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Applausi a Olgiate Olona per Walter Veltroni che racconta la Cinecittà dei divi negli anni del fascismo

Mercoledì 13 maggio il Cinema Teatro Nuovo Area 101 di Olgiate Olona si è riempito per la presentazione del libro di Walter Veltroni “Il bar di Cinecittà”. Un racconto da cui traspare l’amore per il cinema, ma senza dimenticare gli anni bui del fascismo e della guerra

Veltroni libro Olgiate Olona

La signora Antonietta ha 84 anni. È scesa dalla scalinata e si è fermata in uno dei posti a sedere della prima fila, che intanto si sono liberati.
Guarda il cordone che si è creato davanti a lei, direzionato verso un banchetto al lato del palco dove è iniziato il firmacopie.

Sorride: «E’ proprio vero ciò che ha detto sulla vita e sugli incontri”: rivolge lo sguardo verso Walter Veltroni, intento a scambiare qualche parola con il pubblico che a Olgiate Olona ha affollato il Cinema Teatro Nuovo Area 101, per la presentazione del suo ultimo lavoro “Il bar di Cinecittà”.

«Mi è piaciuta tanto la serata, sono curiosa di leggere il libro – continua Antonietta – ma soprattutto ho apprezzato il discorso finale, con quell’invito a uscire di casa, a vivere e godere del tempo, impreziosendolo con gli incontri che si fanno. È proprio ciò che ho iniziato a fare negli ultimi anni: prima non vivevo così, ma a ottant’anni ho cominciato a dare nuova linfa alle mie giornate. Esco, incontro le amiche, mi godo la vita».

Veltroni libro Olgiate Olona

Le parole con cui Veltroni aveva concluso il suo intervento erano state un invito proprio a scegliere tutto ciò: «Leggete, guardate i film al cinema, uscite di casa e incontrate le persone. Siate generosi: raccontate la vostra storia, magari scrivetela, senza badare al fatto che venga pubblicata o meno. Vale la pena raccontarla, sempre».

Il Veltroni ragazzino che sognava la cinepresa

E sembra proprio che il suggerimento dato agli altri, lui sia il primo a metterlo in pratica.

Perché in quel Giovanni, protagonista della storia narrata in quest’ultima opera, sembra esserci anche un pezzetto di Walter.
Giovanni trova lavoro nel bar di Cinecittà («Ho scelto un luogo fermo, come il bar, nel quale le persone potessero incontrarsi e parlare fra loro») – e caffè dopo caffè, chiacchierata dopo chiacchierata – resta affascinato da quel mondo magico.

E Veltroni svela la passione per quella affascinante realtà, coltivata fin da ragazzino, quando i pranzi dopo la scuola erano arricchiti dallo sfogliare un testo sulla storia del cinema.

Quel cinema, capace di suscitare emozioni da una parte e l’altra della pellicola, che è stato ed è un valore che le piattaforme di streaming non arriveranno mai a trasmettere.

Veltroni libro Olgiate Olona

Veltroni è perentorio: «Andare al cinema è un’esperienza collettiva: chi entra in una sala si concentra solo sul film che ha scelto di andare a vedere e, come lui, lo fanno tutti gli altri spettatori. A casa, da soli sul divano, non siamo portati a concentrarci solo su ciò che la piattaforma di streaming ci propone: siamo distratti dagli smartphone o da altri che parlano: è differente».

Il racconto fra la fantasia e la realtà di quegli anni

La storia di Giovanni – e quella di Cinecittà, intorno a lui – si trasla su tre livelli narrativi: ad affermarlo è la presentatrice della serata, Amanda Colombo: si tratta di una vecchia conoscenza per gli olgiatesi, che l’hanno vista dialogare con i tanti ospiti che stanno giungendo all’Area 101 per questa rassegna letteraria di valore.
«C’è la storia di Giovanni – inventata – ma poi quella autentica di Cinecittà e la grande storia: il libro permette di riannodare i fili di quanto successo a Roma e in tutta Italia, dalla fine degli anni ’30 per i successivi tre decenni».

La devastazione della guerra

Quella Cinecittà dei grandi sogni – la Holliwood sul Tevere – che dopo i fasti del cinema diventa un rifugio per gli sfollati e dalla quale i nazisti ruberanno poi il materiale di produzione che sarà spedito in Germania. Sono gli anni della Repubblica di Salò e c’è la volontà di costruire una nuova Cinecittà a Venezia. Parte delle attrezzature, però, uscirà dall’Italia.

Veltroni si sofferma su una coincidenza che ferisce anche solo nel ricordo: «Nella stessa notte, quella del 16 ottobre 1943 sugli stessi binari del treno partì il vagone che trasportava le attrezzature e gli ebrei del Ghetto, che finiranno ad Auschwitz. Quelle 1023 persone che arriveranno nei campi di concentramento e di cui torneranno in 16».

Gli ideali di Veltroni fra le pagine dei suoi libri

Veltroni libro Olgiate Olona

Veltroni ha alle spalle la carriera politica e quella di giornalista. E’ arrivato però in Valle Olona con la fermezza di non voler rilasciare dichiarazioni che si estranino dalla letteratura e non dice nulla nemmeno della recente intervista a Claude che tanto sta facendo discutere di AI gli addetti ai lavori.

Eppure non si può scindere il Walter Veltroni che ha fondato il Partito Democratico dallo scrittore di libri.

Il pubblico in sala scopre il desiderio dell’autore di raccontare «Cos’ha significato la guerra per un barista, per la gente del popolo» e può riflettere sul modus operandi del fascismo: «Come emerge con forza dai filmati dell’Istituto Luce, la retorica del regime usava parole come “credere, obbedire, combattere”, a differenza della democrazia, in cui studiare, partecipare e dire sono verbi che fanno da fondamenta alla società».

Il “grottesco” insito nel linguaggio fascista striscia fra le pagine di “Il bar di Cinecittà” ed è lo stesso Giovanni, all’inizio inconsapevole, a rendersi conto di quanto la dittatura togliesse alle persone.

Veltroni libro Olgiate Olona

In un qualche modo, Veltroni fa politica scrivendo, dunque, e con sua penna si materializzano grazie all’inchiostro gli ideali democratici che hanno cercato di guidarlo nella sua intera carriera.

L’amore per la sua Città

Ma emerge anche altro: quel legame ombelicale con la sua città. «Scrivere di Roma è una sorta di prosecuzione del mio amore per la città: prima attraverso la responsabilità amministrativa, ora attraverso il racconto. Roma è cambiata, rispetto agli anni in cui indossavo la fascia tricolore, ma cambia sempre e non necessariamente in peggio. E’ una città meravigliosa che non si può non amare, nonostante le sue tante contraddizioni».

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Pubblicato il 14 Maggio 2026
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