“Soldi alla scuola, non alla guerra!”.
La Rete degli Studenti Medi traccia il bilancio: presidi in tutta la provincia, mobilitazioni spontanee e l'esigenza diffusa di un cambiamento
E’ positivo il bilancio della mattinata di scioperi e manifestazioni nelle scuope superiori della provincia “chiamati” per la giornata di oggi dalla Rete degli Studenti Medi.
«Uno sciopero generale che si è articolato in diversi presidi in tutta la provincia, mantenendo la promessa di creare un percorso mobilitativo capillare in vista dello sciopero europeo del 20 novembre, dichiarato da diverse sigle sindacali studentesche dalla Spagna all’Austria, passando per Francia e Germania», spiegano i coordinatori del movimento».
Anche per quanto rigurda i numeri il bilancio della mattinata viene valutato positivamente: «Al Frattini circa 300 studenti si sono uniti in presidio fuori dal palazzetto di Varese chiedendo investimenti seri nell’istruzione e, più in generale, nelle politiche sociali. Li hanno poi raggiunti degli studenti dei licei Cairoli e Manzoni, che hanno organizzato un picchetto nella prima parte della mattinata davanti alle scuole».
«Gli studenti, protestatando al grido “soldi alla scuola, non alla guerra”, hanno evidenziato la natura strutturale della pessima condizione dell’edilizia e dell’organizzazione della scuola pubblica nel nostro Paese – aggiungono – Nell’immaginario degli studenti c’è un’idea ben precisa di scuola: una scuola della cura, che tuteli il benessere psicofisico degli studenti, che non marginalizzi, ma includa, che non accentui e riproduca le diseguaglianze già presenti nella nostra società, e che, invece, veda protagonisti della scuola coloro che la vivono tutti i giorni, anche attraverso spazi che rendano il percorso scolastico collettivo e partecipativo».
Temi che oggi sono stati discussi in un’assemblea: «Il confronto si è strutturato su due binari: dapprima, si è tenuto un momento di analisi sulla situazione della provincia, dove è emersa la volontà di continuare a tenere alta l’attenzione sui temi che riguardano le nuove generazioni, ma che sono in realtà trasversali, quali il carovita e il caroscuola; successivamente, ci si è spostati su un’analisi più internazionale, prendendo in esame il nostro sistema economico tutto e come questo si alimenti grazie all’industria bellica e ai conflitti».
A Tradate la protesta nata dalle stesse rivendicazioni, si è fatta più ampia e complessa. Circa 1000 studenti del complesso di istituti di Tradate (Don Milani, Curie, Geymonat, Montale) hanno scioperato proprio nel piazzale davanti alle stesse scuole.
«Ancora una volta – dicono i rappresentanti degli studenti – si conferma che gli istituti tecnici lontani dal centro città rappresentano culturalmente e materialmente la rabbia della classe medio-bassa, ignorata dalla politica e marginalizzata dal dibattito e da ogni considerazione sull’istruzione. Chi frequenta istituti tecnici subisce il condizionamento culturale che li vuole vedere relegati a diventare forza produttiva manuale, mentre università e carriera restano ad appannaggio di pochi indirizzi scolastici. La rabbia scaturisce da questa condizione e proprio per questo non è un caso che anche in Francia, le proteste dei movimenti studenteschi siano nate dalle periferie francesi, caratterizzate da una forte presenza di migranti di seconda generazione e da una condizione socio-economica svantaggiata».
Per questo, dicono i rgazzi, durante il presidio si è verificato spontaneamente un inasprimento del conflitto, che ha portato il sit-in a trasformarsi in un corteo all’interno dei cortili degli istituti.
Mobilitazioni che la Rete definitsce “più spontanee” ci sono state anche a Saronno e Castellanza.
«Questa – concludono i ragazzi della Rete – è la riprova che nella comunità studentesca tutta, inclusa quella di una provincia storicamente non politicizzata come Varese, si sente l’esigenza di un radicale e sistemico cambiamento».
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