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Prima campanella in Lombardia: “La scuola non cambia il mondo intero ma una persona alla volta”

Luciana Volta, dirigente dell'Uffiico scolastico regionale, ha dedicato il suo saluto alla capacità di ciascuno di continuare a porsi domande e ha invitato i ragazzi a vivere l'anno come opportunità di crescita per avere occasioni in più

un aquilone per il primo giorno di scuola

Prima campanella del nuovo anno scolastico 2026/2027 per gli studenti di ogni ordine e grado della Lombardia.

In provincia di Varese si è scesi, dallo scorso anno, sotto la soglia dei 100.000 alunni. L’inverno demografico sta svuotando le classi,( si sono perse oltre 100 classi) e il trend prosegue in modo negativo.

Un rientro tra tradizione e innovazione per alcuni cambiamenti introdotti dal Ministro del MIM Giuseppe Valditara, primo tra tutti l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento didattico.

Luciana Volta, direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, ha indirizzato un saluto agli studenti e ai docenti che da oggi rientrano in aula:

«Inizio il mio saluto quest’anno con una domanda: che cosa dovrebbe rimanere di un anno di scuola, quando quell’anno è finito? Non soltanto una pagella, un programma svolto, un elenco di cose che abbiamo insegnato e di cose che abbiamo imparato. Dovrebbe restare qualcosa di più difficile da misurare: la sensazione di essere diventati un po’ più “capaci” di prima. Più capaci di pensare, di scegliere, di far domande, di affrontare un errore senza sentirsi un errore, di saper ascoltare gli altri di avere un’idea e, se necessario, cambiarla, di stare nel mondo con curiosità e responsabilità.

E allora, all’inizio di questo nuovo anno scolastico, non vi auguro semplicemente “buon lavoro”, ma di riuscire in qualcosa di più ambizioso: lasciare ai ragazzi qualcosa che continui a lavorare dentro di loro anche quando noi avremo passato il testimone, perché è questo, alla fine, il senso più profondo dell’educare.

Viviamo in un tempo nel quale ci arriva ogni giorno una quantità enorme di informazioni, immagini, opinioni e risposte immediate, e forse, proprio per questo, la scuola deve tornare a difendere con ancora più forza il valore delle domande, perché una persona che sa tutto ciò che deve sapere può anche cavarsela, ma una persona che sa farsi le domande giuste può continuare a imparare per tutta la vita.

Il compito della scuola, oggi, è quello di guardare allo studente nella sua interezza, non solo a ciò che sa, ma anche a ciò che sa fare con quello che sa, alla sua capacità di collaborare, di assumersi una responsabilità, di perseverare quando qualcosa non riesce, di gestire difficoltà, di comunicare, di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri per diventare, progressivamente, responsabile delle proprie scelte.

Alunni e studenti imparano molto da quello che diciamo, ma imparano ancora di più da come ci comportiamo quando le cose non vanno come vorremmo, imparano dal modo in cui affrontiamo un conflitto, in cui ascoltiamo, in cui riconosciamo un errore e trattiamo chi ha più difficoltà. Per questo l’anno che inizia non deve essere fatto soltanto di lezioni, verifiche, riunioni, progetti e scadenze, ma anche di incontri. E ogni incontro, ogni parola può lasciare una traccia.

Noi non sapremo mai fino in fondo quali delle nostre parole resteranno nella memoria di un ragazzo. È proprio questa la responsabilità, ma anche la bellezza, del ruolo di chi lavora nella scuola, perché è nella vita dei ragazzi per un tempo limitato, ma ciò che lascia può durare molto più a lungo.

A tutti gli studenti auguro dunque di non attraversare semplicemente questo anno, ma di uscirne trasformati positivamente. Con conoscenze in più, certo, ma soprattutto con una domanda in più, una paura in meno, una possibilità nuova. Credo che la scuola non possa cambiare il mondo tutto insieme, ma possa cambiare una persona alla volta. Quando qualcuno, entrando a scuola, esce un po’ più libero di pensare, un po’ più forte nell’affrontare le difficoltà, un po’ più capace di comprendere gli altri e un po’ più consapevole di poter costruire il proprio futuro, allora qualcosa di importante è successo. Questo è l’anno che incomincia, che non sappiamo ancora esattamente dove ci porterà. Ma sappiamo perché la scuola è qui: perché ogni ragazzo che vi entra possa uscire, un giorno, più capace di scegliere quale vita costruirsi. Buon anno scolastico a tutti».

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Pubblicato il 14 Settembre 2026
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