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Cesare Zapperi: «Salvini, Vannacci e la Lega spaccata alla vigilia di Pontida»

Il cronista politico del Corriere della Sera, che segue la Lega dai tempi di Bossi, sarà a Materia mercoledì 23 settembre per raccontare come sarà andata a Pontida ed entrare nei retroscena della politica di Salvini e Vannacci

Generico 14 Sep 2026

«Vannacci in questo momento è il prodotto politico più nuovo che c’è sul mercato. Lui lo sa e fa il pieno nelle piazze e cresce nei sondaggi elettorali». Cesare Zapperi è giornalista della redazione politica del Corriere della Sera, dove segue le vicende della Lega fin dalla nascita del partito di Umberto Bossi. Sarà a Materia, per un incontro dedicato al racconto giornalistico di Matteo Salvini e Roberto Vannacci. Lo abbiamo intervistato alla vigilia di Pontida.

Quando hai iniziato a occuparti di Matteo Salvini e di Roberto Vannacci?

«Della Lega mi occupo praticamente dalla nascita, dai tempi di Umberto Bossi. Lungo il cammino, seguendo le evoluzioni del partito, mi sono imbattuto in Salvini nel 2013, la famosa notte delle scope alla fiera di Bergamo. Un’altra tappa importante è stata l’incontro con Roberto Vannacci, che doveva essere una risorsa da usare per le elezioni europee del 2024: Salvini aveva un calo di consensi e colse l’opportunità di un volto nuovo e in ascesa di popolarità. Comparve a Milano, a sorpresa, alla presentazione di un libro di Salvini: i giornali parlavano di lui per «Il mondo al contrario», ma non si sapeva ancora del suo legame con il leader leghista. Pochi mesi dopo era candidato indipendente nelle liste della Lega alle Europee, eletto trionfalmente con 500mila preferenze in tutta Italia. Due mesi più tardi, al congresso di Firenze, prese la tessera della Lega. Poi conosciamo l’epilogo della sua esperienza leghista».

Il Corriere della Sera affida sempre a te gli articoli sulla Lega che finiscono in prima pagina?

«No, questo compito è affidato principalmente a Marco Cremonesi, collega milanese che da qualche anno si è trasferito a Roma e che ha una lunga conoscenza della Lega. Poiché il partito ha raggiunto dimensioni notevoli, con il picco del 34% dei voti nel 2019, si è resa necessaria una copertura più ampia: lavorando nella redazione politica del Corriere, sono stato affiancato a Marco. Ci alterniamo: lui, essendo a Roma, segue quel fronte, io, stando a Milano e al Nord, seguo gli appuntamenti di Salvini e spesso anche quelli di Vannacci».

Come vieni vissuto da questi due personaggi, visto che hai modo di parlarci direttamente?

«Salvini apparentemente ha un rapporto franco e diretto con i giornalisti, ma io non ho un rapporto personale con lui, nonostante lo segua da quindici anni: sta molto sulle sue. Fa eccezione con qualche giornalista che considera amico: io non credo di essere né un amico né un nemico. Con Vannacci la cosa da non fare è cercare lo scontro, come fanno molti colleghi che vanno all’attacco: lui allora tira fuori il suo abito mentale da soldato e ingaggia una guerriglia verbale in cui è abilissimo. Se invece lo si affianca con domande poste in maniera serena, non conflittuale ma nemmeno remissiva, si può dialogare, anche se anche lui alza una corazza notevole perché vuole vendere quello che interessa a lui, non quello che interessa all’interlocutore».

Qual è il sentimento dei militanti leghisti sul territorio?

«Diversi esponenti locali si sono un po’ allontanati da Salvini. Lui negli ultimi tempi si è molto “romanizzato” e questa è la critica che gli viene rivolta più spesso. Per anni aveva avuto un buon rapporto con Attilio Fontana, ma negli ultimi tempi si è molto guastato: anzi, Fontana è diventato la punta di diamante della contestazione interna. Anche il segretario provinciale di Varese mi risulta su posizioni di dissenso ed è un elemento di spicco della Lega varesina. Salvini ha creato molto malumore, come si è visto di recente in una riunione con tanti esponenti del partito contrari alla sua linea, che chiedono un passo di lato o addirittura indietro».

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Siamo alla vigilia di Pontida. Qual è la situazione, dal tuo osservatorio?

«È un grande punto di domanda. Si potrebbe usare la solita immagine della quiete prima della tempesta, se non ci fosse il rischio che la tempesta non si verifichi affatto: la settimana scorsa, all’incontro tra Salvini e i governatori, sembrava dovesse succedere di tutto e invece non è successo nulla. Di fronte a Pontida ci sono due ipotesi: o un vuoto, una scarsa partecipazione, con molti meno pullman e molta meno adesione rispetto al passato, oppure una vera e propria contestazione. Per la prima volta ci vado con una curiosità particolare: di solito era un rito, una celebrazione laica della politica leghista, con un “sacerdote”, prima Bossi poi Salvini, che dava il suo credo al popolo, e il popolo applaudiva. Stavolta è imprevedibile: posso immaginare cosa dirà Salvini, ma non cosa diranno Romeo, Fontana o Zaia, e quali reazioni provocheranno le loro parole nella base. Se si andrà allo scontro, rischia di essere un saloon da Far West; se cercheranno toni morbidi, potrebbero essere contestati, perché la base, per quanto mi risulta, è piuttosto in effervescenza. È una Pontida molto diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta».

Zaia non ha mai avuto un ruolo di primo piano a Pontida. Eppure oggi appare come l’alternativa più forte alla leadership di Salvini.

«Userei il condizionale: sarebbe l’unica alternativa praticabile per la leadership della Lega. Il problema di Zaia, e di chi lo sostiene, è che non mette fuori il naso: nei momenti topici, per scelta tattica o per qualcuno per mancanza di coraggio, non scende in campo aperto. L’ho seguito spesso anche in Veneto, alle elezioni: è un grande navigatore della politica, non ama lo scontro diretto. Invece, secondo me, chi ha ambizioni o ritiene che il corso della Lega debba cambiare, in questo momento dovrebbe esporsi di più. Immagino che a Pontida non farà un discorso di rottura, come non l’ha fatto nemmeno la settimana scorsa nell’incontro con i governatori, lasciando un po’ spiazzati i suoi compagni di cordata, che si aspettavano un’iniziativa e invece lo hanno visto usare toni concilianti. È una delle ambiguità del fronte opposto a Salvini».

E Vannacci, in tutto questo?

«Vannacci probabilmente se la ride: è il classico che sta sulla riva del fiume. Qualsiasi cosa faccia la Lega, per lui è comunque un risultato positivo, perché ha usato quel treno per quel che gli serviva, diventando prima deputato, poi assumendo un ruolo istituzionale, per poi scendere rapidamente e continuare a usare più o meno le stesse parole d’ordine. Ha però un vantaggio rispetto alla Lega: non è mai stato al governo negli ultimi quattro anni, quindi quando dice di non volere gli immigrati lo fa senza il contrappeso di chi gli chiede “tu, in questi quattro anni, cosa hai fatto?”, un’obiezione che invece pesa sulla Lega. L’ho seguito fin dalla prima uscita pubblica, a Vigevano, lo scorso maggio, quando ero l’unico cronista presente: riempì mezza piazza Ducale, una scena che mi sorprese. Cominciai allora a dire ai miei superiori in redazione di fare attenzione, perché stava facendo presa sulla gente, sui giovani e sulle donne, con slogan che possiamo giudicare facili, “di pancia”, ma di grandissimo effetto. C’è poi l’elemento della novità, che si può discutere quanto sia reale, ma che agli occhi della gente funziona, soprattutto tra chi non votava da anni o non avrebbe votato affatto, e che trova in lui una risposta. Alla prova del governo restano dei dubbi sulla sua capacità di dare risposte diverse da chi lo ha preceduto, ma in questo momento Vannacci è il prodotto politico più nuovo che c’è sul mercato».

Eppure è anche chi non ha scrupoli nel definirsi, con orgoglio provocatorio, parte della “feccia”, e che sta intercettando consenso anche a livello locale, dove di novità in realtà non c’è nulla.

«Esatto. Dal punto di vista metodologico, il meccanismo è per certi aspetti lo stesso usato quattro anni fa da Giorgia Meloni, quando si definiva underdog: quello vittimistico, di finta umiltà, di chi dice di arrivare dal sottobosco e improvvisamente emerge. Anche Vannacci usa questa metodologia, ma con una spregiudicatezza decisamente superiore: nei toni, nella comunicazione, anche nell’uso dell’intelligenza artificiale. I richiami al fascismo e a parole d’ordine che pensavamo dimenticate sono molto forti, e bisogna dire che hanno presa: la sua ascesa, sondaggio dopo sondaggio, continua a crescere. Credo sia un problema anche, e soprattutto, per il centrodestra».

L’appuntamento a Materia

L’intervista anticipa l’incontro pubblico con Cesare Zapperi in programma il 23 settembre 2026, dalle 21 alle 23, a Materia Spazio Libero, in via Confalonieri 5 a Castronno.

L’appuntamento, dal titolo “Dalle felpe al generale: come si raccontano Salvini e Vannacci”, è a ingresso gratuito.

Prenota il tuo posto.

Via Confalonieri, 5

Castronno

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di settembre

Marco Giovannelli
marco@varesenews.it
La libertà è una condizione essenziale della nostra vita. Non ci può essere libertà senza consapevolezza e per questo l’informazione è fondamentale per ogni comunità.
Pubblicato il 18 Settembre 2026
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