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Al centro vaccinale di Saronno anche medici in pensione: “Cerchiamo di fare cose utili per la gente”

Sono dodici i medici in pensione che offrono gratuitamente tempo e professionalità per vaccinare la popolazione contro il SarsCov-2. Tra questi c'è il dottor Giancarlo Grisetti che ci ha raccontato la sua personale esperienza con il covid e il lavoro svolto dall'inizio della pandemia a supporto dei propri colleghi

Generica 2020

Al centro vaccinale di Saronno sono dodici i medici in pensione che offrono gratuitamente tempo e professionalità per vaccinare la popolazione contro il SarsCov-2. 

Tra questi c’è Giancarlo Grisetti, specialista in malattie dell’apparato respiratorio, che per 40 anni ha lavorato come medico di medicina generale a Mozzate, in provincia di Como. È stato proprio lui a invogliare molti dei suoi colleghi, come lui in pensione, a dare una mano ai circa 60 medici di famiglia che, coordinati dalla cooperativa Medici Insubria, prestano servizio all’hub di via Parini a Saronno. Inaugurato lo scorso 12 aprile, l’hub funziona con cinque linee vaccinali e ha permesso di vaccinare ad oggi quasi 20 mila persone.

Il lunedì in cui incontriamo il dottor Grisetti, tre delle cinque linee attive sono occupate da medici in pensione. «Il lunedì è una giornata piena per un medico di famiglia perché il telefono squilla in continuazione – racconta sorridendo il dottore -. Siamo qui proprio per dare una mano ai colleghi a coprire i turni dal lunedì al sabato».

Lui il covid l’ha vissuto sulla sua pelle. Il suo primo giorno di pensione, il 1 marzo 2020, pochi giorni dopo la scoperta del paziente numero 1 di Codogno, ha scoperto di avere alcuni sintomi ricollegabili a quel virus arrivato da Wuhan. Riesce ad ottenere un tampone il 7 marzo, giorno in cui gli riscontrano una polmonite bilaterale. Lo ricoverano e passa sette giorni in ospedale, a cui poi è seguito un lungo periodo di quarantena a casa, terminata il 12 aprile 2020. Mentre racconta la sua personale esperienza con il covid, ricorda non senza commozione alcuni colleghi medici che la battaglia contro il virus non sono riusciti a vincerla: Roberto Stella e Marcello Natali.

Oltre al suo lavoro in ambulatorio il dottor Grisetti è anche rappresentante sindacale e per 15 anni ha svolto il ruolo di presidente di Cosma 2000 (Cooperativa Operatori Sanitari Medici Associati). Dall’inizio della pandemia è sempre rimasto in contatto con i colleghi in prima linea sul territorio: «Cercavo di dare consigli, tenere i collegamenti, fare avere i materiali di protezione – spiega Grisetti -. Tramite il sindacato FIMMG abbiamo recuperato le mascherine e i saturimetri. Cercavo di aiutare i colleghi che erano veramente abbandonati a se stessi».

Da sinistra a destra i dottori Giuseppe Monti, Giancarlo Grisetti e Massimo Monti

A prestare servizio volontario al centro vaccinale di Saronno con lui ci sono anche altri medici in pensione, come Walter Plebani, prima medico di famiglia a Carbonate, Giulio Puricelli, precedentemente neurologo all’ospedale di Tradate e Giuseppe Monti, fino al 2014 primario di Medicina Interna all’ospedale di Saronno.

«È bello venire qui, pensiamo di fare cose utili per la gente, senza parlare tanto, ma facendo – commenta il dottor Monti a cui chiedo: «Cosa direbbe a chi ha timore di vaccinarsi?» «I vaccini hanno salvato l’umanità, se ne veniamo fuori è grazie al vaccino. È sciocco non approfittare di questa occasione».

Un lavoro non certo semplice, quello del medico di famiglia, che vive tutta la propria vita professionale come punto di riferimento per i propri pazienti. Un lavoro svolto con passione, quella stessa passione e senso di responsabilità che ti spinge a rimetterti in gioco e ad aiutare la tua comunità quando ce n’è bisogno. «Non si timbra il cartellino e si finisce di lavorare, perché il tuo paziente se non sta bene chiama te – sottolinea il dottor Grisetti -. Non è mai un rapporto solo tecnico, perché ti senti parte della storia delle persone. Quando fai il medico di famiglia ti prendi a carico la vita del paziente, sei quello che conosce la sua storia, i suoi problemi di salute».

Dottore cosa le ha lasciato questo lungo periodo di pandemia (non ancora finito)? «La testimonianza del lavoro importante che fanno i medici di famiglia e i medici in generale, che devono essere messi in condizione di poter lavorare bene – evidenzia Grisetti -. La consapevolezza che dobbiamo essere umili di fronte alla vita, perché quando un robino da niente cambia la storia di tante persone, travolge tutto il mondo, devi avere dei punti di riferimento validi a livello personale, avere qualcosa per cui vale la pena vivere e morire, lo dico anche pensando ai colleghi che per questa malattia ci hanno rimesso la pelle, ci tenevano a quel che facevano. C’è anche un po’ di amarezza, perché vedo che tanta gente non ha capito bene l’importanza della prevenzione. È una delle cose più difficili da far passare alle persone sulle cose più semplici e ancora di più in questi casi in cui ci sono delle norme di sicurezza da rispettare, perché la gente non vuole capire che ha delle responsabilità personali nel mantenere la propria salute e quella degli altri».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 Maggio 2021
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