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Turbigo, il paese che ha detto No al data center. “I cittadini non lo vogliono”

Doveva nascere dentro la ex conceria dismessa Cedrati, lungo il Naviglio, di fronte al centro del paese. Assemblee animate e discussione politica alla fine hanno fatto desistere l'amministrazione dall'ipotesi

ex cedrati turbigo

Nel mezzo delle tante mobilitazioni contro il proliferare dei data center, in un paese della pianura milanese è stato messo un punto fermo: è Turbigo, a Sud dell’aeroporto di Malpensa, dove un data center era ipotizzato sul sedime dell’ex Conceria Cedrati.
Ad annunciare lo stop, nella mattinata di martedì 22 settembre, è stato il sindaco Fabrizio Allevi, dopo settimane di confronto e polemiche che avevano portato il tema al centro del dibattito politico e cittadino.

«In quest’area non c’era nessun data center approvato. Non c’è nessun accordo con la proprietà, nessun progetto, nessun atto amministrativo», ha voluto specificare il sindaco. Allevi rivendica la natura esplorativa del percorso seguito fino a questo momento dall’amministrazione: «Avevamo iniziato un percorso per capire come riqualificare e rigenerare l’area dismessa. Non era una decisione già presa. Era un percorso semplice e doveroso: capire quale fosse la soluzione meno impattante», valutando in particolare emissioni sonore, emissioni in atmosfera e possibile effetto “isola di calore”.

Già nelle scorse settimane il sindaco aveva confermato l’esistenza di contatti con soggetti interessati alla realizzazione di data center, precisando però che non era stato presentato un progetto. L’amministrazione aveva annunciato anche la costituzione di una commissione speciale e un ulteriore incontro pubblico previsto per il 25 settembre.

L’ipotesi aveva trovato spazio anche nella discussione sulla variante generale al Piano di governo del territorio. Nell’ATU 01, ambito di trasformazione urbana che interessa una porzione dell’ex Cedrati, tra le funzioni produttive e direzionali ad alto contenuto tecnologico era stata contemplata anche la possibilità di un data center.

«Avrei chiesto garanzie più rigorose della legge»

Secondo Allevi, l’eventuale prosecuzione del percorso sarebbe stata comunque subordinata a una serie di verifiche tecniche. «Avrei chiesto al proponente garanzie precise, scritte e verificabili, anche più rigorose di quelle previste dalla legge. Se le garanzie fossero state insufficienti, sarei stato il primo io a dire di no».

Il confronto, però, nelle ultime settimane aveva assunto una direzione sempre più netta.
Una prima forte mobilitazione si era registrata il 4 settembre, quando circa cento persone avevano partecipato alla Casa del Giovane a un incontro promosso da Legambiente. Alla serata avevano partecipato anche rappresentanti dei comitati contrari ai data center di Buscate, Abbiategrasso e Magenta. Tra le questioni sollevate figuravano i consumi energetici, il rumore prodotto dagli impianti, la dispersione di calore, l’impatto sul territorio e la vicinanza dell’ex Cedrati al Naviglio Grande e al centro sportivo.

Il confronto pubblico: «Lì non lo vogliamo»

La contrarietà era poi emersa ancora più chiaramente durante l’incontro pubblico del 17 settembre dedicato alla variante del Pgt.
Quasi un centinaio di persone avevano partecipato alla serata e il possibile data center aveva finito per occupare gran parte della discussione. Numerosi interventi avevano contestato in particolare la collocazione dell’impianto vicino all’abitato, richiamando l’impatto visivo, il calore generato, il rumore, i sistemi di alimentazione di emergenza e l’effetto cumulativo con le altre infrastrutture già presenti sul territorio.

Una delle posizioni espresse durante l’assemblea aveva riassunto il punto: «Noi non stiamo dicendo che i data center non ci debbano essere», ma che un impianto di questo genere non dovrebbe sorgere a ridosso delle abitazioni e del tessuto urbano.

In quella stessa serata Allevi aveva ribadito che non esisteva ancora alcun progetto depositato e che il Comune aveva ricevuto una manifestazione di interesse relativa ad alcune aree, principalmente l’ex Cedrati e il comparto Rossari e Varzi.

Le critiche delle opposizioni

Nel dibattito erano intervenuti anche i gruppi di opposizione. Il capogruppo del Pd Andrea Rivolta aveva contestato innanzitutto le modalità del percorso partecipativo e aveva chiesto che la variante introducesse prescrizioni più puntuali sui possibili insediamenti di data center, con particolare attenzione a rumore, calore, emissioni e conseguenze per i residenti.

Il consigliere Dario Cavalli aveva invece criticato il metodo seguito dall’amministrazione e chiesto che fossero definiti in anticipo criteri e limiti precisi, prima di valutare le esigenze di un eventuale investitore. Tra i temi sollevati anche quello delle effettive ricadute economiche e occupazionali per Turbigo rispetto agli impatti dell’infrastruttura.

Francesco Gritta aveva concentrato le critiche soprattutto sulla collocazione dell’impianto, ricordando la vicinanza al Naviglio, al centro sportivo e ad aree considerate significative dal punto di vista storico e paesaggistico.

Proprio sulla localizzazione si era registrata la convergenza più evidente: per una parte dei cittadini presenti il problema non era stabilire quanto gli effetti del data center potessero essere mitigati, ma l’idea stessa di collocarlo nell’ex Cedrati. «Non lì, anche se l’impatto fosse vicino allo zero», era stata in sostanza la posizione emersa dal confronto.

Allevi: «Li abbiamo ascoltati»

È questo elemento che il sindaco indica oggi come decisivo. «Abbiamo incontrato i cittadini e li abbiamo ascoltati. Ci hanno detto che non vogliono il data center a nessuna condizione». Da qui la decisione: «Ho deciso di fermare il percorso e di prendermi le responsabilità».

Una scelta che, ha aggiunto Allevi, non era necessariamente condivisa allo stesso modo all’interno della maggioranza: «Non tutti nella giunta avevano la stessa opinione».

L’intenzione annunciata dal sindaco va inoltre oltre la semplice interruzione delle interlocuzioni in corso: eliminare dall’area la possibilità di realizzare data center, intervenendo quindi anche sulla previsione urbanistica.

Allevi respinge inoltre l’ipotesi che fossero già stati presi impegni vincolanti con la proprietà o con eventuali investitori: se ci fossero stati accordi già definiti, è il ragionamento del primo cittadino, «non sarebbe sufficiente una telefonata per interrompere tutto». Nel suo intervento Allevi ha infine rivolto un messaggio anche al clima politico (locale) che ha accompagnato la discussione, invitando a «diffidare dei signori del no».

Un tema che ormai attraversa tutta la cintura milanese

Il caso di Turbigo è però soltanto una parte di un fenomeno molto più ampio, che sta interessando il Saronnese, il Nord Milano e tutta la fascia occidentale della Città metropolitana fino al Ticino.

A Cesate, per esempio, è in corso l’iter per un data center in via Leoncavallo: il piano riguarda un ambito di oltre 67mila metri quadrati e una struttura progettata per una potenza IT di 72 megawatt. Sul progetto sono state presentate osservazioni da Legambiente Saronno, che ha sollevato questioni relative al consumo di suolo agricolo, all’impatto sul vicino Parco delle Groane e agli effetti ambientali dell’intervento.

Lo stesso dibattito cesatese ha fatto emergere una concentrazione molto più vasta di richieste di connessione elettrica riconducibili a possibili data center: una mappatura presentata pubblicamente a fine agosto, elaborata sulla base dei dati Terna, indicava 22 richieste nel raggio di dieci chilometri da Cesate, comprendendo tra gli altri Garbagnate Milanese, Lainate, Rho, Bollate, Origgio, Uboldo, Ceriano Laghetto e Limbiate. Si tratta di richieste e ipotesi, non di altrettanti impianti già autorizzati o destinati necessariamente alla realizzazione.

Più a ovest la stessa questione attraversa la fascia del Ticino. A Magenta, nell’ex Novaceta, il piano attuativo adottato dal Comune prevede un campus tecnologico composto da cinque edifici, per una superficie complessiva indicata dall’amministrazione in circa 130mila metri quadrati. Il procedimento è accompagnato da un dibattito acceso e dall’istituzione di una commissione consiliare straordinaria incaricata di seguire l’iter.

A Buscate, a sua volta, il confronto sui data center si è intrecciato con quello relativo ad altri grandi insediamenti produttivi e logistici: Legambiente ha chiesto una valutazione complessiva degli effetti sul territorio, richiamando consumo di suolo, traffico pesante, rumore e vicinanza alle abitazioni.

Dalla zona del Saronnese e delle Groane fino a Magenta, Buscate e Turbigo emerge così una geografia sempre più evidente: la domanda di nuovi data center sta uscendo dai confini di Milano e si sta spostando verso la cintura metropolitana e le grandi aree industriali disponibili o dismesse.

Con essa cresce anche un confronto che si ripete, con caratteristiche diverse, da Comune a Comune: da una parte la possibilità di rigenerare aree produttive, attirare investimenti e rafforzare le infrastrutture digitali; dall’altra le domande dei territori su energia, acqua, rumore, calore, paesaggio, consumo di suolo e ricadute economiche e occupazionali effettive. È un dibattito anche internazionale, con molte iniziative di contrasto anche negli Stati Uniti che sfuggono alla classica caratterizzazione politica destra/sinistra.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 22 Settembre 2026
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