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Rubinetti varesini a rischio: come ci stiamo preparando all’emergenza idrica prima che arrivi

Fabio Bandera, direttore tecnico di Alfa, gestore idrico unico della provincia, fotografa la situazione attuale e spiega la strategia per affrontare un clima sempre più imprevedibile

rubinetto acqua

Non è tanto la quantità di pioggia mancante a preoccupare, quanto il modo in cui quella poca pioggia cade. È questo il punto centrale emerso dalla puntata odierna de La Materia del Giorno, dedicata alla siccità e all’uso razionale dell’acqua, con ospite Fabio Bandera, direttore tecnico di Alfa, il gestore unico del servizio idrico integrato della provincia di Varese, che copre oltre cento comuni con più di 4.300 chilometri di rete, 301 pozzi e 369 sorgenti.

Un deficit del 19% in meno di due mesi

Secondo Bandera parlare oggi di emergenza conclamata sarebbe prematuro, ma la provincia è «Sulla soglia di quello che potrebbe essere un periodo critico». Il 2026 registra finora un deficit idrico rispetto alla media storica di circa il 19%, una percentuale che appare contenuta se paragonata al quasi 40% della grande crisi 2022-2023, ma che nasconde un dato più significativo: fino a inizio giugno la provincia era perfettamente in linea con la media storica. Tutto il deficit si è quindi accumulato negli ultimi due mesi, con un regime di precipitazioni che ha cambiato natura più che intensità.

Il paradosso delle piogge intense

«Quando piove, oggi piove moltissimo in poco tempo, spesso in forma di forti temporali –  spiega Bandera – L’acqua tende così a scorrere in superficie invece di infiltrarsi nel terreno, e questo impedisce la ricarica di sorgenti e falde, un processo che richiede invece tempi lunghi. Il risultato è che anche una pioggia abbondante può rivelarsi di scarsa utilità per il sistema idrico: i fiumi si gonfiano rapidamente per brevi periodi e tornano altrettanto rapidamente in secca, senza il tempo necessario perché l’acqua raggiunga le faglie che alimentano sorgenti e pozzi».

Il verde Nord del varesotto è più vulnerabile: ecco perchè

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, è la parte settentrionale della provincia, più montuosa e ricca di sorgenti, la prima a risentire della siccità: «Le sorgenti montane si appoggiano su strutture rocciose fratturate che contengono poca acqua e si svuotano rapidamente – spiega il direttore tecnico di Alfa – Anche se è diverso il caso dell’area del Campo dei Fiori, dove le sorgenti nascono da grandi cavità carsiche capaci di trattenere l’acqua più a lungo, comportandosi come una spugna. La parte sud della provincia, alimentata soprattutto dai pozzi, ha invece tempi di risposta ai cambiamenti climatici decisamente più lunghi».

Il ruolo dei laghi varesine e le due “prese” per l’acqua sul Maggiore e sul Ceresio

La strategia di Alfa per affrontare i cambiamenti climatici si basa su due pilastri: le interconnessioni tra sistemi acquedottistici diversi, per garantirsi mutuo soccorso, e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. In quest’ottica i laghi giocano un ruolo importante: «Alfa gestisce due prese lago, una a Leggiuno sul Verbano e una a Ponte Tresa sul lago Ceresio – spiega Bandera  –  quest’ultima ricostruita proprio dopo le criticità del 2022-2023». Naturalmente, anche i laghi sono in tempi di magra: ma il bacino da cui “pescare” resta sempre importante.

Un piano d’emergenza che parte prima di vedere il rubinetto “a secco”

L’emergenza, spiega Bandera, per Alfa comincia molto prima che i cittadini se ne accorgano aprendo il rubinetto. «Attualmente sono circa quattro i comuni della provincia in difficoltà, e già da tempo l’azienda trasferisce acqua tra sistemi acquedottistici diversi per compensare gli squilibri, un’attività condotta “in sordina” proprio per evitare disagi percepibili» spiega. Se la situazione dovesse aggravarsi fino all’emergenza conclamata, Alfa dispone di mezzi sostitutivi: «Abbiamo autobotti per rifornire i bacini, cisterne per la distribuzione locale e, nei casi più critici, un sistema di erogazione in sacchetti da un litro per le frazioni più difficili da raggiungere». Un’esperienza già vissuta nel 2022 e nel 2023, che Bandera si augura non debba ripetersi.

Le interconnessioni per risolvere i problemi d’emergenza non sono però solo all’interno della rete Alfa: in provincia di Varese opera anche un altro gestore, Le Reti, con cui esistono diversi punti di scambio per il mutuo soccorso, così come collegamenti con gestori della provincia di Milano nella parte meridionale del territorio. Bandera ricorda come, prima della nascita del gestore unico, capitasse che un comune con acqua in eccesso fosse vicino a uno in difficoltà senza che i due sistemi fossero collegati: ora invece: «Non c’è più l’acqua del sindaco, c’è l’acqua di Alfa» sintetizza con spirito.

Studi e modelli per sapere come investire per il futuro

Dal 2023 a oggi Alfa ha investito 2 milioni e 700mila euro tra collegamenti, ammodernamento delle sorgenti e interventi sulla presa lago di Ponte Tresa.

Parallelamente l’azienda ha avviato, in collaborazione con l’Università di Milano per la parte geologica e il Politecnico di Milano per la modellistica, uno studio sul comportamento delle sorgenti, storicamente poco approfondito: l’obiettivo è applicare i diversi scenari climatici oggi ritenuti più probabili ai modelli matematici sviluppati, per stimare la disponibilità idrica futura delle sorgenti. Un lavoro che, pur basandosi su modelli climatici pensati su scala generazionale, serve a orientare investimenti che devono essere tecnicamente fattibili nel breve-medio periodo.

Le perdite di rete: PNRR e ricerca satellitare

Un capitolo separato riguarda le perdite della rete idrica, problema storico del territorio non legato alla siccità ma che ne aggrava gli effetti sulla disponibilità complessiva. «A fine giugno si è concluso un progetto finanziato dal PNRR, del valore di circa 30 milioni di euro, che ha permesso la sostituzione di tratti di rete ammalorati, l’installazione di migliaia di contatori intelligenti e la suddivisione della rete in sotto-bacini per individuare più facilmente le zone con maggiori perdite – spiega bandera –  A questo si è affiancata la ricerca perdite tramite volo satellitare, che permette di localizzare le aree più probabili di dispersione senza dover ispezionare manualmente migliaia di chilometri di tubazioni».

Ridurre lo spreco d’acqua: cosa può fare chi ha un giardino o una piscina

Sul fronte dei comportamenti individuali per ridurre la probabilità di una emergenza idrica nel proprio comune, Bandera invita innanzitutto a seguire le ordinanze comunali che regolano l’uso dell’acqua per scopi non potabili, in particolare per l’irrigazione di prati e giardini.

Un tema delicato riguarda anche il riempimento delle piscine, che in alcuni piccoli comuni con tubazioni di ridotto diametro può – da solo – già mettere sotto stress la rete: Alfa chiede ai cittadini di segnalare in anticipo il riempimento scrivendo a piscine@alfavarese.it, per concordare modalità che tutelino sia l’utente sia la disponibilità complessiva per gli altri residenti.

Ma si può fare anche di più: tra i suggerimenti più concreti, la realizzazione, in fase di costruzione di una nuova abitazione, di piccole cisterne interrate per raccogliere l’acqua piovana da destinare all’irrigazione del giardino: una soluzione che riduce il carico sulle fognature nei momenti di pioggia intensa e restituisce un beneficio anche in termini di stabilità termica dell’acqua accumulata.

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Pubblicato il 24 Luglio 2026
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