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Da Cuggiono al Senegal, il viaggio di Carlo il ciclista per preparare otto giovani a lavorare in Lombardia

Dopo l’Argentina sulle tracce degli emigranti e il Cammino di Santiago con ragazzi autistici, Carlo Motta è partito per Mbao, alla periferia di Dakar. Questa volta il viaggio si chiama Teranga: lingua italiana, formazione e lavoro per costruire un percorso di migrazione regolare prima ancora della partenza

Carlo Motta Senegal

C’erano i racconti degli emigranti italiani in Argentina, ci sono i racconti di chi si prepara a venire in Italia per lavorare, in un percorso di migrazione regolare. Sono storie che Carlo Motta, ciclista per passione e volontario di mille esperienze, sa tenere insieme. L’ultimo viaggio lo ha portato da Cuggiono a Mbao, nella grande periferia di Dakar, in Senegal: un viaggio che comincia davvero quando si trova dacanti davanti a otto ragazzi seduti in un’aula di una piccola scuola professionale di agraria.

«Ma che ci faccio qui?», si domanda lui stesso, raccontando le prime giornate africane. La risposta arriva subito: «La ragione prima e più importante della mia presenza qui è insegnare la lingua italiana a un gruppo di ragazzi senegalesi che verranno poi in Italia in modo regolare per lavorare in aziende lombarde».

Motta ai viaggi che intrecciano conoscenza e impegno sociale è abituato. Varesenews e MalpensaNews ne hanno seguito più di uno. Nel 2024 era partito insieme a Enzo Bernasconi per la “Bicicletta argentina”, cinquemila chilometri sulle biciclette con telaio in legno, anche sulle tracce delle migliaia di emigranti dell’Alto Milanese che tra Ottocento e Novecento attraversarono l’Atlantico alla ricerca di una vita migliore.
Nello stesso anno aveva lasciato la bici per accompagnare quindici giovani autistici lungo gli ultimi 120 chilometri del Cammino di Santiago.
Questa volta il filo del viaggio è ancora la migrazione. Ma vista dalla parte di chi sta per partire.

Teranga, il viaggio che inizia prima di prendere l’aereo

Il progetto si chiama Teranga, parola wolof che significa “accoglienza”. È finanziato nell’ambito dell’Avviso 4/2024 di Fondimpresa e vede IAL Lombardia come capofila insieme a CISL, FNP, ANOLF Sondrio e Lombardia e ad alcuni partner senegalesi. Otto giovani tra i 23 e i 36 anni stanno completando il percorso: alcune aziende lombarde hanno già aderito e, quando arriveranno in Italia, è prevista per loro l’assunzione con un contratto di un anno.

L’idea, spiegano i promotori, è semplice almeno sulla carta: preparare l’inserimento prima della partenza, invece di cominciare quando la persona è già arrivata in Italia. Il percorso comprende italiano, lessico tecnico, educazione civica, sicurezza e formazione professionale.
«Che cosa semplice: incontro di domanda e offerta, chi ha bisogno di lavoratori e chi di lavorare», osserva Motta. Salvo aggiungere subito, citando Brecht, che «la semplicità è difficile da farsi».

Per lui il tema porta inevitabilmente anche a pensare alla storia da cui proviene. Non molti mesi fa pedalava in Argentina seguendo le tracce di uomini e donne partiti proprio dai paesi intorno a Cuggiono. Tra il 1880 e il 1920, ricordava quel viaggio, più di dodicimila persone lasciarono il territorio dell’allora Mandamento di Cuggiono per attraversare l’oceano. Ora, dall’altra parte di un’altra rotta migratoria, Motta incontra chi prepara la propria partenza verso la Lombardia.

Carlo Motta Senegal

Otto ragazzi, l’italiano e il desiderio di lavorare

In Senegal Motta lavora insieme ad Alba Rapella, docente di italiano di Morbegno oggi in pensione ed ex insegnante Cpia. Carlo, a sua volta pensionato, è stato per molti anni coordinatore delle sedi IAL di Saronno e Legnano. Sul posto partecipa anche Federico Putelli, docente di italiano residente in Senegal.

«Hanno voglia di venire in Italia per lavorare e aiutare la famiglia», racconta Motta. Che prova a tradurre la differenza economica in cifre quotidiane: parla di stipendi da operaio che si aggirano, secondo quanto ha potuto osservare e raccogliere sul posto, tra 250mila e 350mila franchi CFA al mese, mentre alcuni lavori domestici e di pulizia possono essere pagati molto meno. «Il conto è presto fatto: non c’è da meravigliarsi che si debba emigrare».

Il corso dura due settimane e alterna lingua italiana, cultura civica e cultura del lavoro. «Studiano, si danno da fare», dice Motta, osservando che la conoscenza del francese acquisita a scuola costituisce per molti un punto di partenza nell’apprendimento di una nuova lingua. Ma la lezione non finisce sulla lavagna. Anche per chi insegna ogni giornata diventa una lezione sul Senegal.

Il caffè con il limone e i furgoni «tenuti insieme con sputo e fil di ferro»

La scuola è un piccolo centro di formazione professionale agricola con una sessantina di allievi. L’aula usata per il progetto è stata costruita anche grazie al contributo di associazioni italiane. Fuori, durante la pausa, comincia un altro racconto. «A metà mattina facciamo una pausa caffè, fuori dalla scuola pullulano baracchini che lo preparano». È caffè solubile, travasato da un bicchiere all’altro fino a ottenere una schiuma abbondante. «Molti lo bevono con il limone: non ho osato assaggiarlo». Poi c’è il caffè Touba, diffusissimo in Senegal, aromatizzato con pepe e spezie. 

Carlo Motta Senegal

E poi ci sono i trasporti con cui quasi tutti gli studenti arrivano a lezione. Sono i “ndiaga ndaje”, furgoni privati che seguono percorsi più o meno definiti. Nove posti sulla carta, molti di più nella realtà. Motta li definisce «furgoni tenuti assieme con sputo e fil di ferro: più un atto di fede che un mezzo meccanico».
I taxi di Dakar, gialli e neri, non sembrano messi molto meglio: specchietti improvvisati, finestrini bloccati, sedili consumati e chilometraggi sterminati. Eppure, scrive, «si muovono e ti portano a destinazione».

Ai bordi delle strade ci sono le officine all’aperto. Meccanici che lavorano tra polvere e sabbia, aprono motori, sistemano sospensioni e intervengono perfino sull’elettronica. È il Senegal osservato da Motta nel modo in cui ha raccontato anche gli altri suoi viaggi: non come una sequenza di monumenti da vedere, ma attraverso le persone, il lavoro e i dettagli della strada.

Carlo Motta Senegal

Da Mbao alla Lombardia

Dentro l’aula, intanto, si costruisce un viaggio ancora da compiere. Il progetto Teranga punta proprio a mantenere un collegamento tra ciò che avviene in Senegal e ciò che succederà dopo l’arrivo in Lombardia, mettendo insieme formazione, necessità delle imprese e accompagnamento delle persone, non soltanto sul piano professionale ma anche linguistico, culturale e sociale. 

Ial Lombardia

Il programma proseguirà nei prossimi mesi con nuove attività di formazione e monitoraggio. Un primo momento pubblico di approfondimento è previsto nella seconda metà di novembre, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede IAL di Morbegno.
Per ora, però, Teranga è soprattutto quell’aula di Mbao e otto persone che studiano parole italiane pensando a un lavoro che le aspetta a migliaia di chilometri di distanza.

Per Carlo Motta è un altro viaggio sulle strade dell’emigrazione. Solo che questa volta non segue le orme di chi partì da Cuggiono più di un secolo fa. È seduto accanto a chi si prepara a partire oggi, provando a fare in modo che l’arrivo non sia un salto nel vuoto.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 05 Ottobre 2026
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