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Da Opera, nel Milanese, il modello dei centri di raffrescamento della Croce Rossa si estende in cinque città italiane

I centri di raffrescamento del Progetto Oasi saranno ospitati nelle sedi territoriali della Croce Rossa, riqualificate con interventi di efficientamento energetico e sistemi fotovoltaici per ridurre i consumi

anziana accaldata

Dopo la sperimentazione avviata a Opera, nel Milanese, il progetto Oasi della Croce Rossa Italiana si estende su scala nazionale. Cinque nuovi Comitati CRI apriranno spazi climatizzati e attrezzati per offrire assistenza, ristoro e servizi socio-sanitari alle persone più fragili durante le ondate di calore.

La seconda fase dell’iniziativa è sostenuta da Fondazione Banco dell’energia, Edison e Plenitude. Le prime aperture sono avvenute alla fine di luglio ad Ardea, in provincia di Roma, e a Rosignano Solvay, nel Livornese. Nel corso di agosto seguiranno Borgosesia, Caltanissetta e Napoli.

Secondo le stime del progetto, i cinque nuovi centri potranno raggiungere complessivamente oltre 5mila persone ogni anno.

Sedi della Croce Rossa trasformate in rifugi climatici

Il progetto Oasi nasce per rispondere alle conseguenze delle ondate di calore, sempre più frequenti e prolungate. Le sedi dei Comitati territoriali coinvolti vengono trasformate in centri di raffrescamento aperti alla comunità, dove trovare ambienti climatizzati, beni di conforto, accoglienza e informazioni utili.

L’iniziativa si rivolge in particolare agli anziani soli, alle famiglie che non possono permettersi sistemi di raffrescamento o faticano a sostenere il costo delle bollette, ai lavoratori esposti alle alte temperature e alle persone che vivono in contesti socialmente ed economicamente fragili.

I dati citati dai promotori indicano che nel 2025 in Italia si sono registrate 17 ondate di calore, con oltre 4.500 decessi attribuibili alle temperature elevate. Anche nell’estate 2026, già dai primi giorni di giugno, in Europa sono stati rilevati picchi particolarmente alti.

La sperimentazione partita da Opera

Il primo centro Oasi era stato attivato nel 2025 nella sede del Comitato CRI Area Sud Milanese di Opera, grazie al contributo di Fondazione Banco dell’energia ed Edison.

Durante la fase pilota lo spazio ha accolto più di 500 persone, diventando un modello da replicare in altri territori. La sua funzione è emersa anche alla fine di giugno, quando un blackout ha interessato Opera durante un’ondata di calore.

In quell’occasione la sede della Croce Rossa è rimasta aperta 24 ore su 24, accogliendo decine di cittadini rimasti senza energia elettrica e climatizzazione.

«Il progetto Oasi dimostra l’attenzione della Croce Rossa per le nuove vulnerabilità. Questo significa essere vicini alle comunità, intervenendo sui bisogni emergenti e proteggendo i più fragili», dice Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana.

Cinque nuovi centri tra Lazio, Toscana, Piemonte, Sicilia e Campania

La nuova fase coinvolge i Comitati territoriali di Ardea, Rosignano Solvay, Borgosesia, Caltanissetta e Napoli.

Le strutture sono state interessate da interventi di efficientamento energetico per migliorare il comfort degli ambienti e ridurre i consumi. Il progetto prevede anche l’installazione di impianti fotovoltaici, con l’obiettivo di unire sostegno sociale e sostenibilità ambientale.

Edison ha contribuito alla realizzazione dei centri di Ardea e Napoli, mentre Plenitude ha sostenuto quelli in Sicilia, Toscana e Piemonte.

«Dopo la positiva esperienza a Opera, la realizzazione di altri due centri ad Ardea e Napoli conferma il nostro impegno nel contrastare le sempre più diffuse ondate di calore in Italia», spiega Nicola Monti, amministratore delegato di Edison e vicepresidente di Fondazione Banco dell’energia.

«Abbiamo contribuito alla realizzazione di tre nuovi centri di raffrescamento in Sicilia, Toscana e Piemonte. Un progetto che unisce attenzione alle persone, efficienza energetica e fonti rinnovabili» aggiunge Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude.

Una risposta alla povertà energetica estiva

Per Fondazione Banco dell’energia, il caldo estremo sta facendo emergere una nuova dimensione della povertà energetica. Non riguarda più soltanto la difficoltà di riscaldare le abitazioni durante l’inverno, ma anche l’impossibilità di raffrescarle nei mesi estivi.

«Le ondate di calore non rappresentano soltanto una sfida ambientale, ma stanno dando origine a una nuova dimensione della povertà energetica che colpisce le persone più vulnerabili – conferma Roberto Tasca, presidente di Fondazione Banco dell’energia e A2A – I centri di raffrescamento puntano quindi a diventare presìdi stabili e replicabili, capaci di offrire una risposta concreta alle conseguenze sociali e sanitarie delle temperature estreme».

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Pubblicato il 03 Agosto 2026
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