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Dormiva in un bivacco nel bosco a Tradate con oltre 100 dosi di droga ma viene assolto dall’accusa di spaccio

L’uomo, un italiano di 44 anni, era stato sorpreso dai carabinieri durante un blitz antidroga dei Cacciatori di Calabria al Parco Pineta

cacciatori spaccio

È stato assolto dall’accusa di spaccio l’uomo di 44 anni sorpreso durante un blitz antidroga nel Parco Pineta a Tradate, che il 29 maggio 2023 vide l’intervento in forze dei carabinieri con reparti territoriali e anche con i temuti “Cacciatori”, squadre d’élite composte da specialisti nella ricerca di latitanti e nelle operazioni in ambienti all’aperto.

Armati di tutto punto e in mimetica, gli eliportati “Cacciatori di Calabria” parteciparono dunque a un’operazione antidroga nel fitto della boscaglia del parco, con l’ausilio del personale della Tenenza di Tradate. Obiettivo: cercare di scardinare la rete di punti di spaccio che, a seconda del periodo, interessa alcune aree verdi della provincia.

Quel giorno però, nella vegetazione, c’era movimento. Qualcuno vede le divise e scappa. Entrano allora in azione i militari in mimetica che riescono a circoscrivere l’area anche perché una delle persone che riesce a lasciare il bosco dello spaccio urla un nome ad alta voce, quasi per chiamare qualcuno e avvertirlo dell’arrivo dei carabinieri, che però sentono tutto e capiscono che il bivacco è presidiato.

L’anello si chiude attorno a un accampamento dove viene trovato un uomo, un italiano classe 1982, rinvenuto assonnato nel bosco. Sul posto vengono trovati materiali per il confezionamento della droga, come cellophane e bilancini, oltre a batterie d’auto utilizzate per alimentare cellulari e pile. E poi la droga, parecchia, ma non addosso al sospettato: era infatti custodita nel giaciglio. Si trattava di 50 dosi di cocaina già confezionate e 60 di eroina, anch’esse suddivise in dosi.

Il fatto è stato ricostruito nel procedimento discusso oggi, 14 maggio, davanti al tribunale di Varese, dove l’uomo era imputato. È stato ascoltato un maresciallo dell’Arma che ha ricostruito l’operazione, quindi il dibattimento si è chiuso con le discussioni finali.

La pm Antonia Rombolà ha chiesto un anno di reclusione e 2 mila euro di multa. Di diverso avviso il difensore, avvocato Luca Gamberoni, che ha invocato l’assoluzione per mancanza della prova che la droga fosse di proprietà dell’imputato, «che si era appartato per passare una notte nei boschi, ma che non spacciava. Difatti è stato svegliato dai carabinieri».

Alla fine la giudice Stefania Brusa ha dato ragione alla difesa, assolvendo l’imputato per non aver commesso il fatto.

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Pubblicato il 14 Maggio 2026
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