Crisi Barco, l’appello della Società Storica Saronnese per salvare l’archivio FIMI-Phonola: “Una testimonianza preziosa dell’identità di Saronno”
L'appello del presidente della Società Storica Saronnese Giuseppe Nigro alla proprietà Barco, alle istituzioni cittadine e alla Regione per chiedere la conservazione del patrimonio documentale dell'azienda
La possibile chiusura dello stabilimento Barco di Saronno e il trasferimento delle produzioni all’estero riportano al centro dell’attenzione non soltanto il futuro occupazionale dei lavoratori, ma anche una questione che riguarda la memoria e l’identità della città: la salvaguardia dell’archivio storico FIMI-Phonola.
A lanciare un appello affinché questo patrimonio non vada disperso è la Società Storica Saronnese, attraverso il suo presidente, il professor Giuseppe Nigro, che chiede alla proprietà e alle istituzioni di attivarsi per garantire la conservazione di un pezzo importante della storia industriale saronnese.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che le trasformazioni aziendali in corso potrebbero mettere a rischio un archivio che documenta decenni di attività produttiva, innovazione tecnologica e lavoro.
«Un patrimonio che non appartiene soltanto all’azienda che lo ha prodotto, ma rappresenta una testimonianza preziosa per tutta la comunità – dice il professor Nigro – La vicenda della Barco pone una questione che va oltre il pur grave problema occupazionale e il futuro dei lavoratori. Ci richiama anche alla responsabilità di tutelare la memoria industriale della nostra città».
Dalla FIMI di Gasparini alla Phonola, una storia lunga quasi un secolo
Il presidente della Società Storica Saronnese ha avuto l’opportunità di visitare l’archivio e di apprezzarne il valore: «Quello custodito nell’archivio è un patrimonio che permette di ripercorrere una parte significativa dello sviluppo industriale di Saronno».
La storia comincia con la FIMI, Fabbrica Italiana Materiali Isolanti, fondata da Antonio Gasparini nel primo dopoguerra e rilevata nel 1926 da Giannino Corbellini. Da quella realtà imprenditoriale si sviluppò un percorso che avrebbe portato alla nascita e all’affermazione del marchio FIMI-Phonola, protagonista di una stagione importante dell’industria elettronica italiana.
Fin dalla fine degli anni Venti, l’azienda rappresentò un nome significativo nella produzione radiofonica nazionale. Nel secondo dopoguerra contribuì inoltre allo sviluppo dei primi televisori prodotti in Italia, partecipando a una fase di profonda trasformazione tecnologica e industriale del Paese.
Una storia che non si è fermata alla radio e alla televisione: attraverso le successive evoluzioni produttive, le competenze maturate nello stabilimento sono arrivate fino alla realizzazione di monitor ad alta precisione, destinati anche al settore medicale.
«È la storia di un’impresa fatta di intuizioni imprenditoriali, innovazione tecnologica, competenze professionali e lavoro – evidenzia Nigro – Un percorso che racconta non soltanto l’evoluzione di un’azienda, ma anche la capacità di un territorio di sviluppare conoscenze, saperi tecnici e professionalità».
L’archivio d’impresa come patrimonio della comunità
Per la Società Storica Saronnese, la questione non riguarda soltanto la conservazione di documenti aziendali.
«Gli archivi d’impresa non conservano soltanto la storia di un’attività produttiva, ma documentano quella cultura d’impresa diffusa fatta di conoscenze, saperi tecnici, capacità progettuali, esperienze e innovazioni che si sedimentano nel tempo e diventano patrimonio di un territorio», spiega il professor Nigro.
Una cultura che non è stata costruita soltanto dagli imprenditori, ma anche da generazioni di lavoratori, tecnici, progettisti e collaboratori. Persone che, attraverso il proprio lavoro, hanno contribuito alla crescita dell’impresa e, insieme, allo sviluppo economico e sociale della città.
Saronno ha costruito una parte fondamentale della propria identità proprio attraverso l’industria. Le fabbriche non sono state soltanto luoghi di produzione e occupazione, ma anche spazi di formazione professionale, emancipazione, innovazione e crescita sociale: «Le fabbriche sono state luoghi nei quali la città ha costruito progresso economico e civiltà, definendo una parte fondamentale della propria identità. Perdere l’archivio della FIMI-Phonola significherebbe privarsi della possibilità di ricostruire e tramandare una parte importante di questa storia».
«Le trasformazioni economiche possono portare alla chiusura di stabilimenti e al trasferimento delle produzioni, ma non devono comportare anche la cancellazione della memoria. Una fabbrica può chiudere, ma la sua storia non deve finire con la chiusura dei cancelli», è il messaggio che accompagna l’appello.
L’appello alla proprietà Barco e alle istituzioni
La richiesta della Società Storica Saronnese è rivolta direttamente alla proprietà Barco, alle istituzioni cittadine, alla Regione Lombardia e agli organismi preposti alla tutela del patrimonio culturale.
L’obiettivo è arrivare a una conservazione integrale dell’archivio storico FIMI-Phonola, impedendo che i documenti possano essere dispersi o andare perduti durante le trasformazioni aziendali.
In particolare, la Società Storica chiede che venga avviato un percorso di censimento e valutazione archivistica. Non si tratta soltanto di mettere al sicuro i documenti, ma anche di creare le condizioni perché questo patrimonio possa essere conosciuto e consultato in futuro, diventando una risorsa per gli studiosi e per la comunità.
«Chiediamo che si avvii un percorso di censimento e valutazione archivistica, coinvolgendo la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia, e che si individuino forme adeguate di tutela e valorizzazione, anche attraverso la possibilità di renderlo accessibile agli studiosi e alla comunità», precisa Nigro.
La Società Storica Saronnese si dichiara inoltre disponibile a collaborare concretamente alla realizzazione del progetto, mettendo a disposizione le proprie competenze e il proprio impegno per contribuire alla salvaguardia dell’archivio.
“Salvare l’archivio significa salvaguardare un capitolo della storia di Saronno”
La richiesta di conservazione non nasce da un atteggiamento nostalgico nei confronti del passato, precisa Giuseppe Nigro, né dalla volontà di negare le trasformazioni dell’economia e del mondo produttivo. Si tratta piuttosto di riconoscere che il patrimonio di una città non è costituito soltanto dai suoi monumenti, dalle chiese e dalle opere d’arte, ma anche dalle conoscenze, dal lavoro e dalla capacità di innovazione che le generazioni precedenti hanno saputo esprimere.
«Una città che ha costruito il proprio progresso e la propria civiltà attraverso il lavoro e l’industria ha il dovere di custodirne la memoria», afferma il presidente della Società Storica Saronnese.
La vicenda della Barco diventa così anche l’occasione per interrogarsi su come conservare e trasmettere alle generazioni future le testimonianze di una stagione fondamentale della storia cittadina: «Salvare l’archivio storico FIMI-Phonola significa salvaguardare non soltanto la storia di un’azienda, ma un capitolo della storia di Saronno e dell’industria italiana. Significa preservare le radici della nostra identità e trasmetterle alle generazioni future. Non lasciamo che, insieme alla fabbrica, scompaia anche la sua storia».
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