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Palazzina F: il cuore della missione dell’Italia alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026

Alla scoperta del Villaggio Olimpico di Milano

Dal nostro inviato – L’Italia fa le cose per bene. Le Olimpiadi invernali giocate in casa sono un evento troppo importante per un movimento sportivo nazionale e il CONI – il Comitato Olimpico che raduna e governa le Federazioni di tutte le discipline – non vuole lasciare nulla di intentato per Milano Cortina 2026. Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari per dare ad atlete e atleti il massimo comfort possibile, così che possano dare il massimo sui campi di gara.

A Milano la base operativa delle Nazionali Azzurre è la Palazzina F, una di quelle che compongono il complesso del Villaggio Olimpico in Porta Romana, griffata con un enorme scudetto tricolore sulla facciata (foto in alto). Un edificio in gran parte occupato dall’Italia dalle fondamenta – al piano -1 ci sono i magazzini – al tetto con la lounge che si trova all’ultimo piano. Sulla pulsantiera dei due grandi ascensori scopriamo chi sono i vicini di casa degli azzurri: Austria, Australia (delegazione un po’ varesina, lo ricordiamo) e Slovacchia, ma sono soprattutto le “tute bianche” italiane a movimentare il viavai all’ingresso. Tra di loro anche Margherita Ostoni, giovanissima goalie milanese della nazionale di hockey che sfoggia già una sfilza di pin – spillette  delle varie delegazioni – scambiate con atleti di tutto il mondo.

Ad accogliere la stampa è Enzo Bartolomeo, dirigente del Coni, Vice capo missione e responsabile del Cluster Milano. La scelta del comitato olimpico è quella di creare in ognuno dei cluster – le sedi di gara con annessi alloggi per gli atleti – le medesime condizioni per atleti, tecnici e dirigenti. Quello milanese è il più grande e ospita circa 140 persone, di cui oltre 70 sono atleti delle nazionali di hockey, pattinaggio di figura, short track e pattinaggio di velocità: «Tutti gli atleti azzurri alloggeranno al Villaggio e molti di loro sono già arrivati: mancano l’hockey maschile che deve disputare un’ultima amichevole (in squadra i varesini Larkin e Zanetti ndr) ma che poi sarà qui e i pattinatori artistici che si stanno preparando sulle proprie piste» spiega Bartolomeo.

Dalla palazzina F le varie nazionali partono per le sedi di allenamento e – più avanti – di gara ma all’interno gli sportivi trovano tutto ciò di cui hanno bisogno, senza necessariamente utilizzare le strutture comuni del Villaggio. Due locali sono stati adibiti a palestre per le squadre di short track e speed skating che utilizzano biciclette sui rulli per l’allenamento aerobico. Nella lounge dell’ultimo piano si può invece sostare nel tempo libero tra un biliardino di design, un maxischermo, la playstation e qualcosa da bere e sgranocchiare in compagnia. Ogni piano della palazzina comprende dieci camere singole e dieci doppie: ciò consente di assegnare gli alloggi in base alle varie necessità di giocatori e pattinatori, ai loro orari e ai loro bisogni.

Alla scoperta del Villaggio Olimpico di Milano

Uno spazio fondamentale è quello medico con a capo la dottoressa Maria Rosaria Squeo (al centro nella fot0), responsabile Sanitario dell’Area Olimpica del CONI. «Tutti i nostri atleti hanno superato un iter di screening medico-sportivi molto accurato che ci dà la sicurezza sullo stato di salute di ciascun partecipante ai Giochi – spiega Squeo – e da questo punto di vista l’Italia è all’avanguardia a livello internazionale». Accanto a Squeo operano una fisiatra e due fisioterapisti che affiancano quelli delle singole squadre nazionali in caso di bisogno, e anche negli altri cluster è presente uno staff di specialisti che comprende ortopedici e cardiologi. Gli spazi di Milano affidati ai sanitari sono dotati anche di una strumentazione “pronto uso”: un ecografo generale, la Tecar, il laser e le onde d’urto.

VareseNews dentro ai Giochi: vi portiamo alla scoperta del Villaggio Olimpico di Milano

In occasione delle Olimpiadi c’è anche un’attenzione particolare legata alle normative antidoping: gli atleti, quando entrano al villaggio, consegnano la scheda su eventuali farmaci assunti e ricevono supporto e consigli per evitare problemi e fraintendimenti. L’Italia è stata subito al centro di un caso, quello che ha riguardato la biathleta Rebecca Passler (subito sospesa dalla FISI) che potrebbe essere stata vittima di una contaminazione: «Quando accade qualcosa di simile ci resta sempre l’amaro in bocca – spiega la dottoressa Squeo – anche se questo caso è precedente ai Giochi, tanto che la nostra struttura non aveva ancora ricevuto la scheda sui farmaci».

Infine non manca la sala operativa a livello dirigenziale: un ampio ufficio con un maxischermo che consente di seguire tutte le gare in diretta, un personale in grado di gestire il lato burocratico degli impegni sportivi ma anche una lavagna magnetica che servirà per aggiornare il medagliere degli azzurri. I contrassegni – oro, argento e bronzo – sono contenuti nella scatola sottostante ma per scaramanzia nessuno dei presenti si sogna di fare un pronostico. In teoria le cerimonie per i medagliati avverranno nelle varie “Casa Italia” sparse nei diversi cluster (quello di Milano è alla Triennale), ma la speranza di tutti è che proprio nella Palazzina F ci sia spazio per fare festa.

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Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it
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Pubblicato il 03 Febbraio 2026
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