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Sciopero Amazon, i sindacati: “Adesione oltre il 90%, è un punto di non ritorno”

La voce dei segretari regionali di Fila Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti dopo la prima protesta a livello nazionale di tutta la filiera dei lavoratori del colosso mondiale dell'e-commerce

Oggi in Italia è stato effettuato il primo sciopero al mondo dei lavoratori di Amazon e della sua filiera, che in Lombardia, regione cruciale nella strategia di Amazon, ha visto un’adesione di oltre il 90%.

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Sciopero Amazon 22 marzo 2021 4 di 31

LA VOCE DEI LAVORATORI

Sciopero Amazon, i lavoratori: “Vogliamo maggior tutela e rispetto”

Questo è solo l’ultimo atto di un processo di sindacalizzazione che è in corso da anni e che, contro lo scetticismo di molti, ha continuato a progredire e rafforzarsi portando all’applicazione del CCNL del Trasporto Merci e della logistica in tutti gli hub di Amazon. Soprattutto quello di oggi rappresenta un punto di non ritorno per il colosso di Seattle che per la prima volta nella sua storia è costretto a prendere atto che un sindacato moderno ed autorevole non può essere ignorato.

Dopo un anno passato a lavorare in condizioni critiche, mettendo a rischio la propria incolumità per garantire il rifornimento e la consegna delle merci, i lavoratori di Amazon chiedono il riconoscimento del loro ruolo e del loro operato e non la concessione di un’inutile quanto paternalistica “mancia”.

LE RICHIESTE DEL SINDACATO – Oggi i lavoratori scioperano perché finalmente siano verificati i carichi e ritmi di lavoro e che il turno possa diventare un elemento della contrattazione per garantire i tempi di vita-lavoro e contribuire a garantire salute e sicurezza; per la stabilizzazione del precariato e per vedere applicata la clausola sociale in caso di cambio appalto, per ottenere finalmente che si discuta di un premio di risultato, perché le performance di Amazon non dipendono da un algoritmo ma da tutte le migliaia di lavoratori che quotidianamente svolgono bene il loro lavoro.

Ma Amazon rifiuta di sedersi al tavolo negoziale e sceglie la via della non partecipazione decidendo di ignorare le richieste di incontro dei sindacati per aprire una discussione sui temi, scelta che ha portato allo sciopero di oggi.

LA POSIZIONE DI AMAZON

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In ambito regionale negli ultimi 2-3 anni il sindacato ha cercato di farsi garante dell’applicazione del contratto garantendo cambi appalto senza perdite occupazionali, il corretto inquadramento dei lavoratori e contrattando sull’orario di lavoro; ma molto deve essere ancora fatto, soprattutto sui carichi di lavoro e retribuzione.

LO SCIOPERO A ORIGGIO

Ventiquattro ore senza pacchi Amazon, lo sciopero a Origgio

Luca Stanzione, segretario generale della Filt Cgil Lombardia ribadisce come l’atteggiamento di Amazon costituisca un grave problema, «Amazon non può essere uno stato dentro, lo stato» e aggiunge che «serve una legge che non lasci all’improvvisazione le trattative sindacali» e lancia un invito alle istituzioni locali che ospitano gli hub di Amazon, ricordando che «il Sindacato non è per il boicottaggio di Amazon ma si impegna affinché in Amazon si lavori bene, per creare posti di qualità» e allo stesso modo le istituzioni locali «dovrebbero chiedere ad Amazon interventi infrastrutturali di qualità per le città che sopportano le ricadute delle logistiche».

Anche Giovanni Abimelech, segretario della Fit-Cisl Lombardia insiste sulla necessità di aprire un tavolo negoziale, «siamo qui per dire con forza ad Amazon di discutere con noi ai tavoli», e definisce «inaccettabile l’atteggiamento di Amazon, se non si apriranno le trattative i lavoratori saranno qua, ancora a testimoniare la loro forza, perché in questa azione unitaria e compatta sta la forza dei lavoratori, è arrivata l’ora per un aumento dei salariali per tutti i lavoratori di Amazon».

Antonio Albrizio, segretario Generale del Uiltrasporti Lombardia, ricorda come da anni assistiamo ad un aumento dei volumi delle consegne e che per questo «Amazon non può continuare sulla strada del precariato ma deve discutere con il Sindacato quale qualità del lavoro vuole all’interno dei magazzini», in cui, prosegue, «a differenza di tutte le altre aziende non è stato possibile condividere un Protocollo Covid-19 per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori che hanno svolto il loro lavoro in condizioni di grave rischio».

 

Tommaso Guidotti
tommaso.guidotti@varesenews.it
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Pubblicato il 22 Marzo 2021
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