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Nameless, dj a 15 anni: “Non mi fanno entrare nei locali ma voglio che questo diventi il mio lavoro”

Federico, spalleggiato dal papà che gli fa da manager, per ora può esibirsi solo in contesti come festival e feste diurne. Insieme a lui c'è Mike M che ha 27 anni e propone generi meno noti della musica elettronica

dj nameless mikem


A Varese la musica elettronica parla attraverso due generazioni diverse. Da una parte Federico, in arte Nameless, DJ e producer di 15 anni che ha iniziato a coltivare la propria passione da bambino; dall’altra Mike M., 27 anni, artista legato alla techno industriale e cofondatore del format Sound School. Due percorsi differenti, uniti dal desiderio di trasformare la musica in qualcosa di più di un semplice passatempo.

Ospiti di Arianna Bonazzi nel programma radiofonico NOIse, i due DJ hanno raccontato la propria evoluzione artistica, le difficoltà del lavoro e gli ostacoli incontrati da chi prova a proporre musica elettronica in Italia, soprattutto lontano dai grandi centri.

Nameless, dalla scoperta di Avicii alla produzione musicale

Federico ha scoperto la musica elettronica a otto anni, guardando un documentario dedicato ad Avicii. Un anno più tardi ha ricevuto la sua prima console, mentre a dieci anni l’incontro con Martin Garrix gli ha fatto comprendere che quella passione avrebbe potuto diventare una professione.

Oggi frequenta il liceo economico-sociale e studia alla Fonic Electronic Music School. Accanto all’attività da DJ dedica molto tempo alla produzione, la parte più tecnica e impegnativa del suo percorso. Ha già pubblicato brani come “Carillon” e “Free” sulle piattaforme digitali e guarda soprattutto alla Future House e all’EDM, pur adattando le proprie selezioni alle richieste delle serate.

Per un artista di 15 anni, però, l’età rappresenta anche uno dei principali ostacoli. L’accesso ai locali notturni è limitato e le occasioni per esibirsi si concentrano soprattutto in festival, feste private ed eventi pensati anche per un pubblico più giovane.

Fondamentale è il sostegno della famiglia. Federico descrive il padre come il proprio «manager» e la propria «spalla destra», una presenza importante sia per gli spostamenti sia per la gestione delle opportunità professionali.

Mike M., il lavoro quotidiano e la scena underground

Il percorso di Mike M. è iniziato intorno ai 15 anni, osservando gli amici che già si avvicinavano alle console e seguendo artisti come Skrillex. Con il tempo la passione si è trasformata in un progetto più strutturato, alimentato anche dagli studi alla scuola Wave di Milano.

A differenza di Nameless, Mike deve conciliare la musica con un lavoro part-time in un cocktail bar di Varese. Una scelta necessaria per sostenersi e continuare a investire in attrezzatura, formazione e produzione.

Il suo universo musicale è quello della Hard Techno e dell’Industrial, con influenze che arrivano anche dall’EDM. Ha suonato in locali milanesi e, insieme ad altri artisti, ha dato vita a Sound School, un format nato per portare a Varese generi che trovano poco spazio nei circuiti tradizionali, come Drum and Bass e Jungle.

Il progetto risponde a una difficoltà concreta: in provincia le occasioni dedicate alla musica elettronica meno commerciale sono limitate. Chi vuole proporre sonorità di nicchia deve spesso spostarsi verso Milano oppure costruire autonomamente nuovi spazi e nuove serate.

Due percorsi diversi, le stesse difficoltà

Le differenze tra i due DJ riguardano prima di tutto la fase della vita. Nameless è ancora uno studente, sostenuto dalla famiglia e limitato dalla minore età. Mike M. deve invece dividere il proprio tempo tra lavoro, produzione ed esibizioni, affrontando direttamente anche gli aspetti economici della professione.

Diverso è anche l’approccio musicale. Federico guarda a un’elettronica melodica e maggiormente vicina ai grandi festival internazionali. Mike si muove invece nella scena underground, tra ritmi più duri e generi che faticano a entrare nelle programmazioni dei locali della provincia.

Entrambi, però, sottolineano quanto sia difficile far comprendere che il lavoro del DJ non consiste soltanto nel selezionare e mixare brani. La produzione richiede studio, capacità di ascolto e una lunga pratica con programmi complessi come Ableton e FL Studio.

Il pubblico italiano e il confronto con l’estero

Dall’intervista emerge anche una riflessione sul comportamento del pubblico più giovane. Secondo i due artisti, durante molte serate i ragazzi tendono a ballare poco, frenati dall’imbarazzo o più concentrati sul telefono e sui social network che sulla musica.

Per Nameless, all’estero esiste una maggiore attenzione nei confronti della musica elettronica e delle professioni artistiche. I Paesi Bassi e gli Stati Uniti rappresentano possibili destinazioni per il futuro, mentre in Italia la figura del DJ viene ancora spesso associata soltanto alla musica commerciale proposta nelle discoteche.

Mike M. prova invece a cambiare la situazione partendo dal territorio, creando occasioni di incontro e portando a Varese generi raramente presenti nei programmi dei locali.

Per entrambi la musica rimane soprattutto uno strumento di condivisione. Una comunità fondata sul rispetto, sull’ascolto e sulla possibilità di esprimersi liberamente, lontano dai pregiudizi che ancora accompagnano il mondo del clubbing e della musica elettronica underground.

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Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it
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Pubblicato il 20 Luglio 2026
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