“Ci appropriamo di fiori e alberi per raccontare le nostre ossessioni”: Ilaria Maria Sala arriva a Castronno
Lunedì 2 novembre alle 21 la giornalista e scrittrice presenta a Materia Flower Power, un viaggio nell’Asia dove ciliegi, orchidee e giardini diventano simboli di potere, identità e propaganda
Un ciliegio può diventare uno strumento di propaganda? Un giardino può raccontare la storia di una conquista? E un’orchidea può trasformarsi in un mezzo di diplomazia internazionale? Dietro la bellezza apparentemente innocente di fiori, alberi e giardini si nascondono storie di potere, nazionalismo, colonialismo e identità. Storie che siamo poco abituati a riconoscere, ma che raccontano molto del nostro rapporto con la natura e con la politica.
È questo il mondo che Ilaria Maria Sala, giornalista e scrittrice, porterà a Materia lunedì 2 novembre alle 21, nell’incontro dal titolo Flower Power. Storie politiche di fiori e giardini dall’Asia. Un viaggio attraverso un continente nel quale la botanica non è soltanto una questione di bellezza, ma anche uno strumento per comprendere la storia e le contraddizioni del presente.
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Originaria di Bologna, Sala ha costruito gran parte della propria vita professionale e personale in Asia. Ha studiato all’università di Pechino, vissuto a Tokyo e risiede da molti anni a Hong Kong, alternando soggiorni anche in Nepal, Shanghai e Dakar. Giornalista, autrice, ceramista e poetessa, ha pubblicato diversi libri, tra cui L’Eclissi di Hong Kong, topografia di una città in tumulto (Add editore, 2022).
Il titolo Flower Power richiama inevitabilmente gli anni Sessanta e il movimento pacifista, ma il potere dei fiori raccontato da Sala ha un significato molto diverso. «Ci possono dire davvero molto – spiega la giornalista parlando di fiori, alberi e giardini – non perché questo appartenga al loro linguaggio, ma perché noi umani siamo incapaci di guardarci intorno senza vedere tutto in funzione di noi stessi. Per cui ci appropriamo di fiori e alberi per far loro rappresentare le nostre ossessioni, in particolare nazionaliste, o per tramutarli in simboli che con la natura non hanno nulla a che fare, ma che parlano molto di noi».
Un fiore, insomma, non è politico di per sé: siamo noi a renderlo tale, attribuendogli significati, costruendo identità e trasformandolo in un simbolo. Una chiave di lettura che, secondo l’autrice, non riguarda soltanto l’Asia, ma potrebbe essere applicata alla storia di tutto il mondo. La scelta di concentrarsi sul continente asiatico nasce però dalla sua lunga esperienza personale e professionale e da una caratteristica particolare di molti Paesi della regione.
«Molti Paesi asiatici, usciti dal colonialismo nelle ultime decadi, hanno particolarmente attinto al mondo della natura per definirsi. Il post-colonialismo comporta incertezze identitarie che si affrontano con una fame di simboli con cui definirsi», racconta Sala.
Ed è proprio seguendo questi simboli che il libro conduce il lettore in luoghi dove la bellezza dei giardini si intreccia con vicende di conquista, distruzione e memoria nazionale. Uno degli esempi più significativi è il giardino della Perfetta Lucentezza di Pechino, la cui storia racchiude alcune delle grandi trasformazioni politiche della Cina.
«Credo che moltissimi giardini siano nati come espressione del potere: potere sulla natura, potere economico del potersi permettere un grande appezzamento di terreno solo per il proprio piacere», osserva la scrittrice. Quello di Pechino, in particolare, nacque per dimostrare la legittimità dell’ultima dinastia cinese, quella dei Qing, prima di essere distrutto dalle truppe francesi e britanniche che volevano ottenere maggiori concessioni dalla Cina. Oggi quello stesso luogo è diventato, nelle parole di Sala, un «hotspot patriottico», utilizzato per insegnare alle nuove generazioni la storia del Paese.
Ma sarebbe sbagliato pensare che questo uso politico della natura appartenga soltanto al passato. Ancora oggi fiori e piante possono avere un ruolo nelle relazioni internazionali, come dimostra il caso di Singapore, dove esiste un vero e proprio programma di «diplomazia delle orchidee». La città-Stato dedica a ogni capo di Stato in visita ufficiale una nuova orchidea, sviluppata attraverso un laboratorio di ibridizzazione. «È un programma in piedi da decenni, ed è del tutto attivo anche oggi», sottolinea Sala. Un gesto elegante e apparentemente semplice, dietro il quale si nasconde un preciso linguaggio diplomatico.
A sorprendere la stessa autrice, durante la ricerca, è stato soprattutto il cambiamento di prospettiva. Luoghi e paesi che conosceva da molti anni le sono apparsi diversi nel momento in cui ha cominciato a osservarli attraverso la botanica. «Sul filo di questo libro ho cominciato a guardare a Paesi asiatici che conoscevo, in alcuni casi da moltissimo tempo, prendendo, per così dire, la prospettiva delle api». Un punto di vista insolito, che le ha permesso di rileggere non soltanto la politica, ma anche i disastri ambientali provocati dall’uomo.
E proprio il rapporto tra esseri umani e natura è uno dei temi più profondi che attraversano Flower Power. Perché dietro il bisogno di trasformare alberi e fiori in simboli nazionali, strumenti di prestigio o manifestazioni di potere, emerge anche la nostra difficoltà a riconoscere alla natura un valore indipendente da quello che decidiamo di attribuirle.
«La domanda che spero di suscitare è per quale motivo siamo così incapaci di trattare con maggior rispetto la natura e il pianeta. Non possiamo continuare a vivere come se fossimo l’unica specie che chiama “casa” la Terra, perché il nostro antropocentrismo ci sta distruggendo».
L’appuntamento è per lunedì 2 novembre alle 21 a Materia, per un incontro che attraverserà storia, politica, cultura e ambiente, mostrando quanto possa essere sorprendente ciò che si nasconde dietro qualcosa che siamo abituati a considerare soltanto bello.
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Prima dell’incontro sarà inoltre possibile partecipare a “A cena con l’evento”, il nuovo format promosso a Materia che accompagna le serate del lunedì con un momento conviviale riservato ai soci di Anche Io APS. Una cena a buffet, pensata come occasione di incontro tra pubblico, ospiti, autori e giornalisti. La partecipazione è riservata ai soci con prenotazione obbligatoria. PRENOTA QUI
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