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L’intervista al nuovo prevosto don Claudio Galimberti: “Saronno comunità vivace e ricca di iniziative”

Abbiamo rivolto qualche domanda al nuovo prevosto della Comunità Pastorale Crocifisso Risorto di Saronno, pochi giorni dopo il suo ingresso ufficiale nella comunità cattolica saronnese 

Generica 2020

Sono settimane intese quelle che sta vivendo don Claudio Galimberti, il nuovo prevosto della Comunità Pastorale Crocifisso Risorto di Saronno.

Lo scorso 2 ottobre ha infatti fatto il suo ingresso ufficiale nella comunità cattolica saronnese, con la messa solenne, la presentazione da parte del vicario episcopale Luca Raimondi e il saluto dell’amministrazione comunale della città. In questi giorni è impegnato ad incontrare e conoscere le varie realtà associative presenti in città e a recuperare le fila dei progetti avviati dal predecessore don Armando Cattaneo.

Classe 1952, don Claudio è nato a Meda, in provincia di Monza e Brianza.

Ordinato sacerdote nel 1976, ha iniziato il suo cammino religioso nella parrocchia di Masnago a Varese, per proseguire prima come prete dell’oratorio per 10 anni all’interno di una parrocchia nel quartiere Città Studi di Milano e successivamente come parroco per 13 anni a Cassano Magnano.

È stato poi responsabile per 13 anni della comunità pastorale “Santa Croce” di Garbagnate Milanese ed infine qualche mese fa è arrivata inaspettatamente la nomina come nuovo prevosto della comunità pastorale di Saronno, una realtà costituita da sei parrocchie, nove preti e un diacono.

Cosa ha pensato quando le è stato proposto l’incarico a Saronno?

«All’inizio c’è stata un po’ di meraviglia, pensavo di concludere il mio servizio a Garbagnate, invece poi mi hanno comunicato che c’era questa necessità qui in questa città, dove spero di essere in grado di svolgere al meglio il mio compito. Di Saronno conoscevo poco, sono stato qui un anno per il seminario e mi ricordavo qualche via del centro».

Di questi primi giorni in città racconta: «Mi sono sentito subito accolto. Saronno la vedo come una comunità ricca di iniziative, vivace e anche complessa per un certo verso, perché ci sono tantissime realtà, associazioni e gruppi cattolici e laici che lavorano nel campo del sociale e nel mondo della solidarietà. Questo non può che farmi molto piacere, anche se è abbastanza faticoso incontrare un po’ tutti in queste settimane. Vivo questa esperienza come un tempo della provvidenza di Dio. Il prete non è il padrone, è uno strumento che si mette a disposizione degli altri e che svolge questo compito con l’aiuto dei collaboratori laici».

Saronno dà il benvenuto a don Claudio Galimberti

Ha già avuto modo di pensare a possibili progetti per la comunità saronnese?

«No, per il momento non ho ancora pensato a progetti, perché voglio costruire insieme agli altri sacerdoti, ai collaboratori, al consiglio pastorale e al consiglio per gli affari economici un progetto che sia condiviso. In questa prima fase porterò a termine tutte le iniziative che erano stati cominciate dal mio predecessore, monsignor Armando Cattaneo. Un progetto molto interessante ad esempio che partirà a breve è il nuovo spazio dedicato ai giovani delle scuole superiori in viale Santuario, dove per i ragazzi ci saranno spazi per poter studiare, per recitare, per mettere a frutto la propria creatività».

Quali pensa che siano i bisogni di una comunità come quella di Saronno? 

«È un po’ presto per dirlo, però penso che ci sia bisogno di serenità, che la pandemia, unita a problemi e difficoltà della vita quotidiana, ha fatto un po’ mancare. C’è poi bisogno di fraternità, di essere dei buoni samaritani che accolgono gli altri  in ogni difficoltà; questa è una sensibilità che qui a Saronno ho trovato. In generale poi, in tutte le comunità cristiane è utile sottolineare la necessità di tornare all’unione, alla concordia e alla perseveranza nella parola e nella vita della prima comunità apostolica, ricordandoci di comportarci sempre come fratelli e sorelle sia in chiesa che nella vita di tutti i giorni». 

C’è qualcosa che vorrebbe far sapere in occasione dell’avvio di questa nuova missione qui a Saronno?

«Tornate a messa, perché adesso si può. Vivete da cristiani, vivete il vangelo che ascoltate, affinché i gesti religiosi non rimangano nella sfera personale, ma siano espressione di una vita vera. Quello che cerco di portare avanti e di sottolineare sempre è che deve esserci il collegamento tra la fede e la vita pratica». 

C’è un passo della Bibbia che preferisce?

«Mi piace molto la prima lettera di Giovanni, perché si parla di vita, di luce e del cammino cristiano. “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”  è il passo che mi piace di più, perché è espressione di una parola decisiva del Signore Gesù».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 Ottobre 2021
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