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Addio a Wired Italia: Condé Nast chiude l’edizione italiana

La casa editrice americana taglia l'edizione italiana della storica rivista tech: una ristrutturazione globale che colpisce anche Self e Glamour internazionale

Generico 13 Apr 2026

La notizia è arrivata il 16 aprile 2026, in una giornata già carica di tensione per il mondo dell’informazione: mentre i giornalisti italiani incrociavano le braccia per il rinnovo del contratto nazionale, Condé Nast ha annunciato la chiusura delle attività editoriali di Wired Italia.

La decisione è contenuta in un memo firmato dal CEO Roger Lynch, intitolato “Brand and Technology Updates”, nel quale il gruppo editoriale americano delinea una riorganizzazione globale del proprio portafoglio di testate. Wired Italia chiude perché non ha tenuto il passo con la crescita osservata in altri mercati, come ha scritto Lynch nella comunicazione interna. Il brand Wired continuerà a esistere con edizioni cartacee negli Stati Uniti, in Giappone, nella Repubblica Ceca e in Medio Oriente.

Non si tratta di un caso isolato: la stessa comunicazione annuncia la chiusura di Self, storica rivista di salute e fitness attiva da quasi cinquant’anni, con i contenuti che verranno assorbiti da Allure e Glamour. Anche le edizioni internazionali di Glamour in Germania, Spagna e Messico cesseranno le attività.

Il quadro strategico che emerge è quello di un gruppo che, pur avendo chiuso il 2025 in utile, intende concentrare le proprie risorse nei segmenti dove può vantare vantaggi competitivi chiari e prospettive di crescita a lungo termine. I sette brand più grandi del portafoglio, tra cui Vogue, The New Yorker e Condé Nast Traveler, generano l’85% dei ricavi e beneficiano maggiormente della scala globale del gruppo.

Il contesto in cui matura questa decisione non è nuovo: da anni Condé Nast affronta la crisi strutturale dell’editoria legata al crollo del traffico dai motori di ricerca e allo spostamento delle audience verso le piattaforme social. In precedenza il gruppo aveva già integrato Pitchfork in GQ, tagliato centinaia di posti di lavoro e siglato un accordo pluriennale con OpenAI per consentire l’utilizzo dei propri contenuti in strumenti come ChatGPT.

La coincidenza con lo sciopero dei giornalisti italiani aggiunge un ulteriore livello di significato simbolico alla vicenda. Il 16 aprile 2026 la categoria si è fermata per la terza volta in pochi mesi, chiedendo il rinnovo del contratto nazionale scaduto da dieci anni, l’introduzione dell’equo compenso e maggiori tutele per chi lavora nell’informazione. La chiusura di una testata di riferimento come Wired Italia arriva così in un momento in cui il dibattito sul futuro del giornalismo è più vivo e più urgente che mai.

Per il settore dei media italiani, la perdita di Wired significa la fine di un progetto editoriale che per anni aveva cercato di raccontare la tecnologia e le sue implicazioni culturali, economiche e politiche a un pubblico generalista colto. Un presidio che non sarà facile sostituire.

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Pubblicato il 17 Aprile 2026
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