Dalle scuole alle società sportive: una rete per superare le barriere
Nel podcast che anticipa il convegno del 31 ottobre a Ville Ponti parlano rappresentanti del canottaggio e dei Ciechi Ipovedenti Sportivi Varesini: al centro il reclutamento dei ragazzi, la comunicazione e il ruolo del territorio
Lo sport come strumento di inclusione, ma anche le difficoltà ancora presenti nel coinvolgere bambini e ragazzi con disabilità nelle attività sportive. Sono alcuni dei temi al centro della puntata del podcast dedicata al convegno “Disabilità e sport”, in programma sabato 31 ottobre alle Ville Ponti di Varese, dalle 9 alle 12.
A raccontare esperienze, problemi e possibili strade da percorrere sono diversi protagonisti del mondo sportivo e associativo varesino: Luca Broggini, responsabile della Federazione Italiana Canottaggio, giornalista e presidente del Panathlon Club Varese; Giovanni Castiglione, presidente dei Ciechi Ipovedenti Sportivi Varesini; Antonella Cagnetta, coordinatrice tecnica dell’associazione; Andrea Priolo, tesoriere, consigliere e atleta di canottaggio da vent’anni, e Vittorio Ottaviano, storica guida per gli atleti non vedenti. A condurre la puntata è Roberto Bof, coinvolto anche nell’organizzazione del convegno.
Alle Ville Ponti il convegno “Disabilità e sport”
L’appuntamento del 31 ottobre vuole offrire un momento di confronto sull’attività motoria per le persone con disabilità e, allo stesso tempo, provare a costruire una fotografia più precisa delle opportunità disponibili sul territorio.
Tra gli obiettivi c’è infatti quello di avviare un censimento delle realtà sportive, dei contatti e delle possibilità già esistenti, per rendere più semplice alle famiglie trovare informazioni e percorsi adatti.
Il punto di partenza è una domanda concreta: perché, nonostante l’attività sportiva possa rappresentare un importante strumento di autonomia e socialità, è ancora così difficile coinvolgere soprattutto i più giovani?
Il modello del canottaggio e l’inclusione nelle competizioni
Nel corso della puntata viene indicato il canottaggio come uno degli esempi più avanzati di integrazione tra sport olimpico e paralimpico.
Gli atleti con disabilità partecipano agli stessi appuntamenti e vivono le competizioni all’interno del medesimo contesto organizzativo degli altri sportivi. Un modello che, secondo gli ospiti, contribuisce a rendere l’inclusione qualcosa di concreto e quotidiano, non un’iniziativa separata o occasionale.
Resta però aperto il problema del ricambio generazionale. Avvicinare bambini e adolescenti con disabilità allo sport continua infatti a essere complesso.
Le difficoltà nel coinvolgere bambini e ragazzi
Le barriere non sono soltanto fisiche. Nel podcast emerge il peso di ostacoli culturali, timori delle famiglie, difficoltà nella comunicazione e anche problemi burocratici legati, per esempio, alla tutela della privacy e alla possibilità di entrare in contatto con i potenziali nuovi atleti.
I Ciechi Ipovedenti Sportivi Varesini lavorano da tempo proprio su questo fronte, organizzando incontri negli istituti scolastici, attività negli oratori e iniziative di sensibilizzazione come le “cene al buio”.
Esperienze importanti, che però non sempre riescono a trasformarsi in una partecipazione continuativa alle attività sportive.
Scuole, famiglie e territorio chiamati a collaborare
Uno dei temi centrali emersi nella conversazione riguarda quindi la necessità di costruire relazioni più stabili tra associazioni, scuole, famiglie, società sportive e istituzioni.
Gli eventi singoli possono essere utili per accendere l’attenzione, ma da soli difficilmente bastano. Per avvicinare davvero nuovi ragazzi allo sport occorre un percorso che prosegua nel tempo, capace di accompagnare le famiglie e di far conoscere in modo semplice le opportunità disponibili.
C’è poi il tema della comunicazione. Le associazioni raccontano la difficoltà di trovare spazio sui media quando non ci sono risultati agonistici o medaglie da celebrare. Il rischio, sottolineato durante il podcast, è che restino fuori dal racconto proprio i percorsi quotidiani, i sacrifici degli atleti, il ruolo delle famiglie e il valore sociale dell’attività sportiva.
Il convegno delle Ville Ponti nasce dunque anche con l’obiettivo di mettere in rete queste esperienze e trasformarle in un impegno comune, affinché lo sport possa essere accessibile a tutti senza distinzioni.
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