In Italia 5,4 milioni di poveri. L’Istat: “Un milione sono bambini, lavorare non basta più per uscire dalla povertà”
Il rapporto Istat 2025 fotografa un Paese in cui la povertà resta stabile ma colpisce soprattutto minori, famiglie numerose, operai e chi vive in affitto. Nel Nord quasi un milione di famiglie povere
C’è un dato che racconta meglio di tanti altri la condizione sociale dell’Italia: oltre un milione e 136mila bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta. Significa che un minore su otto cresce in una famiglia che non riesce a sostenere la spesa necessaria per acquistare beni e servizi considerati essenziali. Non si tratta soltanto di rinunciare a una vacanza o a qualche attività extrascolastica, ma di vivere in una condizione economica che rende difficile soddisfare bisogni fondamentali.
E c’è un altro dato che dovrebbe far riflettere: avere un lavoro non garantisce più di essere al riparo dalla povertà. Tra le famiglie in cui la persona di riferimento è un operaio, il 14,3% vive in condizioni di povertà assoluta. Una percentuale che sale al 15,5% quando in casa ci sono figli minorenni.
Sono due delle fotografie più significative che emergono dal rapporto “La povertà in Italia, anno 2025”, pubblicato dall’Istat giovedì 15 ottobre 2026 (potete scaricare qui il report). Un documento che restituisce l’immagine di un Paese nel quale gli indicatori generali non peggiorano, ma nemmeno mostrano un miglioramento significativo.
Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone, appartenenti a 2,1 milioni di famiglie, vivono in povertà assoluta. Rappresentano il 9,3% della popolazione e l’8% delle famiglie italiane. Nel 2024 le percentuali erano rispettivamente del 9,8% e dell’8,4%, ma secondo l’Istat le differenze non sono statisticamente significative.
Ancora più ampia è la platea della povertà relativa: quasi 8,7 milioni di persone, pari al 14,8% della popolazione, distribuite in oltre 2,8 milioni di famiglie.
La povertà ha soprattutto il volto dei giovani
Uno degli aspetti più evidenti del rapporto riguarda la distribuzione della povertà tra le generazioni. Più si è giovani, maggiore è il rischio di essere poveri.
Incidenza della povertà assoluta per età, 2025
Fonte: Istat, La povertà in Italia 2025
La povertà assoluta interessa il 12,5% dei minorenni e il 12,1% dei giovani tra i 18 e i 34 anni. La percentuale scende all’8,9% tra gli adulti dai 35 ai 64 anni e al 6,1% tra gli ultrasessantacinquenni.
È un dato che ribalta almeno in parte l’immagine tradizionale della povertà associata soprattutto alla vecchiaia. Oggi sono le nuove generazioni a risultare maggiormente esposte.
Qualche segnale positivo arriva dalla fascia tra i 7 e i 13 anni, dove l’incidenza della povertà assoluta è scesa dal 14,9% al 12,1%. Nel complesso, tuttavia, la condizione dei minori rimane sostanzialmente stabile.
A preoccupare è anche l’intensità della povertà, cioè la distanza tra quanto una famiglia povera riesce a spendere e la soglia minima necessaria per vivere dignitosamente. Nelle famiglie con minori questa distanza raggiunge il 21,6%, contro una media nazionale del 18,5%.
Lavorare non basta: un operaio su sette ha una famiglia povera
Per molto tempo il lavoro è stato considerato la principale garanzia contro la povertà. Il rapporto Istat mostra quanto questa protezione dipenda oggi dalla posizione professionale.
Tra le famiglie in cui la persona di riferimento è un operaio o un lavoratore assimilato, l’incidenza della povertà assoluta arriva al 14,3%. Scende invece al 3,6% tra dirigenti, quadri e impiegati.
La disoccupazione rimane un fattore di rischio ancora più forte: il 20,7% delle famiglie con una persona di riferimento in cerca di occupazione vive in povertà assoluta.
Ma il fenomeno dei lavoratori poveri emerge con chiarezza. Un reddito da lavoro, soprattutto quando è basso e deve sostenere più persone, può non essere sufficiente a garantire le condizioni essenziali di vita.
Anche il livello di istruzione fa la differenza. Se la persona di riferimento ha almeno un diploma superiore, la povertà assoluta riguarda il 4,4% delle famiglie. La percentuale sale all’11,9% per chi possiede al massimo la licenza media e al 12,3% per chi non è andato oltre la scuola elementare.
La casa è uno dei principali fattori di disuguaglianza
C’è un altro elemento che emerge con particolare forza dal rapporto: la differenza tra chi vive in una casa di proprietà e chi deve pagare un affitto.
Famiglie in affitto
20,9%
In povertà assoluta
Famiglie proprietarie
4,5%
In povertà assoluta
Quasi un milione di famiglie povere vive in affitto. Tra gli affittuari l’incidenza della povertà assoluta è del 20,9%, contro il 4,5% delle famiglie proprietarie.
La situazione diventa ancora più critica quando ci sono bambini: il 28,7% delle famiglie con minori che vivono in affitto è in povertà assoluta, contro il 6% di quelle proprietarie.
L’affitto medio sostenuto dalle famiglie povere è di circa 379 euro al mese, una cifra inferiore ai 454 euro delle famiglie non povere, ma che incide su bilanci già estremamente fragili.
Al Nord quasi un milione di famiglie in povertà assoluta
Il Mezzogiorno continua a essere l’area con la maggiore incidenza della povertà assoluta: il 9,6% delle famiglie, pari a 813mila nuclei.
Ma sarebbe sbagliato considerare la povertà un fenomeno esclusivamente meridionale.
Nel Nord-ovest le famiglie povere sono 568mila, il 7,7% del totale. Nel Nord-est sono 386mila, pari al 7,4%. Complessivamente nel Nord Italia vivono 954mila famiglie in povertà assoluta, il 45,3% di tutte quelle povere presenti nel Paese.
Per un territorio come quello lombardo, caratterizzato da un’economia sviluppata ma anche da costi elevati dell’abitazione e della vita quotidiana, è un dato particolarmente significativo.
Il rapporto non fornisce una stima specifica della povertà assoluta in Lombardia o nella provincia di Varese, ma contiene un’indicazione utile per comprendere il peso del costo della vita: per una persona sola tra i 30 e i 59 anni residente in un comune centro di area metropolitana della Lombardia, la soglia mensile di povertà assoluta è pari a 1.256,37 euro. In un comune centro di area metropolitana del Piemonte è di 933,04 euro.
La differenza dipende dai costi dei beni e dei servizi essenziali nei diversi territori e mostra perché la povertà non possa essere misurata utilizzando ovunque la stessa soglia economica.
Le famiglie numerose sono le più esposte
Aumentando il numero dei componenti, cresce anche il rischio di povertà.
Nelle famiglie con almeno cinque persone l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 19,2%. Tra le coppie con tre o più figli è del 16,9%, mentre nelle famiglie monogenitore arriva all’11,5%.
Quando si considerano soltanto i figli minorenni, il divario è ancora più evidente: la povertà assoluta interessa il 7,8% delle coppie con un figlio minore, il 10% di quelle con due figli e il 17,7% di quelle con almeno tre figli minorenni.
È un elemento che collega direttamente la questione della povertà a quella demografica. Avere figli, soprattutto quando sono numerosi, comporta un’esposizione maggiore al rischio di disagio economico.
Gli stranieri sono più esposti, ma due famiglie povere su tre sono italiane
La cittadinanza rappresenta un’altra variabile importante.
Nel 2025 gli stranieri in povertà assoluta sono oltre 1,5 milioni, con un’incidenza del 29,8%, contro il 7,3% registrato tra gli italiani.
Tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri la povertà assoluta raggiunge il 29,4%, mentre tra quelle di soli italiani si ferma al 5,9%.
Il rapporto segnala tuttavia un miglioramento significativo rispetto al 2024 per gli stranieri, quando l’incidenza individuale era del 35,6%.
C’è però un dato da considerare per evitare letture parziali: il 67,1% delle famiglie in povertà assoluta è composto esclusivamente da italiani. Si tratta di oltre 1 milione e 411mila nuclei familiari, mentre quelli con almeno un componente straniero sono 693mila.
La povertà è dunque proporzionalmente molto più diffusa tra gli stranieri, ma in termini assoluti la maggioranza delle famiglie povere è italiana.
La povertà relativa coinvolge quasi 8,7 milioni di persone
Accanto alla povertà assoluta, che misura l’impossibilità di sostenere le spese essenziali, l’Istat analizza quella relativa, calcolata confrontando la spesa delle famiglie con il livello medio dei consumi della popolazione.
Nel 2025 la soglia di povertà relativa per una famiglia di due persone è fissata a 1.231,01 euro mensili, rispetto ai 1.218,10 euro del 2024.
Le famiglie in povertà relativa sono oltre 2,8 milioni, pari al 10,8% del totale, e comprendono quasi 8,7 milioni di persone.
Anche in questo caso le differenze territoriali sono marcate. Nel Mezzogiorno l’incidenza raggiunge il 19,5%, contro il 7% del Nord e il 5,9% del Centro.
A livello regionale le percentuali più alte si registrano in Puglia (25,2%), Calabria (23,1%) e Campania (20,6%). Le più basse in Valle d’Aosta (3,3%), Veneto (5,4%) e Toscana (5,7%).
La stabilità non significa che il problema sia risolto
Il dato generale che emerge dal rapporto Istat è quello di una sostanziale stabilità. Non c’è un peggioramento statisticamente significativo della povertà assoluta o relativa rispetto al 2024 e, per alcune categorie, si registrano segnali di miglioramento.
Ma dietro questa stabilità rimane una condizione strutturale che coinvolge milioni di persone.
Il rapporto mostra una società nella quale la povertà si concentra soprattutto tra i giovani, nelle famiglie con figli, tra chi svolge lavori meno qualificati e tra chi deve sostenere i costi di un’abitazione in affitto.
Un Paese in cui la condizione economica di partenza, il titolo di studio, il tipo di lavoro e la possibilità di possedere una casa continuano a incidere profondamente sulle opportunità di vita.
Ed è forse proprio questa la questione più importante che emerge dai numeri: la povertà non riguarda soltanto chi è escluso dal mercato del lavoro, ma anche persone e famiglie che lavorano, crescono figli e partecipano alla vita economica del Paese, senza riuscire sempre a raggiungere uno standard di vita considerato minimamente accettabile.
Fonte: Istat, La povertà in Italia, anno 2025, pubblicato il 15 ottobre 2026. I dati sono stime basate sull’Indagine sulle spese per consumi delle famiglie.
L’immagine di apertura è generata con l’intelligenza artificiale.
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