Si è spenta Carola Frediani, voce di riferimento del giornalismo italiano su cybersicurezza e diritti digitali
Il suo lavoro lascia un'impronta forte sul modo in cui, in Italia, i temi della sicurezza informatica, della sorveglianza e dei diritti digitali sono entrati nel dibattito pubblico. Fu ospite del festival Glocal a Varese nel 2023
Si è spenta dopo una malattia a 51 anni Carola Frediani, una delle firme più autorevoli del giornalismo italiano sui temi della tecnologia digitale, della cybersicurezza e dei diritti digitali.
Frediani aveva iniziato a occuparsi di temi digitali nei primi anni Duemila, alla redazione di Totem, l’esperienza guidata da Franco Carlini che fu tra le prime in Italia a indagare l’impatto della Rete sulla società. Nel 2010 aveva fondato l’agenzia giornalistica Effecinque, e tra il 2015 e il 2018 aveva lavorato a La Stampa, occupandosi prima di social media e poi di diritti digitali, sicurezza informatica, hacking e sorveglianza. In quegli anni aveva scritto, anche come freelance, per alcune delle principali testate italiane e internazionali: Corriere della Sera, il manifesto, Wired, L’Espresso, AGI, Vice, Motherboard, Il Secolo XIX.
Il progetto che più di tutti l’ha resa un punto di riferimento è però Guerre di Rete: nato nel 2018 come newsletter settimanale gratuita su cybersicurezza, sorveglianza, privacy e diritti digitali, è cresciuto fino a superare i diecimila iscritti, evolvendo poi in un sito di informazione indipendente realizzato con l’associazione Cyber Saiyan. Un’esperienza editoriale senza sponsor né pubblicità, sostenuta dai lettori attraverso campagne di raccolta fondi. Dall’inizio del 2024 Frediani curava anche Digital Conflicts, una newsletter bisettimanale in inglese.
Negli ultimi anni alla scrittura aveva affiancato il lavoro sul campo nella sicurezza informatica: dopo un primo incarico come Cybersecurity Awareness Manager per il gruppo YNAP, era entrata nel team di sicurezza globale del segretariato di Amnesty International, per poi passare al dipartimento di sicurezza informatica di Human Rights Watch, una delle più note ong internazionali per i diritti umani.
Frediani era anche autrice di diversi libri che hanno raccontato in profondità il mondo del cybercrimine e delle sue ricadute politiche e sociali: Dentro Anonymous (Informant, 2012), Deep Web (Quintadicopertina, 2014 e Stampa Alternativa, 2016), Attacco ai pirati sull’affondamento di Hacking Team, #Cybercrime (Hoepli, 2019) e, lo scorso settembre, L’inganno dell’automa. Era stata anche docente a contratto all’Università di Genova, moderatrice al G7 di Torino del 2017 sul tema della cybersicurezza, e speaker abituale ai principali festival italiani dedicati a giornalismo e digitale.
Tra questi anche il Festival Glocal di Varese, organizzato da VareseNews, di cui era stata ospite nell’edizione del novembre 2023. In quell’occasione aveva partecipato a un incontro dedicato alle regole europee sull’intelligenza artificiale e all’AI Act in discussione a Bruxelles. Frediani aveva portato il suo sguardo sulle dinamiche del dibattito internazionale, mettendo in guardia da una polarizzazione che, da una parte, alimentava l’hype commerciale dei nuovi strumenti di AI e, dall’altra, agitava timori “esistenziali” sulla loro pericolosità, un dibattito, aveva osservato, che andava liberato dagli eccessi, anche mediatici, per concentrarsi sulle questioni concrete della regolamentazione.
Il suo lavoro lascia un’impronta forte sul modo in cui, in Italia, i temi della sicurezza informatica, della sorveglianza e dei diritti digitali sono entrati nel dibattito pubblico.
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