L’intelligenza artificiale è già nella vita dei ragazzi. A Materia si parla di scuola, futuro e lavoro
Il 29 ottobre a Castronno un incontro promosso da Confartigianato Imprese Varese per riflettere su adolescenti, educazione e intelligenza artificiale. Tra rischi, opportunità e nuove responsabilità
Nove adolescenti su dieci usano l’intelligenza artificiale. Quattro su dieci si sono rivolti a un chatbot quando erano tristi, soli o in ansia. Più di sei su dieci dichiarano che parlare con l’IA li soddisfa più di una conversazione con una persona. E quasi uno su due le ha raccontato fatti personali. Sono dati di Save the Children, riferiti al febbraio 2026, che raccontano quanto profondamente questa tecnologia sia già entrata nella vita dei più giovani.
Mentre il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale oscilla spesso tra entusiasmi incondizionati e previsioni apocalittiche, c’è una realtà che merita di essere osservata più da vicino: quella di ragazzi che la utilizzano ogni giorno, di insegnanti che devono ripensare il proprio lavoro, di famiglie che cercano di comprendere un cambiamento rapidissimo.
È da qui che partirà «Crescere qui. Ragazzi, scuola e intelligenza artificiale», l’incontro promosso da Confartigianato Imprese Varese, in programma giovedì 29 ottobre a Materia, lo spazio di VareseNews a Castronno.
Un appuntamento che vuole andare oltre la discussione sulla tecnologia per affrontare una questione più profonda: come si cresce, si studia, si costruisce la propria identità e ci si prepara al lavoro in un mondo nel quale le macchine sono ormai capaci di scrivere, rispondere, elaborare informazioni e simulare conversazioni?
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A Materia un confronto che prosegue da mesi
L’incontro si inserisce in un percorso che a Materia si è sviluppato attraverso numerose occasioni di approfondimento, coinvolgendo università, giornalisti, studiosi ed esperti di comunicazione.
Un confronto che ha visto protagoniste anche le due università del territorio, con Luca Mari allora docente della Liuc e Davide Boni dell’Università dell’Insubria, e che ha affrontato l’intelligenza artificiale da prospettive molto diverse.
Ci sono state le esperienze dei giornalisti Luca Tremolada e Alberto Puliafito, impegnati anche nella divulgazione e nel confronto con il mondo della scuola. Quelle di Arturo Di Corinto e Michele Mezza, che hanno portato l’attenzione sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale nell’informazione, nei conflitti e negli equilibri di potere. E ancora le riflessioni di Andrea Boscaro e don Matteo Resteghini anche a partire dal rapporto tra innovazione tecnologica e pensiero della Chiesa, e di Matteo Flora per Filosofarti con le questioni legate alle piattaforme e alla gestione dei dati.
Esperienze differenti, unite da un elemento comune: la volontà di capire prima di giudicare, evitando sia la demonizzazione della tecnologia sia l’idea che ogni innovazione rappresenti automaticamente un progresso.
Ora il confronto entra direttamente nelle aule scolastiche e nella vita quotidiana degli adolescenti. Perché se l’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo degli adulti, per i ragazzi rappresenta qualcosa di ancora diverso: una presenza con cui stanno crescendo.
Se l’intelligenza artificiale sa scrivere un tema, che cosa deve insegnare la scuola?
È una delle domande che attraverseranno la serata. Se un chatbot è in grado di svolgere un compito, riassumere un libro, risolvere un problema o preparare una ricerca, quale deve essere il ruolo della scuola? E soprattutto, come si può evitare che uno strumento capace di ampliare le possibilità di apprendimento finisca per indebolire la capacità di ragionare autonomamente?
A confrontarsi su questi temi ci sarà Luca Mari, docente della Cattolica, che proprio nel 2026 ha pubblicato, insieme a Susanna Sancassani, il libro L’intelligenza artificiale di Pinocchio. Ha ancora senso apprendere nell’era dei chatbot?.
Mari propone una riflessione che supera la semplice contrapposizione tra vietare e consentire. L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento per sviluppare nuove competenze, ma anche una scorciatoia che porta a delegare alla macchina lo sforzo di pensare.
Il punto decisivo è imparare a «metterci la firma», come ha scritto lo stesso Mari: assumersi cioè la responsabilità di ciò che si produce, anche quando si utilizzano strumenti di intelligenza artificiale.
Una questione che riguarda la scuola, ma anche il mondo del lavoro.
Ragazzi fragili, ma anche protagonisti dell’innovazione
C’è infatti un’altra faccia di questa trasformazione, particolarmente importante per il territorio varesino. Nel 2025 le imprese della provincia prevedevano oltre 62mila assunzioni, ma nel 51,4% dei casi hanno incontrato difficoltà a trovare le persone con le competenze richieste. Secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confartigianato Varese, nel primo trimestre del 2026 questa difficoltà ha messo a rischio fino a 105 milioni di euro di produzione.
Contemporaneamente, il divario nell’adozione dell’intelligenza artificiale tra piccole e grandi imprese rimane significativo: la utilizza il 15,7% delle piccole e medie imprese italiane, contro il 53% delle grandi. E tra gli ostacoli principali non c’è soltanto la disponibilità economica, ma soprattutto la mancanza di competenze.
Un dato, in particolare, offre una prospettiva interessante: le piccole imprese che impiegano giovani sotto i trent’anni utilizzano l’intelligenza artificiale sette punti percentuali in più rispetto alle altre.
Significa che i ragazzi non sono soltanto persone da proteggere dai rischi della tecnologia. Possono essere anche coloro che portano conoscenze, innovazione e nuove opportunità dentro le aziende.
È una prospettiva che spiega il coinvolgimento di Confartigianato Imprese Varese. Il rapporto tra scuola e lavoro non riguarda più soltanto l’orientamento verso una professione, ma la capacità di costruire competenze che permettano ai giovani di affrontare trasformazioni sempre più rapide.
In una piccola impresa, inoltre, il rapporto tra conoscenza e responsabilità è immediato. Un errore in un progetto, in un calcolo o in una comunicazione può avere conseguenze concrete. E imparare a rispondere del proprio lavoro diventa parte integrante della formazione.
Educazione, identità e il valore delle relazioni
Il confronto del 29 ottobre vedrà anche la partecipazione di Cristina Boracchi, filosofa, già dirigente del liceo Crespi di Busto Arsizio e direttrice di FilosofArti.
La sua esperienza nel mondo della scuola e la sua attenzione alle fragilità degli adolescenti offrono una prospettiva fondamentale per comprendere una generazione che vive immersa negli strumenti digitali.
Il tema non riguarda soltanto il tempo trascorso davanti a uno schermo. Riguarda il modo in cui i ragazzi costruiscono la propria identità, cercano risposte, affrontano la solitudine e stabiliscono relazioni.
Quando un adolescente sceglie di raccontare le proprie difficoltà a un sistema di intelligenza artificiale, quali bisogni sta esprimendo? E quale ruolo rimane agli adulti, alla scuola e alla comunità educativa?
Domande che non possono trovare risposta in una soluzione tecnologica, ma richiedono un confronto tra generazioni.
A portare l’esperienza concreta della scuola sarà anche Daniele Marzagalli, dirigente dell’istituto Newton di Varese, una realtà che conta circa 1.500 studenti e che ha sviluppato esperienze di collaborazione con il mondo produttivo.
Il suo approccio, legato all’idea di un umanesimo tecnologico, mette insieme formazione tecnica, cultura e rapporto con il territorio. Una prospettiva nella quale l’intelligenza artificiale non rappresenta un mondo separato dall’educazione, ma una delle sfide con cui la scuola deve misurarsi quotidianamente.
Di chi sono i dati che affidiamo alle macchine?
C’è infine una questione che attraversa tutte le altre e che riguarda direttamente il futuro dei ragazzi: chi custodisce ciò che l’intelligenza artificiale impara su di noi?
Ogni domanda, ogni conversazione e ogni informazione personale condivisa con una piattaforma può entrare in un sistema di raccolta e trattamento dei dati. Comprendere chi gestisce queste informazioni, con quali finalità e con quali garanzie è una delle grandi sfide educative del nostro tempo.
Su questo terreno si inserisce la riflessione di Nicola Zanardi, fondatore di Hublab, ideatore della Milano Digital Week e direttore di Equilibri, magazine della Fondazione Eni Enrico Mattei.
Zanardi ha sviluppato negli anni una riflessione sul valore economico e sociale dei dati, arrivando a proporre il concetto di «Webfare», un dividendo generato dall’utilizzo dei dati da destinare al welfare, a partire proprio dall’educazione.
Una prospettiva che allarga il dibattito: l’intelligenza artificiale non cambia soltanto il modo in cui impariamo o lavoriamo, ma anche il rapporto tra conoscenza, ricchezza e potere.
E pone una domanda che riguarda il futuro delle nuove generazioni: se i dati prodotti dalle persone diventano una risorsa economica per le grandi piattaforme, quale parte di quel valore deve tornare alla collettività?
Crescere qui, tra scuola, imprese e comunità
Il titolo scelto per l’incontro, Crescere qui, richiama una dimensione precisa: quella del territorio.
Perché il futuro dell’intelligenza artificiale non si decide soltanto nei laboratori delle grandi aziende tecnologiche o nelle sedi delle istituzioni internazionali. Si costruisce anche nelle scuole, nelle famiglie, nelle piccole imprese e nei luoghi dove le persone si incontrano per discutere.
Che cosa deve saper fare un ragazzo di sedici anni che una macchina non sa fare? Come può impararlo? E quali opportunità troverà nel territorio in cui vive?
Sono interrogativi che tengono insieme educazione, orientamento, responsabilità e lavoro.
A confrontarsi su questi temi, giovedì 29 ottobre a Materia, a Castronno, nell’incontro promosso da Confartigianato Imprese Varese, con Sara Bartolini saranno Luca Mari, docente della Cattolica ed esperto di intelligenza artificiale, Cristina Boracchi, filosofa, già dirigente del liceo Crespi di Busto Arsizio e direttrice di FilosofArti, Nicola Zanardi, fondatore di Hublab e ideatore della Milano Digital Week, e Daniele Marzagalli, dirigente dell’istituto Newton di Varese. A moderare e presentare l’incontro sarà Michele Mancino, vicedirettore di VareseNews.
Quattro voci che porteranno prospettive diverse, dalla filosofia all’educazione, dalla trasformazione digitale al rapporto tra scuola e mondo produttivo, per affrontare una questione che riguarda tutti.
Perché la domanda non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nella vita dei ragazzi. Ci è già entrata. La vera sfida è capire come accompagnarli a diventare persone capaci di usarla senza rinunciare a pensare, scegliere e assumersi le proprie responsabilità.
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