A Cairate la storia della draisina del Museo Studi Patri, una delle più antiche biciclette d’Italia
Non proprio una bicicletta, ma quasi: apparteneva a un nobile milanese che aveva villa nella brughiera di Malpensa. Appartenente alla società storica di Gallarate, è stata restaurata di recente e viene presentata in pubblico
Venerdì 5 giugno l’auditorium dell’ex chiesa dei Santi Ambrogio e Martino, a Cairate, ospiterà una conferenza dedicata al restauro della storica draisina conservata al Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri. L’incontro offrirà l’occasione per raccontare il recupero di un manufatto raro e prezioso, ma soprattutto per riscoprire la storia di uno dei più curiosi mezzi di trasporto dell’Ottocento.
La draisina custodita dal museo gallaratese è infatti considerata dagli esperti uno degli esemplari più antichi conservati in Lombardia e in Italia. Restaurata nell’ambito del progetto Restituzioni, promosso da Fondazione Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Ministero della Cultura, è stata recentemente selezionata per essere esposta a Roma, confermando il suo valore storico e culturale.
«È sicuramente uno degli esemplari più antichi di Lombardia e d’Italia», ha spiegato in passato il presidente della Società Gallaratese per gli Studi Patri, Massimo Palazzi. Il manufatto è giunto al museo circa sessant’anni fa grazie alla donazione del conte Gian Domenico Oltrona Visconti di Lonate Pozzolo e da allora rappresenta uno dei pezzi più significativi della collezione.
L’antenata della bicicletta
La draisina risale alla prima metà del XIX secolo ed è riconducibile al modello inventato dal barone tedesco Karl Drais von Sauerbronn nel 1817. È considerata una tappa fondamentale nell’evoluzione della bicicletta moderna.
«La draisina è un manufatto di transizione tra il “celerifero” e la bicicletta», spiega Palazzi. Se il celerifero era ancora un mezzo rudimentale, privo di manubrio e sterzo, la draisina introduce una novità rivoluzionaria: la ruota anteriore mobile che permette di cambiare direzione.
I pedali, però, non esistevano ancora. Per avanzare era necessario sedersi sul sellino e spingersi in avanti con i piedi, alternando brevi corse e scivolate. Un sistema semplice ma innovativo, che segnò un passo decisivo verso la nascita della bicicletta vera e propria.
Un drago su due ruote
L’esemplare conservato a Gallarate colpisce anche per il suo aspetto. Accanto alle caratteristiche tecniche che ne fanno una vera draisina, conserva infatti decorazioni che richiamano il gusto romantico e fantastico dell’epoca.
Sul frontale compare una testa di drago scolpita nel legno, mentre sopra la ruota posteriore è presente una coda squamata in metallo. Ai lati si sviluppano elementi che ricordano ali di drago e fungono da parafanghi. Un insieme decorativo che rende il mezzo unico e suggestivo.
Dalla brughiera all’esposizione nazionale
È curioso immaginare il conte Oltrona Visconti percorrere con questo curioso mezzo le strade e i sentieri della brughiera attorno a Lonate Pozzolo, in un paesaggio che sarebbe cambiato radicalmente un secolo dopo con la costruzione dell’aeroporto di Malpensa.
Oggi quella stessa draisina è diventata una testimonianza preziosa della creatività e dell’ingegneria ottocentesca. Il restauro ha consentito di preservarne la struttura e le decorazioni originali, permettendo a studiosi e visitatori di osservare da vicino un oggetto che racconta le origini di una delle invenzioni più diffuse al mondo.
La conferenza di Cairate sarà dunque non solo un approfondimento sul lavoro di restauro, ma anche un viaggio nella storia di un mezzo che, due secoli fa, aprì la strada alla mobilità moderna su due ruote. Appuntamento dunque alle ore 21 di venerdì 5 giugno all’auditorium di piazza Libertà 10, a Cairate.
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