Tra lattughe e pomodori crescono inclusione, comunità e cura del territorio: a Saronno nasce “Il campo di Oz”
La cooperativa Ozanam è capofila dell’iniziativa nata all’interno di A.S.S.E. – Agricoltura Sociale per una Saronno Ecologica, finanziato da Fondazione Cariplo, con Il Sandalo e Il Granello come partner e il sostegno attivo della rete di Semplice Terra
Si è tenuto martedì sera alla Cooperativa Popolare Saronnese di via Pietro Micca, l’incontro pubblico di presentazione del Campo di Oz, il nuovo progetto di agricoltura sociale che sta prendendo forma a Cascina Colombara, alle porte di Saronno. Una sala partecipata e attenta ha accompagnato una serata che non è stata solo la presentazione di un orto produttivo, ma il racconto di una visione: fare agricoltura come strumento di inclusione, presidio del territorio e costruzione di comunità.
A curare l’organizzazione della serata è stata la Bottega Il Sandalo, con l’introduzione di Alberto Cominelli che ha aperto l’incontro sottolineando il valore di un progetto che intreccia sostenibilità ambientale e responsabilità sociale.
Un campo per coltivare inclusione e presidiare il territorio
A illustrare il progetto Gianluca Bozzia della cooperativa Ozanam, capofila dell’iniziativa nata all’interno di A.S.S.E. – Agricoltura Sociale per una Saronno Ecologica, finanziato da Fondazione Cariplo, con Il Sandalo e Il Granello come partner e il sostegno attivo della rete di Semplice Terra.
Il progetto si sviluppa su un terreno di quasi un ettaro e mezzo, concesso in comodato d’uso per dieci anni, nel Parco Lura, in una zona di confine tra Saronno e Caronno Pertusella, accanto a Cascina Colombara, e limitrofa alla stazione Saronno Sud delle Ferrovienord. E’ una zona che sta rinascendo, pur essendo segnata negli anni dal fenomeno dello spaccio e da episodi straordinari come l’incendio del 22 luglio 2022, dove di recente è nata la base scout di BaCo Base Colombara.
«Anche l’Amministrazione comunale e le Ferrovie Nord hanno guardato con attenzione a questa iniziativa – ha spiegato Bozzia – perché qui c’è la potenzialità di creare non solo un progetto agricolo capace di offrire lavoro e prodotti di qualità alla popolazione saronnese, ma anche di qualificare e presidiare quest’area in modo sistemico. Coltivare e vivere questo spazio significa curarlo, renderlo più sicuro e contrastare il degrado. E questo genere di sfide non si vincono da soli, ma insieme, facendo rete».
Le tre anime del progetto
La prima anima del Campo di Oz è il cuore produttivo del progetto: circa un ettaro destinato alla coltivazione di verdure locali e di stagione secondo metodo agroecologico, con l’obiettivo di creare due posti di lavoro stabili e coinvolgere fino a sei persone svantaggiate su base stagionale.
La seconda è quella dell’ortoterapia, realizzata con Il Granello, che vede due giorni a settimana un gruppo di otto/dieci ragazze e ragazzi seguiti dalla cooperativa fare attività nel campo insieme alle loro educatrici e all’orto terapista di Ozanam Asia Ferrario.
La terza riguarda gli orti condivisi: circa 500 metri quadrati sono messi a disposizione di Semplice Terra, che sta cercando cittadini interessati a coltivare questi appezzamenti in modo comunitario.
Dal campo alla tavola, con una spesa settimanale
Il progetto ha anche una dimensione economica e commerciale. L’idea è proporre una spesa settimanale su prenotazione, composta da un sacchetto di circa 3 chili, il consumo medio individuale di verdura in una settimana, con 4-6 varietà stagionali, tra ortaggi da consumare crudi e da cucinare.
Il prezzo previsto è un po’ inferiore alla media rilevata nei diversi punti vendita del mercato saronnese, ossia sotto i 3 euro al kg, pensato per restare accessibile, fidelizzare una base di clienti e sostenere la sperimentazione senza operare in perdita.
In una prima fase le prenotazioni avverranno tramite newsletter, mentre i ritiri saranno organizzati presso Ozanam in giorni dedicati. Si stanno valutando altri punti di distribuzione aperti il sabato per venire incontro alle esigenze dei cittadini.
Ma, ha sottolineato Bozzia, il progetto non si regge solo su un modello di vendita: «È fondamentale costruire una relazione con la comunità. Solo l’affetto, la vicinanza e la cura delle persone potranno dare fiducia a questa sperimentazione e aiutarla a trovare stabilità». Un legame che si vuole coltivare anche aprendo il campo ai cittadini, raccontando la vita agricola attraverso i social, facendo conoscere stagionalità, pratiche agronomiche e valore del cibo locale. In futuro, nei periodi di sovrapproduzione, non si esclude anche la possibilità di autoraccolta.
L’esempio di CaTi Bio: una comunità abilitante
Uno sguardo più ampio è arrivato dall’intervento di Stefano Frisoli di CaTi Bio, esperienza di agricoltura sociale della Caritas Ticino, realtà attiva da quasi ottant’anni. Frisoli ha raccontato un percorso nato dal tema del lavoro e dell’inclusione di persone escluse o senza occupazione, oggi evoluto in una realtà autofinanziata per il 70%, che conta 150 spese settimanali e convenzioni all’ingrosso, con un fatturato di 350 mila franchi e la capacità di sostenere 7 stipendi grazie alla sola attività agricola.
Ma il punto centrale del suo intervento è stato un altro: il ruolo della comunità. Frisoli ha parlato di “comunità abilitante”, cioè una rete di relazioni che genera solidarietà, mutuo aiuto e possibilità concrete di inclusione: «La comunità non è un contorno del progetto sociale è parte della sua sostenibilità» ha ricordato, indicando proprio nel rapporto con chi acquista, attorno al cibo, uno degli elementi decisivi.
Agroecologia, produttività e vita del campo
A chiudere gli interventi è stato Valerio Maiocchi, agronomo di Ozanam, che ha illustrato il lavoro già avviato in Cascina Colombara.
Il terreno è stato preparato, sono stati installati l’impianto di irrigazione e le serre, con l’obiettivo di garantire produzione durante tutto l’anno.
Le prime coltivazioni saranno quelle tipiche della stagione: zucchine, peperoni, pomodori, melanzane, lattughe, seguite da patate, cipolle, sedano, finocchi e zucche, per arrivare poi alle produzioni invernali, con cavoli e verze.
Maiocchi ha richiamato il senso dell’approccio agroecologico adottato: non solo metodi naturali e rispettosi dell’ambiente, ma una visione che tiene insieme agricoltura, relazioni sociali e comunità che vive e si nutre del progetto.
Una rete che cresce
Tra gli interventi è emerso anche il contributo di Semplice Terra, che ha ricordato la disponibilità di spazi per nuovi ortisti e l’importanza di rivitalizzare un’area dimenticata trasformandola in un luogo vissuto e curato tutto l’anno.
Un pensiero è stato infine dedicato a Franco Turconi, ricordato con emozione da Giorgio Pozzi che ha condiviso con lui la visione e la pratica dell’agricoltura sociale fin dal 2012, e dalla nuova presidente di Semplice Terra, Angela Codarri.
La serata si è conclusa con una degustazione dei prodotti della bottega Il Sandalo, ma soprattutto con la sensazione che il Campo di Oz sia qualcosa di più di un progetto agricolo: un esperimento sociale, una scommessa collettiva e un invito ai cittadini a tornare a riconoscersi attorno a un pezzo di terra.
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