Addio Simona, ci insegnavi a ridere fra una chemio e l’altra
Un ricordo personale di Simona Buemi e della sua voglia di donare forza e sorrisi agli altri nonostante la malattia
Aveva gli occhi belli. Di quelli che non sanno fingere e che ti si offrono senza nascondere il dolore che hanno attraversato.
La notizia della morte di Simona Buemi arriva in una mattina di fine luglio, quando il sole è alto in cielo e l’afa di questa estate inizia a farsi sentire.
Il trillo del cellulare mostra un messaggio che non avresti voluto leggere mai e poi mai. E improvvisamente non c’è più sole, non c’è più caldo, ma un brivido freddo che attraversa la schiena e ti immobilizza le mani.
Addio a Simona Buemi: un esempio di altruismo e vicinanza al prossimo
Ho conosciuto Simona lo scorso anno, quando arrivò a Castiglione Olona per dare avvio al corso – gratuito – di yoga della risata che offriva alle donne del territorio.
Al suo fianco, l’assessore alla Cultura Caterina Valle Zaninoni, l’insegnante Nadia Bulzoni, l’amica Monica e tante altre anime belle di cui sapeva circondarsi. Persone che avevano saputo cogliere e apprezzare il suo desiderio di non restare ferma a curarsi e basta. C’era un tumore da fronteggiare e al quale reagire e lei aveva deciso di affrontarlo trasformando quel percorso in una attenzione alla fragilità degli altri.
Simona aveva scelto con caparbietà di proseguire per la sua strada, di non relegare la sua vita a medicine, chemio e ospedale, ma di iniziare a “intrecciare” speranza.

Prima con i braccialetti, colorati, composti di perline di ogni dimensione, iniziati – appunto – ad intrecciare come dono a infermieri e medici a cui tanto era grata. Un modo generoso e leggero per trascorrere le interminabili giornate fra una cura e l’altra.
Poi, visto il successo dei suoi preziosi lavori, i braccialetti erano diventati gli “Happiness gioielli” e, con i fondi raccolti grazie alle donazioni, Simona aveva continuato a “intrecciare” fili di speranza.
Nella primavera del 2025 era così approdata a Castiglione Olona, per offrire gratuitamente (proprio grazie ai fondi raccolti con i suoi piccoli gioielli) un corso di yoga della risata – passione che conosceva e praticava – a tutte le donne che avessero scelto di mettersi in gioco e regalarsi un’oretta di benessere.
Aveva così raccolto persone di tutte le età, chi con qualche malanno, chi con problemi sentimentali, chi in cerca di un modo per buttar fuori quella malinconia che a volte arriva e si fa fatica a cacciare.

E lei ti accoglieva, felice e grata del successo del progetto, mettendoti davanti quegli occhi così profondi e veri, ai quali le lacrime sembrava avessero lasciato un segno indelebile, ma, ciò nonostante, narravano una storia di amore e altruismo.
Ognuno di noi è differente e reagisce al dolore in modi tutti suoi. Ciascuno merita il rispetto di vivere la propria fragilità come si sente.
Simona Buemi ha però dato un esempio, di quanto la rabbia per una malattia che arriva a stravolgere tutto e la paura – quella maledetta paura di non farcela e di lasciare i propri cari – possano esserci, trovare spazio in noi, ma affiancarsi anche al bisogno di fare del bene.
Il coraggio di Simona, che affronta il tumore col sorriso pensando alle donne
Adesso farò una cosa che spero Simona mi perdoni, leggendomi dalle nuvole. Condividerò con voi il messaggio che mi dedicò quando pubblicai l’articolo che parlava di lei.
Dopo l’intervista che le avevo fatto, al termine di una pratica di yoga della risata fatta insieme, vacillavo, consapevole di dover maneggiare con cura le confidenze e le riflessioni che mi aveva donato. Dopo la pubblicazione dell’articolo su VareseNews arrivò questa sua risposta che condivido con voi, non per egocentrismo, ma per prendere un pezzetto del bene che Simona ha fatto e donarlo a chiunque attraversi un momento difficile. Per concludere questa lettera con le sue parole, non le mie.
Nessuno vi chiede di non soffrire, né di non essere arrabbiati per le cose brutte che accadono, ma ritagliarsi un momento per volersi bene e curarsi, con un sorriso o una risata, può fare tanto, a sé e agli altri.
È quello che Simona Buemi mi ha insegnato. E per cui le sarò sempre grata.
Ciao Simo
Ciao, scusami se ti rispondo con un po’ in ritardo, ma quando ho ricevuto l’articolo stamattina l’ho letto mentre stavo andando a fare una risonanza. E quindi – un po’ col pensiero del dell’esame – l’ho letto velocemente, ma già mi aveva colpito positivamente. Adesso mi son presa il tempo di leggerlo con calma e di gustarmelo. E di ringraziarti perché davvero sono grata a te e a queste parole bellissime che hai scritto per me. Hai rispettato quella un po’ che era la mia richiesta di ringraziare le persone che mi stanno accanto quindi ti sono grata anche per questo. È un articolo che mi riempie il cuore di emozioni e che spero arrivi a tante persone, che possano stare meglio e possano decidere anche di fare delle scelte anche durante la malattia per pensare meglio e sentirsi meglio.
Mi ha emozionato tantissimo e ha emozionato anche i miei familiari. Adesso aspetto di farlo leggere ai miei ragazzi. Ciao
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