Il centrodestra: «Rescaldina “città dei bambini”, ma per pre e post scuola i costi più alti della zona»
Dopo la mozione presentata a luglio in consiglio comunale, tariffe per i servizi di pre e post scuola ancora nel mirino dell'opposizione a Rescaldina
«In un Comune che ha fatto della città dei bambini la propria bandiera, non è accettabile che a pagare il conto più alto siano i genitori, e che a rimetterci di più siano proprio le famiglie che guadagnano meno». Tariffe per i servizi di pre e post scuola ancora nel mirino dell’opposizione a Rescaldina: dopo le critiche di metà luglio e la mozione presentata in consiglio comunale qualche settimana dopo, il centrodestra torna infatti a stigmatizzare l’aumento del costo dei due servizi.
«Rescaldina si presenta da anni come una “città dei bambini” – sottolineano da Cambia Rescaldina -. Il Comune ha un consiglio dei bambini e delle bambine attivo ormai da diversi anni, un laboratorio “Città dei Bambini” che riunisce parte politica, uffici, scuole e associazioni, un assessore con delega dedicata e un bilancio partecipativo che riserva ai più piccoli una quota di risorse. Un impianto di cui l’amministrazione va orgogliosa. Ma quando si passa dalle feste alle bollette, il quadro cambia: sul servizio di pre e post scuola le famiglie rescaldinesi pagano più che in qualunque Comune vicino, e dal prossimo anno scolastico chi ha un reddito basso perderà la protezione dell’ISEE».
Una revisione al ribasso delle tariffe inizialmente deliberate nelle scorse settimane c’è stata, ma per il centrodestra non basta. «Anche dopo il taglio, Rescaldina resta in cima alla classifica dei costi – è la critica di Cambia Rescaldina -. Il servizio è gestito, per conto dell’Azienda So.Le., dalla Cooperativa Fides, la stessa che opera in numerosi Comuni della zona. A parità di gestore, il pre e post scuola costa 345 euro l’anno a Legnano e 464 a Parabiago, contro i 1.181 di Rescaldina: oltre tre volte tanto».
Non solo: «Fino allo scorso anno il pre e post scuola era tariffato per fasce di reddito: la tabella ufficiale delle tariffe comunali prevedeva, per un residente, quote settimanali crescenti a seconda dell’ISEE, a partire da 22 euro per la fascia più bassa. Per il 2026/2027 quel criterio scompare: la tariffa diventa unica per tutti i residenti, 34 euro a settimana per il primo figlio, con soli sconti per il secondo e il terzo, a prescindere dal reddito dichiarato. Il risultato è che una famiglia con ISEE basso, che l’anno scorso pagava 22 euro a settimana, quest’anno ne paga 34: oltre il 50 per cento in più, e senza più alcuna forma di gradualità legata alle condizioni economiche. Il contrasto è evidente proprio all’interno dei servizi comunali: sulla refezione scolastica le fasce ISEE restano in vigore, pur con aumenti applicati da settembre, con la quota a pasto della fascia più alta salita da 5,60 a 5,90 euro, mentre sul pre e post scuola vengono eliminate del tutto».
«In consiglio comunale, il 31 luglio, l’amministrazione aveva motivato gli aumenti con l’esigenza di coprire i costi reali del servizio e di garantire l’equilibrio del bilancio, evitando disavanzi. La successiva riduzione delle tariffe, a poche settimane di distanza, apre una domanda legittima: se il taglio è stato possibile senza compromettere i conti, quegli importi erano davvero necessari?», conclude il centrodestra, che chiede «il ripristino della tariffazione per fasce ISEE sul pre e post scuola» e «la pubblicazione dell’analisi dettagliata dei costi del servizio», per valutare «quanto pesa sulle famiglie e quanto sul bilancio comunale».
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