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Nicola Scafidi, il fotografo che raccontò Salvatore Giuliano e il caso Mattei: a Glocal DOC il film “È giunta l’ora”

Mercoledì 11 novembre alle 19 al MIV di Varese la proiezione gratuita del film dedicato al fotoreporter del quotidiano palermitano L'Ora. Un viaggio nell'Italia del dopoguerra attraverso le fotografie che hanno documentato la realtà e i film che l'hanno raccontata. In sala i tre registi

Nicola Scafidi

Ci sono fotografie che raccontano un fatto di cronaca e altre che, con il passare del tempo, diventano testimonianze della Storia. Gli scatti di Nicola Scafidi, fotoreporter siciliano che ha attraversato alcuni dei momenti più importanti dell’Italia del dopoguerra, appartengono a entrambe le categorie. Ma il suo lavoro custodisce anche un’altra particolarità: Scafidi ha fotografato fatti e personaggi che sarebbero diventati protagonisti di grandi inchieste e, successivamente, di alcuni dei film più significativi del cinema italiano.

È questa la storia raccontata da È giunta l’ora, il documentario diretto da Nicola Maria Tella, Alberto Sotis (in arte Salvatore De Santis) e Leandro Barichello, che sarà presentato mercoledì 11 novembre alle ore 19 al MIV – Multisala Impero Varese, nell’ambito della quarta edizione di Glocal DOC. La proiezione è a ingresso gratuito, con prenotazione consigliata, e vedrà la presenza in sala dei tre autori, che incontreranno il pubblico per raccontare la realizzazione del documentario e la riscoperta di uno straordinario patrimonio fotografico.

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Un fotografo capace di raccontare la Sicilia e anticipare la storia italiana

Nicola Scafidi è stato uno dei testimoni dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta. Fotoreporter del quotidiano palermitano L’Ora, ha raccontato una Sicilia attraversata da profondi cambiamenti, contraddizioni sociali e vicende destinate ad assumere una rilevanza nazionale. La sua macchina fotografica ha documentato personaggi e avvenimenti che sarebbero entrati nella storia del Paese: Salvatore Giuliano, Enrico Mattei, Mauro De Mauro, il caso Tandoy, il terremoto del Belice e le battaglie sociali di Danilo Dolci. «La capacità del fotografo Nicola Scafidi di testimoniare la cronaca del suo tempo si è sempre accompagnata all’attitudine di saper cogliere, con l’immediatezza di uno scatto, quei fatti prettamente siciliani che sarebbero maturati in importanti gangli della storia italiana», si legge nella dichiarazione di regia che accompagna la presentazione del documentario.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro. Scafidi si muove all’interno di un territorio preciso, ne conosce le dinamiche e ne racconta i protagonisti, ma attraverso i suoi scatti riesce a documentare questioni che vanno ben oltre i confini della Sicilia. La sua fotografia diventa così un punto d’incontro tra cronaca locale e storia nazionale, tra gli avvenimenti di una comunità e le grandi trasformazioni politiche e sociali del Novecento.

Quando la cronaca diventa cinema: da Salvatore Giuliano al caso Mattei

Uno degli elementi centrali di È giunta l’ora è il rapporto tra fotografia giornalistica e cinema d’inchiesta. Scafidi non si è limitato a seguire i fatti per i giornali. Il suo percorso professionale lo ha portato anche sui set cinematografici, dove ha potuto osservare e documentare il modo in cui la realtà veniva trasformata in racconto.

Il fotografo aveva seguito la vicenda del bandito Salvatore Giuliano e successivamente lavorato come fotografo di scena per il film che Francesco Rosi gli avrebbe dedicato. Un passaggio emblematico: le immagini della cronaca e quelle della sua ricostruzione cinematografica finiscono per dialogare, offrendo prospettive differenti sullo stesso evento. Questo intreccio raggiunge una delle sue espressioni più significative con Il caso Mattei, il film realizzato da Francesco Rosi nel 1972.

Scafidi aveva documentato gli ultimi giorni siciliani di Enrico Mattei, presidente dell’Eni morto nel 1962 in circostanze controverse. Anni dopo avrebbe collaborato alla ricerca fotografica per il film di Rosi, che cercava di ricostruire una delle vicende più complesse della storia italiana. Ma proprio intorno alla realizzazione di quella pellicola si consuma un altro dramma: la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, che aveva collaborato a lungo con Scafidi al quotidiano L’Ora ed era stato coinvolto da Rosi nelle ricerche per il film. Cronaca, giornalismo, cinema e mistero finiscono così per sovrapporsi in modo sorprendente. Il fotografo che aveva documentato gli avvenimenti reali si ritrova testimone anche del tentativo cinematografico di ricostruirli. Un intreccio che il documentario utilizza per interrogarsi sul rapporto tra le immagini e la verità, tra ciò che viene registrato dalla macchina fotografica e ciò che il cinema cerca successivamente di comprendere e interpretare.

Nicola Scafidi

Dall’archivio di famiglia alla memoria collettiva

Il punto di partenza del documentario è la ricerca condotta dalla fotografa Angela Scafidi nell’archivio del padre Nicola. Un lavoro che nasce dalla dimensione privata e familiare, ma che attraverso le fotografie recuperate si trasforma progressivamente in un viaggio nella memoria collettiva italiana. Le immagini di Scafidi restituiscono i volti dei protagonisti della cronaca, ma anche quelli degli attori, dei registi e delle persone che hanno animato la stagione del grande cinema italiano. Alle fotografie legate alle inchieste giornalistiche si affiancano gli scatti realizzati durante le lavorazioni cinematografiche, in un continuo passaggio tra realtà e rappresentazione.

È in questa relazione che il documentario individua l’originalità del lavoro del fotografo siciliano, capace di muoversi tra due mondi apparentemente distinti ma profondamente connessi. Nella dichiarazione che accompagna il film, la regia descrive questo rapporto parlando di «un mondo che si pone tra fenomenologia intimamente locale e sistemi politico-sociali estesi e complessi». Una prospettiva che sembra racchiudere anche il significato più profondo del cinema documentario: partire da una vicenda particolare, da una persona o da un luogo, per arrivare a raccontare questioni universali.

Il percorso di Angela Scafidi tra le fotografie del padre diventa così anche una riflessione sulla funzione delle immagini. Da un lato documentano un preciso momento storico, dall’altro continuano a produrre significati, interrogativi e nuove possibilità di interpretazione anche a molti anni di distanza.

Il valore delle immagini per comprendere il presente

È giunta l’ora non è soltanto un omaggio a un importante fotoreporter siciliano. È anche un documentario che invita a riflettere sul ruolo del giornalismo e della fotografia nella costruzione della memoria pubblica. In un’epoca in cui le immagini circolano continuamente, spesso consumate e dimenticate nel giro di poche ore, il lavoro di Scafidi ricorda quanto uno scatto possa conservare il proprio valore documentario nel tempo.

Le fotografie non raccontano necessariamente tutta la verità di un avvenimento, ma ne custodiscono dettagli, testimonianze e punti di vista che possono diventare fondamentali per ricostruirlo. Attraverso questo patrimonio, il film restituisce anche il racconto di una stagione nella quale il giornalismo d’inchiesta e il cinema italiano si sono confrontati direttamente con le questioni più complesse della società. Il documentario, della durata di 69 minuti, ha già ottenuto un riconoscimento nel circuito dei festival, conquistando l’Arco d’Argento per il miglior documentario all’Est Film Festival 2026.

La sua partecipazione al concorso di Glocal DOC rappresenta un’occasione per conoscere questa vicenda e per riflettere sul rapporto tra informazione, memoria, fotografia e cinema: temi che sono al centro anche dell’identità del festival varesino.

Come partecipare alla proiezione gratuita

Mercoledì 11 novembre 2026 – ore 19.00
MIV – Multisala Impero Varese

È GIUNTA L’ORA
Regia di Nicola Maria Tella, Alberto Sotis (Salvatore De Santis) e Leandro Barichello
Italia, 2026 – Durata: 69 minuti

Ospiti in sala: i tre autori e registi Nicola Tella, Alberto Sotis e Leandro Barichello.

Ingresso gratuito con prenotazione consigliata.

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I biglietti prenotati devono essere ritirati il giorno stesso della proiezione entro 30 minuti dall’inizio.

È giunta l’ora è uno dei documentari in concorso alla quarta edizione di Glocal DOC, il festival del documentario in programma a Varese dall’8 al 12 novembre, con proiezioni gratuite al MIV – Multisala Impero Varese e al Cinema Nuovo, incontri con registi e autori e appuntamenti dedicati alle scuole.

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Pubblicato il 28 Ottobre 2026
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