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Il 92% degli europei è favorevole a regole per i social ai minori e l’Europa ci prova con il Kids Act

Il nuovo episodio di “Giù le mani dall’Europa” affronta anche le difficoltà nella verifica dell’età e il ruolo delle famiglie nell’accompagnare bambini e adolescenti nell’uso consapevole dei dispositivi digitali

Piccola England


L’Unione Europea prepara nuove regole per proteggere bambini e adolescenti dai rischi legati all’uso dei social media. È questo il tema al centro della nuova puntata di “Giù le mani dall’Europa”, il podcast di Radio Materia condotto da Massimo Gaudina e Vincenzo Salvatore, che ha approfondito la proposta di normativa europea conosciuta come Kids Act.

Gaudina, ex giornalista, funzionario europeo e docente a contratto all’Università di Milano, e Salvatore, docente di Diritto dell’Unione Europea all’Università dell’Insubria, hanno analizzato obiettivi, possibili effetti e criticità di una legislazione che punta a intervenire direttamente sul rapporto tra minori e piattaforme digitali. Alla regia Orlando Mastrillo.

Social e minori, perché l’Europa vuole intervenire

Alla base dell’iniziativa ci sono i dati sugli effetti che un uso intenso dei social può avere sui più giovani. Ansia, stress, dipendenza e disturbi del sonno sono tra le conseguenze più frequentemente associate a un’esposizione prolungata a piattaforme progettate per trattenere l’utente il più a lungo possibile. Il tema, spiegano i due speaker, non riguarda soltanto il tempo trascorso davanti allo schermo, ma anche i meccanismi attraverso i quali le applicazioni catturano l’attenzione, soprattutto nelle fasce d’età più vulnerabili. La richiesta di un intervento europeo arriva anche dai cittadini. Nel corso della puntata viene ricordato come il 92% degli europei si dichiari favorevole a misure più forti per la protezione dei minori online.

Dal divieto sotto i 13 anni ai “mini account”

Uno degli aspetti più rilevanti del Kids Act riguarda la distinzione tra diverse fasce d’età. Per i minori di 13 anni sarebbe previsto il divieto di aprire account sui social media. Tra i 13 e i 15 anni, invece, potrebbero essere introdotti “mini account” con funzionalità limitate e sottoposti al controllo dei genitori. Per gli adolescenti più grandi verrebbero previste ulteriori forme di tutela, con regole calibrate in base all’età e al livello di autonomia. L’obiettivo è evitare un approccio unico per tutti e costruire invece un sistema graduale, che tenga conto delle differenti fasi della crescita.

Sotto esame anche gli algoritmi

Il punto più innovativo della proposta europea riguarda però la responsabilità diretta delle piattaforme. Il Kids Act non dovrebbe limitarsi a fissare divieti per gli utenti, ma intervenire anche sul modo in cui social network e applicazioni vengono progettati. Nel mirino ci sono soprattutto quei meccanismi pensati per prolungare il tempo di permanenza online, come lo scorrimento continuo dei contenuti e i video o reel potenzialmente infiniti. L’idea è quindi agire alla fonte, chiedendo alle aziende tecnologiche di modificare gli strumenti che possono favorire comportamenti compulsivi e forme di dipendenza.

Regole comuni in tutta l’Unione Europea

Un altro obiettivo è evitare che ogni Paese proceda in ordine sparso. Alcuni Stati, come la Francia, hanno già introdotto proprie regole sul tema, ma il rischio è quello di creare un quadro frammentato. La proposta europea punta invece a stabilire standard minimi validi in tutti i Paesi dell’Unione. Il Kids Act si inserirebbe così in un sistema normativo che negli ultimi anni ha già visto l’adozione del Digital Services Act e del Digital Markets Act, due provvedimenti con cui Bruxelles ha rafforzato le regole per le grandi piattaforme digitali.

Per Massimo Gaudina e Vincenzo Salvatore, proprio la dimensione europea rappresenta uno degli elementi centrali: una regolamentazione comune può avere maggiore forza nei confronti di operatori tecnologici che agiscono su scala globale.

Il problema della verifica dell’età

Resta però una questione tutt’altro che semplice: capire come verificare concretamente l’età di chi apre un account. I divieti rischiano infatti di essere facilmente aggirati se non vengono accompagnati da sistemi di controllo efficaci. Allo stesso tempo, qualsiasi strumento di verifica deve fare i conti con la tutela della privacy e con la necessità di non raccogliere una quantità eccessiva di dati personali. È uno dei nodi che dovrà essere affrontato nella fase di definizione delle nuove regole.

Il ruolo delle famiglie

La normativa, da sola, non può però risolvere ogni problema. Nel podcast viene sottolineato anche il ruolo dei genitori nell’accompagnare bambini e ragazzi nell’uso dei dispositivi digitali. Monitorare l’attività online è una parte del problema, ma la riflessione riguarda anche l’età in cui smartphone e tablet entrano nella vita quotidiana dei più piccoli.

Gaudina e Salvatore richiamano in particolare l’attenzione sull’abitudine di utilizzare il telefono come strumento per intrattenere o tranquillizzare i bambini fin dai primi anni di vita. Un comportamento che può rendere più difficile, successivamente, stabilire limiti e regole.

La sfida posta dal Kids Act, dunque, non riguarda soltanto Bruxelles e le grandi piattaforme digitali. Chiama in causa istituzioni, aziende tecnologiche, scuole e famiglie, con l’obiettivo di costruire un ambiente digitale più sicuro per bambini e adolescenti.

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Pubblicato il 07 Ottobre 2026
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