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Il crocifisso della Prepositurale di Saronno rivela i suoi segreti

Il restauro dell'opera appena concluso ha permesso di portare a conoscenza degli studiosi importanti novità storico-artistiche: tra queste, la retroazione del bene

Il crocifisso della Prepositurale di Saronno rivela i suoi segreti

L’icona della Comunità pastorale Crocifisso Risorto di Saronno è tornato ad essere custodito all’interno della chiesa prepositurale dei Ss. Pietro e Paolo con importanti novità che hanno permesso di arricchire le conoscenze storico-artistiche relative al bene culturale.

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Il crocifisso era infatti stato trasferito dallo scorso gennaio presso il laboratorio della restauratrice Carola Ciprandi per le operazioni di intervento conservativo, resesi necessarie a causa di alcuni danni strutturali che l’opera presentava.

Il restauro appena concluso ha permesso di portare a conoscenza degli studiosi importanti novità storico-artistiche: tra queste, la retroazione del crocifisso ligneo rispetto a quanto era noto fino a qualche mese fa. Oggi, a restauro concluso, si ritiene che l’opera sia stata realizzata nella seconda metà del XVI secolo ed è attribuibile ai Da Corbetta, una bottega di intagliatori di Milano.

È quanto si è appreso dall’incontro “Il Crocifisso Rivelato”, tenutosi martedì 19 ottobre nella chiesa di piazza Libertà. A prendere parte all’incontro l’architetto Carlo Mariani, che ha seguito le operazioni di restauro insieme a Benedetta Chiesi, storica dell’arte e funzionaria della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, che ha autorizzato l’intervento e seguito tutte le fasi di restauro, Carola Ciprandi, restauratrice e docente presso la Scuola di Restauro Enaip di Botticino, che si è occupata della scultura lignea e Franco Blumer, che si è occupato del restauro delle lamine in argento di rivestimento della croce.

Erano inoltre presenti Andrea Germi, archivista che si sta occupando di riordinare l’Archivio Prepositurale di Saronno e il prevosto don Claudio Galimberti.

Lo stato di conservazione del Cristo non era buono – si legge nella nota preparata dai restauratori -. Le braccia presentavano fessurazioni longitudinali che attraversavano le spalle, provocate dalle sollecitazioni avvenute nel tempo, durante la movimentazione della statua per il trasporto processionale. In corrispondenza delle fessurazioni la pellicola pittorica si era sollevata dagli strati sottostanti e aveva dato luogo a piccole cadute con visione della preparazione bianca. Inoltre si notava una profonda fessurazione che percorreva la ciocca dei capelli di destra, visibile anche dal retro, e attraversava la fronte, in corrispondenza dell’attaccatura dei capelli. La mano sinistra era mancante delle ultime falangi delle dita anulare e mignolo. Si notavano alcuni sollevamenti degli strati pittorici degenerati in piccole lacune in entrambi i piedi: quello di destra, fortemente abraso, presentava il dito alluce completamente a legno. Le superfici pittoriche erano coperte da una vernice ingiallita e da uno strato di sporco e sudiciume. La doratura del perizoma mostrava abrasioni e piccole lacune”.

“Per quanto riguarda la croce, le lamine d’argento presentavano solfurazioni diffuse e materiali antiossidanti come vernici e cere oltre a residui di sostanze non idonee, utilizzate per puliture pregresse. Inoltre erano visibili sollevamenti e lacerazioni delle lamine, alcune deformazioni delle stesse e microfratture (cartiglio)”.

Durante l’incontro sono stati evidenziati gli interventi di restauro eseguito sul crocifisso nel corso dei secoli, tra cui tre interventi di ridipintura eseguiti nel 1700, nel 1914 e nel 1940.  “Nell’intervento di restauro eseguito sono state rimosse le due ridipinture novecentesche dagli incarnati portando alla luce la ridipintura settecentesca – continua la nota –, mentre si è recuperata la barba originale. Per quanto riguarda i capelli, sono state mantenute le ridipinture. Si sono effettuati i consolidamenti delle braccia e della parte superiore della testa e rifatte le dita mancanti della mano sinistra. Infine si sono eseguite le stuccature delle lacune di policromia e doratura, il ritocco pittorico a “rigatino” e la verniciatura delle superfici”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 Ottobre 2021
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