Nell’ex Calzaturificio che rinasce Tradate scopre il genio razionalista di Enrico Griffini
Anteprima questa mattina per la mostra dedicata al progettista dello storico stabilimento, mentre prosegue la riqualificazione dell’edificio che diventerà il centro culturale 155 tradate
C’è chi è arrivato per approfondire la figura di Enrico Agostino Griffini, protagonista dell’architettura del Novecento, e chi per vedere da vicino come un ex stabilimento industriale possa essere salvato e trasformato in un nuovo spazio culturale. Questa mattina l’anteprima della mostra “Enrico A. Griffini. Costruire modernamente” ha richiamato all’ex Calzaturificio Martegani di Tradate un pubblico numeroso, con una significativa presenza di architetti interessati sia all’esposizione sia all’intervento di recupero dell’edificio di viale Trento e Trieste.
A fare da filo conduttore tra passato e futuro è proprio Griffini, l’architetto che progettò lo stabile tra il 1942 e il 1943 per il marchio Koh-I-Noor. A presentare il percorso espositivo è stato il curatore Massimiliano Savorra, storico dell’architettura, che ha approfondito il ruolo e l’importanza di Griffini nel panorama architettonico del secolo scorso, illustrandone la ricerca progettuale e il contributo allo sviluppo dell’architettura moderna.
La mostra, visitabile dal 29 ottobre al 20 dicembre, è il primo appuntamento pubblico di 155 Tradate, il progetto promosso da Titti Santini, fondatore di Ponderosa Music Records, con l’organizzazione e il coordinamento di Alessia Interlandi di in.circle. L’ambizione è restituire alla città un luogo storico attraverso una nuova destinazione, capace di mettere in dialogo architettura, arte e musica.
Un edificio industriale che racconta la storia di Tradate
L’interesse suscitato dall’anteprima non riguarda soltanto i documenti e i materiali esposti. Per molti dei presenti, in particolare per i professionisti del settore, l’occasione è stata anche quella di osservare da vicino il lavoro di salvataggio e riqualificazione di un edificio che appartiene alla storia produttiva della città.
Dopo la progettazione di Griffini, lo stabile ha infatti attraversato diverse stagioni industriali. Dal 1957 al 2001 ha ospitato il Calzaturificio Romano Martegani 1891, realtà della manifattura italiana conosciuta anche oltre i confini nazionali. La nuova vita culturale dell’ex fabbrica si innesta dunque su una doppia eredità: quella architettonica e quella legata al lavoro e alla produzione.
Il recupero è ancora in corso: i lavori di restauro e ristrutturazione sono affidati all’architetto Giorgio Giani. La scelta di aprire gli spazi al pubblico prima della conclusione del cantiere permette di conoscere l’edificio nella sua fase di trasformazione, facendo del processo di riqualificazione una parte dell’esperienza.

Alla scoperta di Enrico Agostino Griffini
Nato a Venezia nel 1887 e morto a Milano nel 1952, Griffini fu architetto, ingegnere, docente e autore di importanti manuali. Formatosi al Politecnico di Milano, partecipò al dibattito sull’architettura moderna e si confrontò con alcune delle figure più significative del periodo, tra cui Giuseppe Terragni, Adalberto Libera, Giuseppe Pagano, Piero Portaluppi e Giovanni Muzio.
Tra le sue opere figura il Palazzo dell’Arengario a Milano, oggi sede del Museo del Novecento, insieme al Palazzo delle Assicurazioni Generali di via Manzoni e a numerosi progetti residenziali e industriali. Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla razionalità costruttiva, al rapporto tra forma e funzione e all’organizzazione degli spazi.
Curata da Savorra in collaborazione con l’architetta Valeria Griffini, l’esposizione ricostruisce il metodo di lavoro del progettista attraverso disegni, tavole costruttive, manuali, pubblicazioni, fotografie d’epoca e documenti di cantiere. I materiali, riprodotti da originali conservati nell’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia, consentono di entrare nel processo creativo e tecnico dell’architetto, andando oltre la semplice lettura delle opere finite.
L’allestimento, firmato da Lola Ottolini, Matteo Andreoletti e Lucia Emma Avolio, si confronta con la natura ancora provvisoria degli ambienti, utilizzando elementi ispirati al linguaggio del cantiere e il blu come filo conduttore del percorso.

La mostra apre il percorso di 155 Tradate
L’anteprima di oggi segna l’avvio concreto di un progetto che punta a restituire una funzione pubblica a un luogo simbolo della storia industriale cittadina. La mostra dedicata a Griffini sarà aperta al pubblico dal 29 ottobre al 20 dicembre negli spazi di 155 Tradate, in viale Trento e Trieste 35. Gli orari di visita sono dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 16.
L’ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria su Eventbrite: https://bit.ly/155tradate-eagriffini.
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
lenny54 su Entrano in vigore le nuove tariffe "metropolitane", Saronnese e Busto più vicine a Milano
Felice su Fucile d'assalto e mitragliette nella casa dell'ex ispettore di Malpensa
lenny54 su In vendita casa Bossi, villa simbolo della "Lega di una volta"
lauralaura su Ospedali troppo caldi: la Regione comprerà i condizionatori
gcbiakmw su Lo spinello fa male
Rita Campiotti su Torna IceOut, qual è la vostra gelateria preferita?













Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.