Omicidio Carol Maltesi, la Corte d’Assise d’Appello conferma l’ergastolo per Davide Fontana
I giudici del secondo grado "ter" riconoscono nuovamente l'aggravante della premeditazione per il delitto avvenuto nel gennaio 2022 a Rescaldina. Si chiude così il sesto passaggio processuale della vicenda
Arriva un nuovo verdetto nel lungo e complesso iter giudiziario per l’omicidio di Carol Maltesi, la 26enne uccisa l’11 gennaio 2022 nella sua abitazione di Rescaldina. La Corte d’Assise d’appello di Milano, nel processo di secondo grado “ter”, ha condannato all’ergastolo Davide Fontana, l’ex bancario responsabile del delitto, riconoscendo nei suoi confronti l’aggravante della premeditazione.
La decisione giunge in seguito al pronunciamento della Corte di Cassazione del febbraio 2026, che aveva annullato con rinvio la precedente sentenza di secondo grado per approfondire le motivazioni relative alla sussistenza della premeditazione.
La ricostruzione della vicenda
L’omicidio avvenne durante un incontro nell’abitazione della ragazza. Fontana la colpì con un martello per poi tagliarle la gola e sezionarne il corpo, abbandonando successivamente i resti nel Bresciano dopo averli conservati per mesi in un congelatore. Nelle settimane successive, l’uomo aveva continuato a utilizzare lo smartphone della vittima, rispondendo ai messaggi di familiari e conoscenti per simularne la presenza. Il riconoscimento della ragazza fu reso possibile grazie all’aiuto di un giornalista, Andrea Tortelli, che risalì all’identità della ragazza grazie alla pubblicazione di alcune foto che ritraevano i tatuaggi sul corpo della 27enne.
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I passaggi giudiziari
Il percorso processuale si era aperto nel giugno 2023 con la condanna di primo grado a 30 anni per omicidio volontario, soppressione e occultamento di cadavere, sentenza in cui erano state escluse le aggravanti. Nel 2024 la prima Corte d’Assise d’appello aveva riformato la decisione introducendo le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, comminando l’ergastolo.
Dopo i successivi annullamenti con rinvio disposti dalla Cassazione incentrati sulla valutazione della premeditazione, la Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la massima pena, ritenendo sussistente l’aggravante contestata.
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