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Da quasi un secolo la Brunella è il centro della carità di Varese, dai Frati a Il Pane di Sant’Antonio

Il presidente Luigi Iemoli e il coordinatore Claudio Lurati raccontano a Radio Materia l’organizzazione quotidiana della Brunella e gli incontri che danno senso all’impegno di volontari e operatori. Una storia che accompagna e aiuta la città

luigi jemoli claudio lurati il pane di sant'antonio


Dietro ai pasti distribuiti, alle docce, al guardaroba e ai servizi di assistenza della Casa della Carità della Brunella c’è una rete di oltre 340 volontari, sostenuta da sette dipendenti e da un’équipe di professionisti. È questa organizzazione che permette all’associazione Pane di Sant’Antonio di gestire una realtà diventata negli anni un vero hub della solidarietà a Varese.

Oltre 340 volontari alla Casa della Carità

I volontari rappresentano la parte più numerosa dell’associazione. Molti sono pensionati, persone che possono mettere a disposizione alcune ore della propria settimana, ma non mancano esperienze diverse e ingressi più giovani. Spesso il primo contatto nasce dal passaparola, dalla conoscenza di qualcuno già impegnato alla Brunella o semplicemente dal desiderio di dedicare tempo alle persone più fragili. È successo anche al presidente Luigi Iemoli, arrivato al volontariato quasi per caso, coinvolto inizialmente dalla moglie. Da quel primo passo è nato un impegno che lo ha portato fino alla presidenza dell’associazione.

I volontari sono presenti nei diversi servizi della Casa della Carità: dalla mensa all’accoglienza, dal guardaroba alla raccolta e distribuzione delle donazioni. Il loro compito, però, non si esaurisce nelle attività pratiche. Una parte importante del lavoro è costituita dalla relazione con chi attraversa un periodo di difficoltà.

Quel “Buon Natale” al tornello della mensa

A raccontarlo è proprio Iemoli, che durante l’intervista a Soci All Time, la trasmissione di Radio Materia realizzata in collaborazione con CSV Insubria, ricorda una vigilia di Natale trascorsa al tornello d’ingresso della mensa. Vedendo arrivare le persone, il presidente si era chiesto se fosse opportuno augurare loro buon Natale: un gesto apparentemente semplice che, davanti a situazioni di forte marginalità, temeva potesse risultare fuori luogo.

Decise comunque di farlo e le risposte furono molto diverse da quelle immaginate. Una persona gli raccontò con grande naturalezza la propria situazione: «Oggi ho mangiato qua, domani sono da mia figlia, però poi a Santo Stefano non mi vuole più e dunque torno qua». Un episodio che, per Iemoli, racconta uno degli aspetti meno visibili del volontariato alla Brunella: l’incontro con le persone e una reciprocità capace spesso di sorprendere chi arriva pensando semplicemente di offrire il proprio tempo.

Sette dipendenti e un’équipe per coordinare i servizi

Una rete di oltre 340 volontari e una struttura che offre numerosi servizi richiedono però un’organizzazione professionale. Pane di Sant’Antonio conta oggi sette dipendenti e un’équipe che si occupa della gestione quotidiana della Casa della Carità. Il coordinamento è affidato a Claudio Lurati. Accanto a lui operano figure professionali impegnate nell’accoglienza e nei percorsi educativi, nella logistica, nella segreteria e nella comunicazione. Un ruolo importante è ricoperto anche dalla progettazione, indispensabile per partecipare ai bandi e trovare le risorse necessarie a mantenere e sviluppare i servizi.

È una struttura che per dimensioni e complessità deve essere amministrata quasi come una piccola azienda, con costi, personale, organizzazione dei turni e progettazione. La componente professionale non sostituisce il volontariato, ma permette alle centinaia di persone che mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo di operare all’interno di servizi organizzati e continuativi.

Da utente della Casa della Carità a corriere con una nuova vita

A spiegare quale possa essere il risultato di questo lavoro è un episodio raccontato da Lurati. Pochi giorni prima dell’intervista, alla Brunella era arrivato un furgone con una donazione di vestiti da parte di un’azienda varesina. Durante lo scarico, il corriere si è rivolto al coordinatore: «Io dieci anni fa ero un utente di Casa della Carità». Oggi quell’uomo ha un lavoro, una casa e una famiglia. Una storia che per Lurati chiude idealmente un cerchio e restituisce il significato del lavoro quotidiano dell’associazione: non soltanto rispondere a un bisogno immediato, ma provare a creare le condizioni perché una persona possa ripartire.

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Pubblicato il 04 Settembre 2026
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