Alberi, rifugi climatici e lotta all’inquinamento: Saronno Civica presenta il piano per contrastare i cambiamenti climatici in città
Airoldi ha definito il Piano "non un mero adempimento burocratico, ma un dovere istituzionale e politico definito inderogabile, per lasciare alle prossime generazioni una città più sicura, sostenibile e accogliente"
Anche i cittadini di Saronno quest’anno hanno sperimentato sulla propria pelle i disagi e i problemi di quella che è stata definita l’estate più calda di sempre. Uno scenario destinato non solo a ripetersi ma ad aggravarsi se non si troverà il modo di contenere i fattori che portano all’aumento del riscaldamento globale. Ma intanto che nelle alte sfere si pensa a cosa fare (o si ignora il problema), cosa si può fare su una scala più ridotta, in una città come Saronno che sta ai margini di una pianura “bollente” e tra le aree più inquinate d’Italia?
Saronno Civica ha provato a dare delle risposte e delle soluzioni con il Piano Integrato per la Transizione Ecologica e Climatica, presentato questa mattina. «Una proposta articolata pensata per rispondere agli effetti del cambiamento climatico sulla città – ha detto Augusto Airoldi presentando il Piano – Un documento elaborato sulla base di evidenze scientifiche che parte da un’analisi della vulnerabilità del territorio e arriva a delineare interventi concreti su sicurezza, urbanistica, energia e mobilità, con un orizzonte temporale di dieci anni».
Un’estate che ha mostrato le fragilità della città
Il punto di partenza del piano è la fotografia scattata dall’estate appena trascorsa, definita una conferma della vulnerabilità di Saronno di fronte agli eventi climatici estremi. Circa il 60% del suolo cittadino risulta impermeabilizzato, un dato che aggrava il rischio di allagamenti nei nubifragi sempre più frequenti e intensi. A questo si aggiunge l’effetto isola di calore urbana, che nelle aree più cementificate fa registrare fino a 4 gradi in più rispetto alle zone agricole circostanti, con un aumento delle notti tropicali. Il quadro è completato dai frequenti superamenti dei limiti di PM10 e ossidi di azoto, con un impatto diretto sulla salute delle fasce più fragili della popolazione.
Quattro pilastri per una città resiliente
Il piano si regge su quattro assi principali. Il primo riguarda la protezione delle persone, attraverso la sicurezza socio-sanitaria e l’inclusione. Il secondo punta alla rigenerazione della città, con un’urbanistica verde ispirata al modello della “città spugna”. Il terzo pilastro è la decarbonizzazione, da realizzare con la transizione energetica e una mobilità più sostenibile. Il quarto riguarda infine il rilancio dell’economia locale, attraverso appalti verdi e incentivi rivolti alle imprese del territorio.
Una rete di rifugi climatici per i più fragili
Tra le misure più immediate c’è la creazione di una rete di rifugi climatici distribuiti in diversi edifici pubblici: il piano terra del municipio, con una capienza di 40 persone, la biblioteca civica e la nuova scuola Rodari, entrambe da 50 posti, e il centro diurno per persone con disabilità, che potrà accoglierne 30. L’attivazione dei rifugi dovrebbe partire da un’anagrafe della fragilità, costruita incrociando in tempo reale i dati sociosanitari di ATS e Croce Rossa, in modo da individuare chi ha effettivamente bisogno di assistenza. In ogni struttura sarebbero garantiti climatizzazione, acqua plastic-free, wi-fi gratuito e assistenza dedicata.
Il modello “città spugna” contro allagamenti e caldo
Un altro tassello importante è il modello “città spugna”, pensato per ridurre sia il rischio di allagamenti sia le temperature estive estreme. L’obiettivo è aumentare del 5% la copertura arborea cittadina e rimuovere almeno 5mila metri quadrati di asfalto, restituendo superfici permeabili che permettano all’acqua piovana di tornare in falda invece di sovraccaricare la rete fognaria. Il piano stima inoltre un abbattimento reale di un grado dell’isola di calore urbana, grazie anche a coperture naturali capaci di rinfrescare l’aria.
Comunità energetiche per abbassare le bollette
Il piano prevede anche lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili, con l’installazione di 1,5 megawatt di fotovoltaico su 15mila metri quadrati di tetti pubblici. L’obiettivo indicato è una riduzione del 55% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e un taglio dei consumi degli edifici tra il 40 e il 50%. I proventi dell’energia prodotta in eccesso dovrebbero alimentare un fondo di solidarietà energetica vincolato, destinato ad abbattere le bollette di oltre 100 famiglie fragili ogni anno.
Un gemello digitale per monitorare la città
Tra le proposte più innovative figura l’adesione a piattaforme che permettono la creazione di un “gemello digitale” della città, basato su una rete capillare di sensori IoT integrata con l’intelligenza artificiale. Il sistema dovrebbe garantire un monitoraggio in tempo reale della qualità dell’aria e delle isole di calore, oltre a stress test predittivi in grado di anticipare scenari di blackout o allagamenti prima che si verifichino. Questo permetterebbe di ottenere informazioni indispensabili e un sistema di allerta precoce per la rete di Protezione civile.
Mobilità e rifiuti: meno sprechi, più sostenibilità
Sul fronte della mobilità il piano prevede la realizzazione di oltre 3 chilometri di piste ciclabili drenanti, la creazione di un hub micro-logistico in zona a traffico limitato per le consegne a zero emissioni e la progressiva elettrificazione del trasporto pubblico locale. Sul fronte dei rifiuti, invece, si punta sulla tariffazione puntuale, che farebbe pagare i cittadini solo in base alla quantità di indifferenziato prodotto, sull’attivazione a regime del nuovo centro del riuso e su una lotta più incisiva allo spreco alimentare nelle mense e nella grande distribuzione.
Cittadini coinvolti tra app e assemblee
Il piano dedica ampio spazio alla partecipazione dei cittadini. «E’ un fattore indispensabile – ha detto Airoldi – Si possono prevedere ad esempio app che premiano con un sistema di punti l’uso dei mezzi sostenibili, il car-pooling e la riduzione dei rifiuti, con sconti diretti sulla TARI come incentivo. Sul piano istituzionale si propone la creazione di un’Assemblea cittadina per il clima, una consulta permanente e tavoli di quartiere e negli oratori. Il piano prevede inoltre il coinvolgimento dei giovani saronnesi tra i 18 e i 29 anni nel programma internazionale Youth4Climate dell’ONU, oltre all’adesione a reti nazionali come il Festival dello sviluppo sostenibile e il circuito dei Comuni ciclabili promosso da FIAB.
Tre fasi in dieci anni, senza pesare sul bilancio comunale
Dal punto di vista temporale il piano è suddiviso in tre fasi: una prima fase di uno-due anni dedicata all’avvio, alla diagnosi territoriale e all’apertura di uno sportello energia; una seconda fase di tre-cinque anni destinata ai cantieri infrastrutturali del modello “città spugna” e all’installazione delle reti per le comunità energetiche; una terza fase di sei-dieci anni di consolidamento, scalabilità e monitoraggio continuo. L’investimento complessivo stimato nel decennio è compreso tra 10 e 15 milioni di euro, da reperire attraverso finanza di progetto, fondi della Fondazione Cariplo, fondi europei e PNRR e incentivi GSE, senza gravare sul bilancio comunale ordinario.
Airoldi ha annunciato che in questi giorni il piano verrà allegato ad una proposta di delibera di indirizzo per sottoporre questa importante problematica (ma anche delle soluzioni) alla discussione in Consiglio comunale: «Non è una proposta ideologica, non è definitiva e possono essere studiate altre ipotesi e soluzioni – ha concluso l’ex sindaco – Sono temi che riguardano tutti e non dobbiamo considerare le possibili soluzioni come un mero adempimento burocratico, ma un dovere istituzionale e politico inderogabile, per lasciare alle prossime generazioni una città più sicura, sostenibile e accogliente».

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