Manifattura lombarda: produzione e fatturato in crescita ma aspettative in calo
I dati di Unioncamere Lombardia confermano un avvio d'anno positivo con la produzione industriale a +2,4% su base annua ma gli imprenditori lanciano l'allarme per i prezzi delle materie prime
La manifattura lombarda apre il 2026 con il segno più, dimostrando una notevole capacità di tenuta nonostante un quadro internazionale sempre più complicato. Nel primo trimestre dell’anno la produzione industriale è cresciuta dello 0,5% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, con un fatturato che segna un +0,6%. Anche il mondo dell’artigianato tiene il passo con una crescita
La manifattura lombarda tiene il passo e apre il 2026 con il segno più, nonostante un orizzonte internazionale sempre più nuvoloso. Nel primo trimestre dell’anno, la produzione industriale è cresciuta dello 0,5% e il fatturato dello 0,6%, confermando la capacità di resistenza delle imprese regionali. Tuttavia, dietro i numeri positivi cresce la preoccupazione degli imprenditori per l’impennata dei costi energetici e delle materie prime, con prezzi che tornano a salire come non si vedeva da anni.
I numeri della crescita e la forza dell’export
I dati elaborati dall’Osservatorio economico di Unioncamere Lombardia mostrano un sistema che non si ferma. Su base annua, la produzione industriale segna un +2,4%, mentre l’artigianato cresce del +2%. A trainare il settore è ancora una volta l’export: quasi il 39% del fatturato industriale viene realizzato sui mercati esteri. Anche la domanda interna dà segnali di vita, con ordini in crescita del 3,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Settori come i mezzi di trasporto, il legno-arredo e la siderurgia si confermano i motori trainanti di questa fase.
L’allarme per i costi energetici e le materie prime
Nonostante la tenuta, il clima di fiducia sta cambiando. Il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile e il gas a 50 euro/MWh pesano come macigni sui bilanci. «Incertezza, guerre e crisi permanenti si stanno ripercuotendo sui prezzi delle materie prime – il commento di Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia – ed è ormai evidente che chi controlla l’energia e le materie prime controlla la crescita. Il sistema Italia ha tutte le ragioni per ottenere lo sforamento del Patto di Stabilità». Anche gli artigiani soffrono: i prezzi delle loro materie prime sono balzati del 6,1% in soli tre mesi.
La sfida della competitività internazionale
Il rischio è che la Lombardia perda terreno nel confronto con i colossi extraeuropei. «Teniamo duro ma non è facile – l’analisi di Guido Guidesi, assessore regionale allo Sviluppo economico – ora o c’è un cambiamento radicale rispetto ai vincoli europei ed al protagonismo dei territori o rischiamo veramente di uscire dalla competitività. Registriamo una aggressività sempre più influente da concorrenti cinesi ed extraeuropei che hanno meno vincoli e meno costi di produzione. Per difendere il lavoro serve un coraggio istituzionale che a Bruxelles non vedo».
Occupazione e ricambio generazionale
In questo scenario complesso, arrivano segnali confortanti dal mercato del lavoro, con un saldo positivo tra ingressi e uscite sia nell’industria (+0,4%) che nell’artigianato (+0,8%). Resta però il nodo del futuro delle piccole imprese. «L’età media dei titolari delle nostre imprese è sempre più elevata e manca il ricambio generazionale – ha dichiarato Stefano Fugazza, presidente Unione Artigiani Lombardia – dobbiamo presentare ai più giovani l’artigianato come un’opportunità concreta e appassionante». Oltre alla manodopera, preoccupa il credito, con le banche che sembrano voler “chiudere i rubinetti” proprio nel momento del bisogno.
Un sistema produttivo che chiede autonomia
La richiesta che arriva dal mondo produttivo lombardo è chiara: servono soluzioni rapide per l’autonomia energetica, dal nucleare al potenziamento delle rinnovabili e dell’idroelettrico. «I numeri confermano la tenuta e la forza del nostro sistema – ha sottolineato Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia – ma è fondamentale continuare a sostenere le piccole e medie imprese, rafforzando export e competenze per consolidare il ruolo della nostra regione come motore d’Europa».
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