari a diventare docenti. Proprio all’Insubria prende il via un corso di specializzazione per futuri insegnanti di sostegno. Nel tempo – prevede – tutto questo abbasserà ulteriormente l’età media, che, al momento, resta abbastanza alta».

Quanto al gap informatico generazionale con gli studenti, per il dirigente un cinquantenne cresciuto nell’epoca analogica vive comunque questa realtà. «Magari non con l’accelerazione dei nostri studenti, non con la velocità dei loro polpastrelli, ma siamo tutti dentro questa cosa».

La vera sfida è semmai un’altra: saper riconoscere l’uso eccessivo dell’intelligenza artificiale da parte dei ragazzi: « Per questo –  racconta Carcano –  sono in corso numerose attività di formazione per i docenti, e gli stessi Stati generali sono «un evento di formazione non da poco», anche per gli insegnanti over 50.

«Le grandi domande non trovano risposta nel digitale»

Alla domanda che attraversa la tre giorni, quale tipo di esseri umani vogliamo formare, Carcano risponde partendo dal titolo dell’evento: “Educare l’umano, abitare il digitale”: «Il centro –  sottolinea – resta l’umano, come è sempre stato nel mondo dell’educazione, anche se oggi quell’umano vive in un contesto digitale.  Che, poi, è una grande risorsa per la vita quotidiana, per la salute e per la possibilità di non svolgere più attività noiose e ripetitive».

Il rischio, però, è pensare che la realtà sia quella vituale. «La realtà dell’umano è ancora, e sarà sempre, una realtà di relazioni, di rapporti con gli altri, di domande sulla vita». Il digitale ha un suo fascino, e per i ragazzi il pericolo è di andare ad abitare soltanto quel mondo, che però non è quello dei bisogni, delle relazioni umane e delle grandi domande. «Perché dentro il mondo digitale le grandi domande non trovano una risposta».

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Pubblicato il 22 Ottobre 2026
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