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Canicola e ozono strangolano la provincia: Varese e Ferno maglie nere in Lombardia

Aria pessima da oltre dieci giorni tra pianura e Prealpi. A Ferno toccati i 225 microgrammi/m3, Legambiente lancia l'allarme: «Limitare il traffico ed evitare attività all'aperto dal pomeriggio»

sole caldo

Sotto la morsa della cupola anticiclonica che sta portando temperature record in tutto il Nord Italia, a Varese e provincia si respira aria tossica. Da oltre dieci giorni la qualità dell’aria è pessima a causa degli altissimi livelli di ozono, il principale nemico della salute respiratoria nei mesi caldi, che sta registrando picchi da codice rosso proprio nella fascia pedemontana e nell’area dell’alto Varesotto.

I dati forniti dalle centraline di ARPA Lombardia fotografano una situazione allarmante, con l’area di Malpensa e il capoluogo posizionati tragicamente in cima alla classifica regionale dei superamenti. Il valore peggiore in assoluto è stato registrato a Ferno con ben 225 microgrammi per metro cubo, seguito da vicino da Varese città a quota 215. Livelli decisamente superiori non solo al valore raccomandato per la tutela della salute (fissato per legge a 120 microgrammi/m3), ma anche ben oltre la soglia di informazione alla popolazione stabilita a 180 microgrammi/m3.

Nel resto della regione la situazione non è migliore, ma i numeri restano inferiori a quelli varesini: Monza ha registrato 198 microgrammi/m3, Lecco 186, mentre Como e Brescia si sono attestate a 185, seguite da Bergamo a 183.

Il paradosso delle Prealpi: la chimica dell’aria

Il forte inquinamento da ozono in un territorio tradizionalmente considerato “verde” e ventilato come quello varesino e prealpino trova una spiegazione scientifica nei movimenti delle masse d’aria calda. Il caldo asfissiante spinge gli inquinanti prodotti in Pianura Padana verso la catena alpina.

L’ozono è un inquinante secondario: si forma quando la luce solare intensa innesca reazioni chimiche a partire dai cosiddetti “gas precursori”. In questo caso, l’effetto lente del sole agisce sui gas prodotti dalla forte congestione veicolare (gli ossidi di azoto, NOx, legati soprattutto ai motori diesel), dall’industria (i solventi volatili, COV) e dalle emissioni agricole e zootecniche (il metano degli allevamenti intensivi e delle risaie).

Siamo solo all’inizio dell’estate, ma le centraline ARPA confermano che è già matematicamente certo il raggiungimento del limite massimo di 25 giornate di superamento annue consentite dalle norme europee.

L’appello di Legambiente: «Meno auto e stop ai leoni da tastiera dell’ambiente»

Di fronte a un quadro sanitario che rischia di diventare esplosivo per i soggetti fragili, i bambini e gli anziani, gli ambientalisti chiedono interventi strutturali immediati ai tavoli regionali e comunali.

«Se vogliamo contrastare i picchi estivi di ozono dobbiamo concentrare gli sforzi di disinquinamento nei settori che producono i gas precursori dell’ozono – spiega con fermezza Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia –. Occorre limitare fortemente il traffico motorizzato, specialmente a propulsione diesel, impegnare il settore industriale a ridurre l’uso di solventi organici, e ridurre il peso insostenibile dei troppi allevamenti intensivi della Lombardia. Per la salute di tutti è inoltre necessario avvisare tempestivamente la popolazione».

I livelli attuali sono considerati dagli esperti decisamente malsani. Il consiglio sanitario, che si aggiunge alle raccomandazioni legate all’ondata di calore, è quello di evitare tassativamente attività fisiche intense o sport all’aperto nelle ore in cui i livelli di ozono sono più alti, ovvero a partire dal primo pomeriggio e fino a notte fonda, prediligendo i luoghi chiusi e ventilati.

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Pubblicato il 26 Giugno 2026
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