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Qualità dell’aria, l’ozono torna a preoccupare: superata la soglia di attenzione a Ferno

Livelli elevati anche a Varese e a Busto Arsizio. Il Centro Geofisico prealpino fa il punto su questo gas fondamentale nella sua funzione protettiva nella stratosfera e dannoso quando si forma nei bassi strati dell'atmosfera

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L’ondata di caldo e il forte irraggiamento solare degli ultimi giorni stanno facendo risalire i livelli di ozono in tutta la provincia di Varese. I dati diffusi da Arpa Lombardia relativi alla giornata di giovedì 19 giugno evidenziano diversi superamenti della soglia di informazione, con una situazione particolarmente critica in alcune aree del territorio.

Il dato più elevato è stato registrato a Ferno, dove la concentrazione di ozono ha raggiunto i 241 microgrammi per metro cubo, superando anche la soglia di allarme, fissata dalla normativa a 240 microgrammi per metro cubo. L’aumento di concentrazione è cominciato alle ore 14 e la fase acuta è durata un’ora.

A Varese il valore massimo giornaliero ha toccato quota 214 microgrammi per metro cubo, ben oltre la soglia di informazione stabilita a 180 microgrammi. Lil superamento è iniziato alle ore 15 ed è durato per 4 ore. Anche a Busto Arsizio si è registrato un superamento significativo con 197 microgrammi per metro cubo: l’innalzamento è iniziato dopo mezzogiorno ed è durato 4 ore. Decisamente migliore la situazione a Saronno, dove la concentrazione si è fermata a 134 microgrammi per metro cubo, al di sotto dei livelli di attenzione.

Numeri che riportano al centro dell’attenzione uno degli inquinanti più caratteristici dell’estate e che spesso genera confusione: l’ozono.

L’ozono buono e l’ozono cattivo

Il Centro Geofisico Prealpino dedica un approfondimento a questo gas. Quando si parla di ozono occorre distinguere tra due fenomeni molto diversi.

L’ozono è un gas naturale. Nella stratosfera, tra i 10 e i 30 chilometri di altezza, svolge una funzione fondamentale per la vita sulla Terra. Qui forma il cosiddetto “strato di ozono”, che assorbe gran parte delle radiazioni ultraviolette più dannose provenienti dal Sole, proteggendo uomini, animali e vegetazione.

Senza questo scudo naturale il nostro pianeta sarebbe esposto a livelli di radiazione incompatibili con la vita così come la conosciamo.

Il problema nasce quando l’ozono si forma nei bassi strati dell’atmosfera, quelli che respiriamo quotidianamente.

Come si forma l’ozono nelle città

Come spiegano gli esperti del Centro Geofisico Prealpino, l’ozono presente vicino al suolo non viene emesso direttamente da una fonte specifica ma si forma attraverso una serie di reazioni chimiche favorite dalla luce solare.

Il traffico veicolare, gli impianti di riscaldamento e alcune attività industriali rilasciano nell’aria ossidi di azoto e composti organici volatili. Durante le giornate estive caratterizzate da forte insolazione, queste sostanze reagiscono tra loro dando origine all’ozono.

Più il sole è intenso, più l’aria è stabile e meno vento è presente, maggiori sono le probabilità che le concentrazioni aumentino.

La Pianura Padana, caratterizzata da una limitata ventilazione e da una forte presenza di attività umane, rappresenta una delle aree europee maggiormente soggette a questo fenomeno.

Perché l’ozono è dannoso

Se in alta quota l’ozono protegge la vita, a livello del suolo diventa un inquinante particolarmente aggressivo.

L’ozono è infatti un potente agente ossidante che può irritare le vie respiratorie e gli occhi. Gli effetti più comuni comprendono bruciore agli occhi, irritazione della gola, tosse, mal di testa e difficoltà respiratorie.

I soggetti più vulnerabili sono bambini, anziani, persone affette da malattie respiratorie croniche e chi svolge intensa attività fisica all’aperto.

Non solo salute: soffrono anche le piante

Gli effetti dell’ozono non riguardano soltanto l’uomo.

Le elevate concentrazioni possono danneggiare la vegetazione, ridurre la capacità fotosintetica delle piante e compromettere la produttività agricola. L’inquinante agisce infatti sulle foglie provocando alterazioni cellulari che riducono la crescita e la vitalità delle specie vegetali.

Le raccomandazioni durante i picchi

Quando vengono superate le soglie di informazione, le autorità sanitarie consigliano alle persone più sensibili di limitare le attività fisiche intense all’aperto nelle ore centrali della giornata, generalmente comprese tra le 12 e le 18.

È preferibile svolgere attività sportive al mattino presto o in serata, quando le concentrazioni tendono a diminuire.

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Redazione Saronnonews
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Pubblicato il 20 Giugno 2026
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